Crisi alimentare

Non solo petrolio, da Hormuz passa un terzo dei fertilizzanti mondiali: ecco l’impatto sull’agricoltura Ue e italiana

Nell’area del Golfo Persico si concentra un terzo della produzione mondiale di strumenti per la produzione agricola. Un altra fetta da Russia e Bielorussia

di Giorgio dell'Orefice

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Quando si scatena una crisi internazionale un paese export oriented come l’Italia si preoccupa in primo luogo per le possibili difficoltà nell’accesso ai mercati per le proprie merci. Ma, in realtà, molti problemi possono scaturire anche sul fronte dell’import, per produzioni sulle quali l’Italia è totalmente dipendente e le cui forniture rischiano di essere interrotte determinando ulteriori altri effetti negativi a cascata.

A rischio non solo petrolio e gas

Questo vale innanzitutto per i prodotti energetici, petrolio e gas che, dai paesi del Golfo Persico, vengono esportati in tutto il mondo ma anche per altre categorie di prodotti forse meno note al grande pubblico ma comunque decisive per un’altra fetta dell’economia mondiale.

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Tra gli agricoltori europei ed italiani, ad esempio, c’è grande apprensione riguardo alla futura disponibilità di fertilizzanti, mezzi tecnici fondamentali per garantire la produttività agricola e, quindi, la sovranità alimentare dei Paesi.

Radio24 / Agricoltura e guerra, a rischio le imprese energivore

Dallo stretto di Hormuz un terzo dei fertilizzanti mondiali

Dallo stretto di Hormuz passa almeno un terzo dei fertilizzanti commercializzati a livello mondiale. E il blocco del passaggio delle navi sta andando ad aggravare una situazione, sul fronte della disponibilità di fertilizzanti, che già era messa a dura prova.

Un’altra fetta da Russia e Bielorussia

Infatti, se dal Golfo Persico arriva un terzo dei mezzi tecnici per l’agricoltura un’altra fetta rilevante proviene da un’altra area a rischio. Importanti produttori di fertilizzanti sono infatti anche Russia e Bielorussia e in terza battuta anche l’Ucraina. Pertanto, una fetta della produzione mondiale, già prima dell’esplosione delle tensioni in Medio Oriente, era messa a rischio dalla guerra russo ucraina oppure era soggetta a sanzioni e quindi i prodotti di quell’area anche qualora riescano ad arrivare sui mercati europei, ci arrivano con prezzi gravati da dazi.

L’allarme degli agricoltori

Su una situazione già messa a dura prova ora il nuovo fronte di crisi. A lanciare un allarme nei giorni scorsi Confagricoltura che ha ricordato come nelle prossime settimane, a partire dalle regioni del Settentrione, cominceranno le concimazioni preliminari alle coltivazioni di mais, soia e sorgo. Operazioni che – ha sottolineato Confagricoltura – rischiano di saltare a causa della difficile situazione geopolitica. La guerra in Medio Oriente – ha aggiunto Confagricoltura - ha fatto schizzare i prezzi alle stelle dei fertilizzanti, il cui apporto influisce direttamente sulla quantità e sulla qualità dei prossimi raccolti. L’aumento dei prezzi sfiora il 50% e rischia anche di compromettere i raccolti di grano, tenero e duro, alla base dele produzioni di pane e pasta.

Senza dimenticare che lo squilibrio tra domanda e offerta già in atto rappresenta il terreno ideale per far proliferare squilibri e speculazioni.

A mancare è l’urea concime azotato prodotto dal gas naturale

«A destare particolare preoccupazione – ha commentato il presidente della Copagri, Tommaso Battista - è la situazione legata ai fertilizzanti, poiché ci troviamo alle porte delle semine primaverili e delle lavorazioni sulle colture arboree, ovvero uno dei momenti in cui l’agricoltura registra probabilmente il picco di domanda riguardo alle sostanze necessarie alla produzione. Dallo stretto di Hormuz passa, normalmente, circa un terzo della produzione mondiale di urea, un concime azotato di sintesi prodotto a partire dal gas naturale. Un prodotto che può arrivare a incidere sui costi di produzione fino al 90% e la cui disponibilità è attualmente molto scarsa».

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