Non solo coronavirus: la Cina ora fatica a curare altre gravi malattie
La crisi sanitaria minaccia di allargarsi a pazienti che soffrono di numerose patologie, rivela il WSJ
di Marco Valsania
3' di lettura
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New York - Per la Cina, davanti al protrarsi dell’emergenza per il nuovo coronavirus, si profila all’orizzonte un altro dramma sanitario. Con i riflettori puntati e le risorse mobilitate nella lotta all’epidemia, un crescente numero di pazienti afflitti da altre condizioni, anche serie, rischia di fare i conti con pericolose carenze di cure e medicinali.
A corto di farmaci
Un’inchiesta del Wall Street Journal - che nelle stesse ore ha oltretutto visto tre suoi giornalisti espulsi da Pechino in rappresaglia per un commento critico sulla Cina pubblicato sulle pagine delle opinioni - ha denunciato come le inedite difficoltà siano particolarmente pronunciate nella provincia di Hubei, quella al centro dell’epidemia del coronavirus con una popolazione di 60 milioni di abitanti. I casi osservati e riportati mostrano mostrano il potenziale aggravarsi della sfida medica e sociale: vanno da malati di tumore che improvvisamente non hanno più accesso a terapie, a ospedali che rifiutano l’accesso a donne con complicazioni legate alla gravidanza. Fino a pazienti con Hiv che rimangono a corto di farmaci.
A caccia di punti deboli
Altre incognite restano aperte, quali l’impatto economico. Mercati e operatori trovano conforto in misure annunciate da Pechino per mitigare un simile contagio, cinese e globale: le ultime hanno visto il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology promettere inediti legami tra fabbriche e aziende tech per identificare e affrontare punti deboli nelle catene di fornitori. Le ripercussioni sul fronte medico restano però al centro delle maggiori preoccupazioni, simbolo della gravità d’insieme della crisi.
La sospensione dei servizi
Numerosi ospedali hanno sospeso normali servizi alla popolazione per concentrarsi sulla malattia provocata dal coronavirus, che colpisce l’apparato respiratorio ed è stata battezzata Covid-19. Ha mietuto a oggi oltre duemila vittime e contagiato oltre 75.000 persone, in gran parte in Cina. Questo impegno ha generato scompensi potenzialmente rischiosi. Per correre ai ripari alcune strutture sono state di recente appositamente designate dalle autorità locali al trattamento pazienti con altre condizioni e patologie, ma a loro volta risentono spesso di mancanze di forniture mediche e di personale.
Che succede a chi è affetto da leucemia
Per sopperire a queste carenze, spesso intervengono volontari, ma i problemi possono sovente apparire insormontabili o quasi. È la storia di Wan Ruyi, studentessa di 21 anni che soffre di una grave forma di leucemia il cui trattamento, compreso un trapianto di midollo osseo, le richiederebbe di spostarsi nella provincia di Hebei. Invece è ferma al Wuhan Union Hospital, limitata a ricevere iniezioni di chemioterapia e antidolorifici, a causa del divieto oggi imposto a tutti i residenti di lasciare la città divenuta epicentro del coronavirus.



