Non più solo dispensa: agroalimentare del Sud modello di sviluppo
Da semplice luogo della tradizione a laboratorio produttivo dove la qualità delle filiere si combina con gli investimenti in tecnologia
di Nino Amadore
3' di lettura
I punti chiave
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Sono eccellenze produttive, ma anche lo specchio di un cambiamento più ampio che sta attraversando il Mezzogiorno, soprattutto nel settore agroalimentare. Un comparto che si candida sempre più a diventare uno dei driver dell’economia del Mezzogiorno e che – come dimostra la classifica delle Stelle del Sud 2026 Sole 24 Ore-Statista, dedicata alle aziende meridionali con la crescita più rapida tra il 2021 e il 2024 e pubblicata in queste pagine – negli ultimi anni ha investito molto per modernizzarsi, rafforzando impianti, marchi e organizzazione commerciale. Per decenni l’agroalimentare meridionale è stato raccontato soprattutto come il luogo della tradizione.
Oggi quella rappresentazione appare incompleta: i dati e le storie della classifica mostrano infatti un settore che non è più soltanto la dispensa d’Italia o d’Europa, ma sempre più un laboratorio produttivo dove la qualità delle filiere si combina con investimenti in tecnologia, organizzazione e capitale umano. L’agroalimentare non è il settore più rappresentato nella graduatoria – energia, edilizia e servizi tecnologici restano più presenti – ma tra le imprese che corrono di più compaiono quattordici aziende del comparto cibo e bevande, realtà molto diverse tra loro ma accomunate da una forte dinamica di crescita.
Le imprese in classifica
Tra le imprese con i volumi più elevati spicca Cantine Ermes, una delle principali cooperative vinicole del Mezzogiorno, che nel triennio considerato passa da circa 96,6 milioni di euro di ricavi nel 2021 a oltre 121,5 milioni nel 2024. Un salto dimensionale che accompagna il rafforzamento della filiera e della presenza commerciale del gruppo.
Nel comparto della pasta cresce con ritmo simile Food Service Srl, che porta il fatturato da 16,8 milioni a quasi 33,9 milioni di euro, mentre nella fascia delle aziende tra i 10 e i 15 milioni di ricavi si collocano diverse realtà della trasformazione alimentare e della dolciaria. Target Spa (Target Bakery&Co.) raggiunge circa 13 milioni di euro di ricavi, seguita da Dolce Bontà-Industria Alimentari Dolciaria, che arriva a 11,8 milioni, e da Dolciaria Ambrosiana, con 11,1 milioni. Poco sotto si colloca la torrefazione Nutis Srl (Caffè Barbaro), che supera 10,5 milioni di euro. Nel gruppo delle imprese di dimensione intermedia compare Campo D’Oro, azienda siciliana specializzata nella produzione di conserve e specialità gastronomiche, che raggiunge circa 9 milioni di euro di ricavi, mentre Zenone Iozzino Srl arriva a 7,9 milioni.
Tra le realtà che crescono più rapidamente figura anche Di Pasquale Srl, che opera con il marchio Donnalia e che nel triennio porta il fatturato da 4,7 milioni a oltre 7,2 milioni di euro. Nel comparto della pasticceria emerge Tiri Srl, azienda lucana che supera 5,3 milioni di euro di ricavi. Tra le aziende presenti nella classifica figurano anche realtà storiche del settore come Acetificio Andrea Milano, azienda napoletana fondata nel 1889 e specializzata nella produzione di aceti e condimenti, che nel triennio analizzato ha portato i ricavi oltre i 30 milioni di euro, e l’Azienda Vinicola Talamonti, realtà abruzzese attiva nel settore vitivinicolo. Tra le realtà più dinamiche compare Bufala Dolce Nera Srl, azienda pugliese specializzata in prodotti realizzati con latte di bufala al 100%. Nel triennio considerato il fatturato dell’azienda è salito da 1,57 a oltre 3,05 milioni di euro, quasi raddoppiando i ricavi.



