Olanda

Dutch Design Week 25, laboratorio di forme e materiali lungo un quarto di secolo

Nel suo 25° anniversario la rassegna di Eindhoven ha riunito 2500 designer e 300mila visitatori sotto il segno del tema «Past. Present. Possible»

di Enrico Marro

La regina d’Olanda Máxima e la direttrice creativa Miriam van der Lubbe inaugurano la 25° edizione della Dutch Design Week.

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«Past. Present. Possible». Passato, presente e possibile: sempre più orgogliosamente sperimentale a partire dal titolo, nella sua 25° edizione la Dutch Design Week di Eindhoven ha riunito oltre 2500 designer sparsi in 120 luoghi della città (da ex fabbriche a strade e piazze) ospitando circa 300mila visitatori in nove giorni di esposizione.

Nella sua 25° edizione, la Dutch Design Week di Eindhoven ha riunito oltre 2500 designer sparsi in 120 luoghi della città (da ex fabbriche a strade e piazze) ospitando circa 300mila visitatori in nove giorni di esposizione.

All’alba del suo primo quarto di secolo, una delle rassegne più importanti del Nord Europa è diventata ora più che mai un enorme laboratorio a cielo aperto su forme, materiali e tecnologie.

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Un ecosistema unico in Europa

«Iniziammo nel 2001 con quella che allora si chiamava Design Event: trenta designer e forse un migliaio di visitatori», spiega al Sole 24 Ore Miriam van der Lubbe, tra le fondatrici della Design Week nonché direttrice creativa della rassegna.

Miriam van der Lubbe (a destra), tra le fondatrici della Design Week nonché direttrice creativa della rassegna, accompagna la regina d’Olanda Máxima tra i padiglioni della rassegna.

«Erano gli anni in cui Eindhoven stava rinascendo dopo la crisi economica di inizio anni Novanta. C’era molta voglia di fare e tanto spazio delle ex fabbriche a disposizione. Volevamo creare una rassegna diversa rispetto a Milano, meno centrata sul prodotto».

«Con la Dutch Design Week resteremo concentrati su Eindhoven - chiarisce van der Lubbe - sempre aperti alla sperimentazione: punteremo sulla qualità anziché sulla quantità, continuando a fare crescere questo ecosistema unico in Europa».

«Il futuro? Resteremo concentrati su Eindhoven - chiarisce van der Lubbe - senza dispersioni in altri luoghi, e sempre aperti alla sperimentazione: punteremo sulla “densità” e sulla qualità anziché sulla quantità, continuando a fare crescere questo ecosistema unico in Europa».

La rassegna olandese ha debuttato a Eindhoven nel 2001 con il nome di Design Event, puntando su un approccio sperimentale e sul social design senza dimenticare comunque il prodotto.

Hollis+Morris, luce canadese e tessuti olandesi

Davvero enorme la rassegna olandese.

Lato prodotto, tra le presenze più interessanti va segnalata Fabric Light: A Tactile Dialogue Between Material and Atmosphere, collezione frutto della partnership tra lo studio canadese di design Hollis+Morris (al debutto a Eindhoven) e la textile innovation company olandese Byborre.

Uno dei pezzi di Fabric Light, collezione frutto della partnership tra lo studio canadese di design Hollis+Morris (al debutto a Eindhoven) e la textile innovation company olandese Byborre.

Il risultato, esposto negli interni dell’hotel The Social Hub, sono sistemi di illuminazione dalle forme pulite ed essenziali, radicati nella tradizione sia dell’artigianato che delle nuove tecnologie della sostenibilità.

Il frutto di una progettazione interdisciplinare che si diverte a sperimentare abbracciando illuminazione, architettura e fashion.

La collaborazione tra Hollis+Morris e Byborre ha dato vita a sistemi di illuminazione dalle forme pulite ed essenziali, frutto di una progettazione interdisciplinare tra luce, architettura e fashion.

R100: cinque designer e tanto alluminio

Intriganti poi le forme forgiate da R100, progetto creato dal colosso norvegese dell’alluminio Hydro.

L’idea era quella di unire cinque designer dai background differenti (Sabine Marcelis, Keiji Takeuchi, Cecilie Manz, Daniel Rybakken e Stefan Diez) per metterli al lavoro su alluminio di recupero ricavato dalla demolizione di serre, dalla fusione di vecchi pali della luce e più in generale da rottami.

Dalla collezione R100, le sedute modulari per esterni Profil disegnate dal giapponese Keiji Takeuchi (foto di Einar Aslaksen).

Hydro non ha dato limiti in termini di dimensioni della pressa di estrusione o di tipologia di prodotto: l’unica condizione autoimposta era che tutto il processo (dalla raccolta degli scarti di alluminio fino alla fusione e alla produzione) avvenisse all’interno di un raggio di 100 km.

Sempre da R100, un dettaglio delle lampade Orbit Light firmate dall’olandese Sabine Marcelis: eleganti contenitori di luce dalle forme fluide e profonde (foto di Einar Aslaksen).

Il risultato è una collezione che trasforma la lavorazione industriale dell’alluminio in estro e creatività, a partire dalle splendide lampade Orbit Light dell’olandese Sabine Marcelis: contenitori di luce dalle forme fluide e profonde che trasformano la semplicità in eleganza.

