Le voci delle imprese nel convegno di Confindustria sul Bello e Ben Fatto

Non solo dazi: nuove incognite sull’export

Cimmino (Confindustria): «Gas e greggio in forte rialzo, subito un’azione europea sui prezzi dell’energia»

di Luca Orlando

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Un paio di giorni, scarsi. La soddisfazione delle imprese italiane per la decisione di Bruxelles di adottare in via provvisoria l’accordo di libero scambio con l’area del Mercosur è stata rapidamente oscurata dalla crisi in Medio Oriente. Shock che in termini economici si allarga all’energia, alla stessa sicurezza delle rotte commerciali e che più in generale mette a rischio le prospettive di crescita sui mercati internazionali della nostra manifattura.

Tema che colpisce in modo trasversale anche l’area della fascia alta di gamma, perimetro analizzato da Confindustria all’interno del Rapporto “Esportare la Dolce Vita”, presentato a Prato.

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Scelta non casuale, caduta infatti su uno dei distretti chiave del tessile nazionale, così come rilevante per queste produzioni è del resto l’intera Toscana, tra pelle, calzature, gioielleria, nautica e naturalmente alimentare.

Un’area di “Bello e Ben Fatto” che rappresenta un asset chiave del Made in Italy, 170 miliardi allo stato attuale, con prospettive di crescita potenziale di quasi 30, come evidenzia il rapporto di Confindustria.

Potenzialità rilevanti, che si confrontano però oggi con nuovi ostacoli, tra dazi “incerti” negli Usa, Medio Oriente in fiamme e shock rilevanti sui prezzi dell’energia.

«Il gas è in crescita a doppia cifra – spiega la vicepresidente di Confindustria all’Internazionalizzazione Barbara Cimmino - e il greggio potrebbe arrivare a 100 dollari al barile: queste sono tutte preoccupazioni che riguardano le imprese. Per questo, alla luce dell’escalation, è importante che si crei una partnership tra industria, Governo italiano e Bruxelles, per far sì che il costo dell’energia diventi una priorità assoluta in questo momento di crisi».

A pesare è anche l’incertezza sulle nuove aliquote dei dazi dopo lo stop della Corte Suprema. «L’accordo che la Ue stava finalizzando con l’aliquota al 15% - spiega Cimmino - prevedeva 1047 prodotti “esenti” per l’Europa mentre ora l’elenco ne include 1600 per tutto il mondo ma non sappiamo ancora quali. Non si capisce neppure se l’aliquota aggiuntiva sarà del 10 o del 15% e anche questo aspetto rende più complicate le trattative commerciali».

Fase complessa, quella che affrontano le aziende, con i settori economici già provati dalla lunga fase di incertezza generata dai dazi di Trump.

«Nei bilanci delle nostre aziende – spiega il presidente di Confindustria Nautica Fabio Planamente – gli ordini degli Stati Uniti sono in parte venuti a mancare lo scorso anno. Il tema non è tanto il livello assoluto dei dazi quanto l’incertezza continua, che prosegue ancora, sul loro livello, alea di rischio che frena i clienti e la finalizzazione delle commesse»

«Il mercato statunitense per le nostre aziende ha retto – spiega la vicepresidente di Confindustria Accessori Moda Claudia Sequi – ma ora il quadro, dopo la decisione della Corte Suprema, è ancora più confuso, con dazi potenziali per noi all’8-10% su cui si potrebbe innestare un ulteriore 10-15%. E a questo si deve aggiungere la caduta del dollaro, che spinge i nostri clienti a chiedere sconti del 20-25%, che per noi sono difficilmente gestibili».

«Sono reduce da una serie di incontri in Medio Oriente e dall’apertura di un negozio a Cipro – spiega il presidente di Edilegno-Arredo Andrea Bazzichetto - e come si può immaginare l’umore non è dei migliori. Credo però che in prospettiva, quando la situazione, speriamo a breve, si sarà stabilizzata, i margini per il Made in Italy siano rilevanti. Nella mia azienda, una Pmi con dieci milioni di ricavi, esportiamo in oltre 60 paesi e una 30ina di questi sono stati aggiunti negli ultimi anni».

A fronte di crisi continue, guerre e ostacoli agli scambi, le imprese rilevano ad ogni modo con soddisfazione l’accelerazione Ue sul fronte degli accordi di libero scambio, con l’India e con l’area Mercosur

«Un elemento che ci offre nuove energie – spiega il vicepresidente di Confindustria Moda Michele Bocchese – in un momento di grande complessità dopo il rimbalzo post-Covid. Sono però fiducioso: se questa crisi dovesse risolversi rapidamente ci sono spazi di crescita che il made in Italy nel mondo può sfruttare. Certo è che in questa fase l’elemento dominante è l’incertezza, fattore che ostacola ogni prospettiva di recupero».

