Belgio

Lovanio «la dotta» celebra seicento anni di università tra arte, scienza e birra

La città delle Fiandre festeggia uno degli atenei più antichi d’Europa: un viaggio nella storia tra biblioteche, collegi, chiese, giardini e castelli

di Enrico Marro

(foto KEV&CAM)

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In seicento anni si è divertita a fondare la moderna anatomia scientifica con Andrea Vesalio (nel 1543), a disegnare una delle più celebri mappe del nostro pianeta con Gerardo Mercatore (nel 1569), a scoprire la teoria del Big Bang con il prete-cosmologo Georges Lemaître (nel 1931), affascinante figura in bilico tra scienza e fede nonché grande amico di Albert Einstein.

Studenti davanti alla nuova Biblioteca Universitaria di Lovanio, inaugurata nel 1928 (foto di Rob Stevens).

Non si è fatta mancare nulla l’Università di Lovanio, una delle più antiche d’Europa e la prima del Benelux, che tra poco più di un mese soffierà su seicento interminabili candeline: risale infatti al 9 dicembre 1425 la bolla con la quale Papa Martino V istituì lo Studium generale Lovaniense su richiesta del duca di Brabante.

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Una storia lunga seicento anni

Un ateneo che è cresciuto a braccetto con la città che lo ospita: colta, raffinata, curiosa, proiettata nel futuro.

Eternamente giovane per scelta e per vocazione, ma anche calamita di cervelli da tempi non sospetti: citiamo tra gli altri Erasmo da Rotterdam, l’umanista Tommaso Moro, il filosofo Giusto Lipsio (ma la lista sarebbe eterna).

Eternamente giovane per scelta e per vocazione, Lovanio è una città universitaria colta, raffinata, curiosa, proiettata nel futuro (foto di Joel Hoylaerts).

In altre parole Lovanio, a un quarto d’ora di treno da Bruxelles, è una perla che non può mancare nel portagioie fiammingo del turista dal palato fino. Impregnata di storia fino al midollo in ogni angolo, a partire naturalmente dagli edifici dell’università.

L’antica University Hall

Il più antico edificio universitario è la gotica University Hall di Naamsestraat, costruita nel 1317 come mercato coperto di tessuti e utilizzata dal 1425 anche dalla neonata università, in una singolare coabitazione lunga due secoli tra studenti e mercanti.

La University Hall di Naamsestraat, costruita nel 1317 come mercato coperto di tessuti e utilizzata dal 1425 anche dal neonato ateneo: fino al 1914 ha ospitato l’enorme biblioteca universitaria (foto di Rob Stevens).

Dal 1630 l’ala Rega del palazzo ha ospitato la monumentale biblioteca, poi estesa su due piani, costruita con donazioni dai monasteri e dai privati.

La facciata posteriore della University Hall, affacciata sull’Oude Markt, la lunga piazza del Mercato di Lovanio con decine di caffè e boutique (foto di Rob Stevens).

Era spettacolare: librerie in rovere intarsiate, lucidi pavimenti in parquet, sontuosi soffitti in stucco e riproduzioni a grandezza naturale delle più celebri sculture greche a partire dalla Nike. Ma tutto finì in cenere nel 1914.

Il martirio di Lovanio

Era piena estate, il 25 agosto 1914, ma dal cielo iniziò a scendere sulla città una neve nera, cupa e tenebrosa: era la cenere degli oltre 300mila libri (compresi 250 manoscritti medievali) della Biblioteca dell’Università di Lovanio in Naamsestraat, bruciati dalle truppe imperiali tedesche.

I resti dell’antica Biblioteca Universitaria dopo essere stata bruciata dalle truppe tedesche nell’agosto del 1914: vennero distrutti oltre 300mila volumi, compresi 250 manoscritti medievali.

In due giorni di violenza i soldati del Kaiser uccisero 248 civili, distrussero oltre 1100 case ed espulsero o deportarono in Germania la maggior parte della popolazione (42mila abitanti) in uno dei più efferati crimini di guerra del primo conflitto mondiale.

Lovanio divenne con il suo martirio un simbolo. E dalle ceneri di quella tragedia nacque uno dei nuovi simboli della città: la nuova Biblioteca.