Senza dimenticare Profil, le raffinate sedute modulari per esterni del giapponese Keiji Takeuchi.

Una Sedia da Conversazione

Interessanti gli arredi d’interni esposti nella rassegna Forward Furniture, ospitata in duemila metri quadrati di un’ex fabbrica di prodotti caseari.

La Sedia da Conversazione scomponibile e trasportabile disegnata da Carmine Papa (a sinistra nella foto) su commissione della galleria d’arte privata De Twee Pauwen, una delle maggiori d’Olanda (a destra il gallerista Lucas van Hasselt).

Tra questi spicca la Sedia da Conversazione scomponibile e trasportabile disegnata da Carmine Papa su commissione della galleria d’arte privata De Twee Pauwen, una delle maggiori d’Olanda.

La creazione di Carmine Papa permette a due persone di accomodarsi fianco a fianco - pur guardando in direzioni diverse - in un dialogo silenzioso, approfondito dalla libreria integrata sotto la seduta.

Più che una panchina è un’«esplorazione scultorea dell’esperienza condivisa», come spiega il designer, che permette a due persone di sedersi fianco a fianco pur guardando in direzioni diverse in un dialogo silenzioso, approfondito dalla libreria integrata sotto la seduta.

Dall’alto la forma a zig zag della Sedia da Conversazione richiama quella dei tradizionali ponticelli giapponesi ad angolo, creati per bloccare i demoni.

La forma dall’alto richiama quella dei tradizionali ponticelli giapponesi ad angolo, creati per bloccare i demoni.

Un invito a sedersi, osservare e connettersi che può essere declinato in mille ambienti e materiali, dall’arredo urbano a quello di interni, dal legno al marmo.

Combattere il deficit da attenzione

Il giovane Stijn Weski propone invece una collezione in legno di ciliegio dedicata a persone con Disturbo da Deficit di Attenzione (Adhd): la lampada da terra ha illuminazioni con colori differenti, così come i cassetti della credenza.

Le creazioni in legno di ciliegio di Stijn Weski, progettate per persone con Disturbo da Deficit di Attenzione (Adhd): la lampada da terra ha luci con colori differenti, così come i cassetti della credenza.

Antica Roma senza marmo

Si richiama all’antica Roma il lavoro di Jordan Artisan, ex carpentiere e grande esperto di ricerca sui materiali: nelle sue creazioni il marmo viene però sostituito dagli scarti di lavorazione dei cantieri.

Jordan Artisan con uno dei suoi pezzi ispirati all’Antica Roma: il marmo viene però sostituito dagli scarti di lavorazione dei cantieri, conferendo ai materiali una leggerezza e consistenza inedite.

Il risultato sono pezzi dalle forme e dai materiali inediti, anche realizzati su misura, all’apparenza marmorei ma nella realtà leggerissimi anche se molto robusti.

Noa Haim, tra design e gioco

Giocosa la collezione di Collective Paper Aesthetics firmata da Noa Haim: un divertente e colossale “lego” per famiglie in cui “mattoncini” di cartone a forma di nido d’ape tetraedrico oppure ottaedrico si possono combinare liberamente, creando arredi d’interni, sedute e lampade comprese.

I Collective Paper Aesthetics firmati da Noa Haim, qui nella versione esposta a Eindhoven nello spazio Kazerne dopo aver debuttato in Alaska all’Anchorage Museum.

Infinity, quando la sedia diventa circolare

All’interno del Klokgebouw, ex fabbrica della Philips riconvertita in spazio da esposizione, si fa notare la collezione Infinity di No-em: sedute da ufficio dalle linee minimaliste e sostenibili che fanno della circolarità la loro bandiera.

La collezione Infinity di No-em: sedute da ufficio dalle linee minimaliste e sostenibili che fanno della circolarità la loro bandiera.

Tanto che è possibile non solo acquistarle, ma anche noleggiarle e poi restituirle al costruttore per una seconda vita.

La biogeometria delle luci Gløe

Si distingue poi per eleganza la collezione Gløe della giovane Floor Anne Schram: una serie di lampade modulari - da tavolo, da terra e sospese - ispirate alle biogeometria, disciplina emergente che unisce scienza e tecnologia moderne con geometrie sacre (cerchio, quadrato e triangolo) per creare spazi di benessere ed energia positiva.

Un dettaglio di una lampada della collezione Gløe, firmata della giovane Floor Anne Schram: si ispira alla biogeometria, disciplina emergente che unisce scienza e tecnologia moderne con geometrie sacre per creare spazi di benessere ed energia positiva.

Sill Bench, ritorno alla pietra belga

Decisamente più massiccia è la Sill Bench di Stijn Jean Vos: rappresenta un omaggio esplicito al “Petit Granit”, la tradizionale pietra calcarea belga un tempo presente in ogni casa (su davanzali, scale, piani di lavoro) e oggi ingiustamente dimenticata a favore di materiali più economici e meno sostenibili, come il calcestruzzo.

La Sill Bench di Stijn Jean Vos: rappresenta un omaggio esplicito al “Petit Granit”, la tradizionale pietra calcarea belga un tempo presente in ogni casa.

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