Non solo Irpef: un Fisco amico di chi fa impresa
Non serve l’ennesima promessa di riforma fiscale, per la quale servirebbero un progetto organico compiuto e condiviso che non c’è, ma un “cantiere” allargato per migliorare il contesto del sistema fiscale
di Marco Mobili e Salvatore Padula
6' di lettura
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Si fa presto a dire nuovo Fisco. Mentre si attende di capire quale direzione prenderà l’annunciata riforma dell’Irpef - sarà una riforma vera o tutto si risolverà nella modifica di qualche aliquota e detrazione? - da più parti comincia a farsi largo l'idea che il “cantiere” sulla fiscalità debba ampliare il proprio raggio d’azione.
Quindi, bene l’Irpef. Bene, se ci si vuole provare, un intervento equilibrato sull’Iva, puntando possibilmente più al recupero dell’evasione che non alla rimodulazione delle aliquote. Condivisibile l’idea del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, di procedere a tappe successive, con un occhio attento alla effettiva disponibilità di risorse, per non alimentare inutili aspettative.
Ma spazio anche alla prospettiva di correggere grandi e piccole storture della tassazione delle imprese, di razionalizzare bonus e incentivi, di far crescere l’appeal del sistema fiscale, favorendo l’arrivo in Italia di nuove attività e imprese invece di fare scappare chi già è qui. Con una rinnovata attenzione a temi ricorrenti, ma non per questo meno attuali, come la certezza del diritto, le semplificazioni, la riduzione degli adempimenti, il ruolo fondamentale dell’amministrazione e un nuovo processo tributario meno estemporaneo dell’attuale, a maggior ragione perché il governo ne parla con insistenza e in Parlamento già sono stati presentati svariati progetti di riordino, che attendono di essere calendarizzati.
Cantiere allargato
Sono temi particolarmente cari a imprese e categorie professionali. Non serve l’ennesima promessa di riforma fiscale, per la quale servirebbero un progetto organico compiuto e condiviso che non c’è, risorse che non esistono (sul 2021 e 2022 pende una doppia clausola di salvaguardia Iva da 18,9 e 25,8 miliardi di euro), nonché un governo e una maggioranza con una visione politica unitaria che non si vede. Una promessa che, a pensarci bene, per gli operatori suonerebbe comunque più come una minaccia che non come un’opportunità. Ma, certo, un “cantiere” allargato per migliorare il contesto complessivo del sistema fiscale.
Inoltre, è fuori dubbio quanto sia urgente avviare subito una riflessione sulle prossime scelte di politica fiscale (e industriale), non foss’altro perché il nuovo Def va predisposto entro il 10 aprile. Sono scelte che dovranno individuare l’armamentario di base per fronteggiare le criticità e le emergenze ormai ben visibili all’orizzonte – dai rischi connessi al Coronavirus sino al rallentamento della crescita globale, aggiungendo il nostro Pil già in flessione nell’ultima rilevazione, esattamente come la produzione industriale – possibilmente con l’aspirazione che quegli strumenti possano traghettare il Paese verso le sfide del decennio appena iniziato.