La nuova Biblioteca di Lovanio: costruita in sette anni in uno stile oscillante tra il Rinascimentale e il Barocco su progetto dell’americano Whitney Warren, è dominata da una torre di oltre 80 metri (foto di Filip Van Loock).

La nuova Biblioteca «made in Usa»

Sembra antica, ma è stata inaugurata il 4 luglio 1928: data non casuale, visto che a impegnarsi in prima persona nel finanziamento di una nuova Biblioteca furono proprio gli Stati Uniti (a partire dal futuro presidente Hoover), con una colossale operazione di crowdfunding mondiale ante litteram che coinvolse anche il Giappone.

Costruita in sette anni in uno stile oscillante tra il Rinascimentale e il Barocco su progetto dell’americano Whitney Warren, è dominata da una torre di oltre 80 metri con un mega carillon da 63 campane da raggiungere dopo 289 gradini per godersi il panorama della città medievale.

L’enorme sala di lettura: lunga 44 metri, tutta in rovere, ospita su due piani buona parte del patrimonio librario della biblioteca (foto di Kevin Faingnaert).

Splendida la sala di lettura lunga ben 44 metri, tutta in rovere, su due piani, che ospita buona parte del patrimonio librario.

A sua volta distrutta dai nazisti nel 1940, che bruciarono oltre 900mila volumi, la nuova biblioteca venne ricostruita e riaperta nel 1951.

Sulla piazza, la statua di una Madonna guerriera che con la sua spada trafigge un’aquila, simbolo della Germania. Per non dimenticare.

Le perle nascoste: gli antichi collegi

Ma la vera sorpresa della Lovanio universitaria sono i collegi, spina dorsale del sapere nella città.

Iniziarono a spuntare già nel Quattrocento, subito dopo la fondazione dell’ateneo: prima della rivoluzione francese se ne contavano già 45.

Il Premonstratensian College, ricostruito in stile rococò a metà Settecento: qui visse da studente e insegnò da docente Georges Lemaître, padre della teoria del Big Bang (foto di Rob Stevens).

Splendidi palazzi, fondati da ordini religiosi, da docenti, da famiglie ricche: non servivano per le lezioni ma come alloggi e dormitori per migliaia di studenti, a volte anche per alcuni professori.

In tutti troviamo cappelle, cantine, a volte piccole (si fa per dire) biblioteche.

La cappella dell’Hollands College: risale alla seconda metà del Settecento e ospita un’Adorazione dei Magi della scuola di Rubens (foto di Rob Stevens).

L’Hollands College, sopravvissuto a Napoleone e Hitler

I più interessanti?

C’è l’Hollands College dal sapore neoclassico, fondato nel 1616 per gli studenti olandesi di Haarlem, con l’unica Biblioteca della città sopravvissuta a Napoleone, al Kaiser e a Hitler, e con una deliziosa cappella della seconda metà del Settecento in cui spicca un’Adorazione dei Magi della scuola di Rubens.

Uno dei cortili interni del Van Dalecollege, fondato nel 1569 per gli studenti poveri di Anversa (foto di Rob Stevens).

Il Van Dalecollege, un pezzo d’Italia

Oppure il Van Dalecollege, fondato nel 1569 per gli studenti poveri di Anversa impegnati sul terreno della teologia, della filosofia o del diritto canonico: ha uno stile squisitamente rinascimentale, simile all’Ospedale degli Innocenti di Firenze e con una cupola che ricorda quella del Bramante nel tempietto di San Pietro in Montorio.

Il Big Bang al Premonstratensian College

O ancora il Premonstratensian College, ricostruito in stile rococò a metà Settecento, dove visse da studente e insegnò da docente Georges Lemaître, padre della teoria del Big Bang. Oggi è sede della facoltà di economia e business.

Il Museo universitario di Zoologia, ospitato all’interno del neoclassico King’s College (foto di Rob Stevens).

Da non dimenticare il King’s College, fondato nel 1579 per volere di Filippo II, ricostruito nel 1770 in stile neoclassico: oggi accoglie la facoltà di zoologia con il suo piccolo museo.

Dormire nel Collegio del Papa

E c’è pure il Pope’s College, a forma di “U”, voluto nel 1523 per gli studenti di teologia da Adriano VI, unico papa olandese della storia e ultimo straniero prima di Wojtyla, pontefice per soli venti mesi.