«Il Mercosur ha molte affinità con l’Italia in termini culturali e di abitudini alimentari – spiega il responsabile internazionalizzazione di Federalimentare Massimiliano Boccardelli – e a fronte dei 400 milioni di vendite che realizziamo pensiamo che grazie alla discesa dei dazi, in alcuni casi al 100% e oltre, si possa arrivare al raddoppio delle nostre esportazioni nell’area»

L’export italiano di qualità, definito “Bello e Ben Fatto”, supera come anticipato i 170 miliardi di euro e si conferma la leva strategica per la crescita del Paese, secondo il 13° rapporto del Centro Studi di Confindustria. Lo studio, presentato alla Fashion Week di San Paolo e realizzato in collaborazione con SACE e con il sostegno di ANFAO, Confindustria Accessori Moda, Confindustria Moda, Confindustria Nautica, Federalimentare e FederlegnoArredo, evidenzia un potenziale aggiuntivo di 27,6 miliardi di euro di export e definisce l’America Latina come la nuova frontiera commerciale, spinta dall’accordo UE-Mercosur e da una crescita del 10% medio annuo.

«Per valorizzare il Made in Italy - aggiunge Barbara Cimmino - serve una strategia multilivello: rafforzare gli accordi commerciali, tutelare i nostri marchi e accompagnare le imprese nell’innovazione tecnologica e sostenibile per rafforzarne la capacità produttiva. Gli accordi di libero scambio costituiscono oggi una leva strategica imprescindibile per la competitività dell’industria italiana, aprono l’accesso a mercati strategici, rafforzano la presenza italiana e contribuiscono a bilanciare dinamiche geopolitiche cruciali. In questo senso, l’accordo con il Mercosur e la chiusura del negoziato con l’India rappresentano tappe fondamentali. Solo così possiamo trasformare opportunità globali in crescita concreta e duratura, consolidando la reputazione italiana come sinonimo di qualità, creatività e fiducia. Il BBF è la nostra carta d’identità nel mondo, ed è sui suoi asset che si gioca il potenziale di crescita del nostro Paese».

«La scelta del nostro territorio come sede per la prima presentazione italiana del rapporto Esportare la Dolce Vita è per noi motivo di soddisfazione – commenta Fabia Romagnoli, presidente di Confindustria Toscana Nord -. L’industria di Lucca, Pistoia e Prato ha una spiccata vocazione all’export ed è rappresentativa di quell’Italia che nel ‘Bello e Ben Fatto’ si riconosce e identifica. Moda, meccanica, cartario, chimica, plastica, farmaceutica, alimentari, lapideo, nautica, arredamento sono i principali settori presenti nel nostro territorio: vere eccellenze, con vertici di livello internazionale. Il rapporto di Confindustria non si limita a descrivere l’esistente, ma indica anche una rotta per il futuro. Una rotta che è indispensabile tracciare perché la forza del Made in Italy non è scontata: l’export continuerà a essere l’asse portante dell’economia nazionale purché le imprese siano in grado di competere efficacemente nei mercati internazionali. L’Europa e il nostro paese sono chiamati a fare quanto è in loro potere per porle in condizione di esprimere tutto il loro potenziale».

Il Rapporto sottolinea come l’espansione nei mercati emergenti e maturi, unita alla spinta tecnologica e all’uso delle piattaforme digitali, possa generare nuove opportunità di collaborazione industriale, investimenti congiunti e progetti condivisi di innovazione e sostenibilità. Il BBF resta così una leva strategica per costruire catene del valore più integrate e rafforzare la presenza italiana nelle nuove rotte globali del commercio.

Oggi il BBF può contare su oltre 1,2 miliardi di consumatori benestanti o molto facoltosi, pronti ad apprezzare prodotti italiani di qualità. In questo contesto, l’intelligenza artificiale si conferma strumento chiave per ottimizzare processi produttivi, personalizzare l’offerta e rafforzare la competitività globale.

Anche i canali digitali e la riconoscibilità del marchio restano strumenti fondamentali per sfruttare pienamente il potenziale dell’export, insieme a strategie di sostenibilità integrate in tutte le filiere. Parallelamente, la tutela del Made in Italy contro contraffazione e Italian sounding è condizione imprescindibile per preservare il valore del marchio nel mondo.

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