Il Collegio del Papa, voluto nel 1523 per gli studenti di teologia da Adriano VI, unico pontefice olandese della storia: ancor oggi ospita duecento studenti (foto di Rob Stevens).

Possiamo ammirare il palazzo nella sua versione tardo settecentesca dal sapore austriaco, con duecento studenti che hanno ancora la fortuna di dormire tra quelle mura.

Sedici opere d’arte en plein air

Seicento anni e non sentirli. Per celebrarli, da maggio Lovanio ha creato una permanente en plein air, “And So, Change Comes in Waves”, con sedici opere (otto installazioni e otto poesie) nate dal dialogo tra oltre settanta scienziati e un gruppo di artisti.

«I creator nelle loro opere si sono focalizzati su un elemento scientifico – spiega la curatrice Heidi Ballet - sulle domande a cui l’università cerca di dare risposta: per esempio, come può l’istruzione essere più inclusiva? Oppure: qual è il potere del non conoscere?»

L’“Arcangelo” scolpito da Berlinde De Bruyckere nel cortile del Van Dalecollege per riflettere sul tema della resilienza (foto di Marijke Kindt).

L’Arcangelo di Berlinde

Tra le opere più intriganti l’imponente “Arcangelo” scolpito da Berlinde De Bruyckere nel cortile del Van Dalecollege per riflettere sulla resilienza: una figura in bilico tra sofferenza e consolazione, senza aureola e senza volto, coperta com’è da un vello, con una gobba tra le spalle che lascia intravedere ali nascoste.

“The Majestic”, l’opera con la quale Ugo Rondinone indaga il rapporto tra natura e vulnerabilità umana: si erge in alto sulla facciata del College De Valk (foto di Marijke Kindt).

La natura secondo Rondinone

Oppure “The Majestic”, l’opera con la quale Ugo Rondinone indaga il rapporto tra natura e vulnerabilità umana: si ispira agli hoodoo, o piramidi di terra, fenomeno geologico in cui l’erosione crea sottili guglie nel paesaggio.

La scultura si erge in alto sulla facciata del College De Valk, da dove osserva il trambusto quotidiano del cortile. Una posizione elevata che la trasforma in una presenza mitica, senza tempo.

Un dettaglio dall’alto di “Wandering Garden”, creata dal duo Gijs Van Vaerenbergh all’interno del Castello di Arenberg: un’installazione vorticosa e piena di energia che rappresenta un omaggio al concetto settecentesco di labirinto (foto di Jan Crab).

La foresta-labirinto nel castello

O ancora l’imponente “Wandering Garden”, creata dal duo Gijs Van Vaerenbergh all’interno dello splendido Castello di Arenberg, oggi campus scientifico della KU Leuven: centinaia di metri di griglie d’acciaio curvate a formare un labirinto che - grazie a piante rampicanti – si trasformerà in una foresta, consentendo all’opera di evolversi al ritmo delle stagioni.

Il Castello di Arenberg, che ospita l’installazione “Wandering Garden”: oggi è il campus scientifico dell’Università di Lovanio (foto di Rob Stevens).

Un’installazione vorticosa e piena di energia che rappresenta un omaggio al concetto settecentesco di labirinto, sinonimo di ricerca personale, mitologia, amori o intrighi.

La struttura è coperta da oltre cento specie diverse di piante rampicanti, dalle più comuni (edera e glicine) alle rarità (la “pipa olandese” o la vite di cioccolato).

A destra la Chiesa di San Pietro, patrimonio Unesco dal 1999, a fianco del Municipio (foto di Kevin Faingnaert).

San Pietro, capolavoro Unesco

Fin qui l’università. Ma Lovanio è molto di più. Tutte da scoprire, per esempio, le chiese.

A partire dalla splendida San Pietro, patrimonio Unesco dal 1999, costruita nel 986 e diventata gotica nel Quattrocento: ospita l’Ultima Cena (1468) e il Trittico del Martirio di San Erasmo (1460), entrambe sgorgate del pennello di Dieric Bouts, e un’antichissima cripta romanica.

L’Ultima Cena (1468), celebre opera di Dieric Bouts conservata nella Chiesa di San Pietro (foto di Kevin Faingnaert).

Oppure la vicina Chiesa di San Michele, barocca, costruita nel 1650: è ispirata alla Chiesa del Gesù di Roma.

L’interno dell’avveniristico museo M, disegnato dal belga Stéphane Beel e inaugurato nel 2009: ospita 46mila opere di ogni epoca (foto di Kevin Faingnaert).

L’avveniristico Museo M

Gli amanti dell’arte contemporanea troveranno pane per i loro denti all’interno dell’avveniristico museo M, disegnato dal belga Stéphane Beel e inaugurato nel 2009: ospita 46mila opere di ogni epoca, con capolavori di Dieric Bouts o Rogier van der Weyden ma anche intriganti installazioni acustiche come quella di Brahim Tall.

Un’immagine dall’alto del Giardino Botanico, il più antico del Belgio: due ettari di storia, di architettura e di botanica (foto di Jan Crab).

Tra Giardino Botanico e Beghinaggio

Da non dimenticare infine il Giardino Botanico, il più antico del Belgio, nato nel 1738. Due ettari di storia, di architettura, di botanica, di scienza, di colore e soprattutto di pace nel centro di Lovanio.

Il Grande Beghinaggio, patrimonio Unesco dal 1998: una città nella città destinata alle donne sole, la cui storia è iniziata nel 1360 (foto di Jan Crab).

E il Grande Beghinaggio, patrimonio Unesco dal 1998: una città nella città cinta da mura e destinata alle donne sole. Ha una storia lunghissima, che inizia nel 1360 e finisce con la scomparsa nel 1988 dell’ultima “beghina”, Julia.

Oggi è un’area residenziale dell’università, destinata a studenti e visiting professors.

Viaggio nella storia al Martin’s Klooster

Chi poi ama gli hotel storici non può perdersi il Martin’s Klooster, un complesso costruito nel Cinquecento per il segretario dell’imperatore Carlo V: nei secoli è poi diventato ospedale per cavalieri, convento e dal 2003 - dopo un lungo restauro - albergo a quattro stelle.

Uno scorcio dei palazzi che compongono il complesso dell’hotel Martin’s Klooster: costruito nel Cinquecento per il segretario dell’imperatore Carlo V, diventò ospedale per cavalieri e convento.

Alle 135 enormi camere del complesso originale da quest’anno se ne sono aggiunte 35 nella nuova ala ricavata dall’ex Ospedale di Santa Elisabetta, risalente addirittura all’XI secolo.

Un vero e proprio viaggio nella storia tra travi di quercia, finestrature medievali e piccole torri, premiato con la certificazione Green Key per la sua attenzione alla sostenibilità.

Alle 135 enormi camere del complesso originale da quest’anno se ne sono aggiunte 35 nella nuova ala ricavata dall’ex Ospedale di Santa Elisabetta, risalente addirittura all’XI secolo.

Onore alla Stella Artois

Last but not least, Lovanio è anche la città della birra.

Gli enormi bollitori originali in rame dove un secolo fa sgorgò la prima Stella Artois: potete ammirarli nel complesso che ospita il ristorante De Hoorn (foto De Hoorn).

Anzi, di una birra: la Stella Artois, creata nella città universitaria nel 1926 per celebrare il Natale ma in realtà nata nel lontanissimo 1366 nella birreria Den Horen (il Corno), apprezzata nei secoli da migliaia di studenti arrivati da tutta Europa e diventata “Artois” dopo l’acquisizione del birrificio, nel 1717, da parte del mastro birraio Sebastian Artois.

I tanti locali all’aperto nell’Oude Markt, cuore godereccio della città: non a caso lo chiamano “il bar più lungo del mondo” per l’incredibile densità di pub in un unico luogo (foto Liefst Leuven).

Potete ammirare gli enormi bollitori originali in rame dove un secolo fa sgorgò la prima Stella nel complesso dove sorge il ristorante De Hoorn.

E naturalmente potete godervela ovunque: in particolare in uno dei tanti locali all’aperto nell’Oude Markt, il cuore godereccio della città a due passi da San Pietro, non a caso ribattezzato “il bar più lungo del mondo” per l’incredibile densità di pub in un unico luogo.

Brindando alla salute di Lovanio e ai seicento anni della sua università: così antica e così moderna.

La Stella Artois, brand creato nel 1926 per celebrare il Natale, in realtà è nata nel lontanissimo 1366 nella birreria Den Horen: secolo dopo secolo è stata apprezzata da migliaia di studenti arrivati a Lovanio da tutta Europa (foto di Jan Op DeKamp).

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