Non facciamoci travolgere: l’intelligenza artificiale deve essere a guida umana
La tecnologia di per sè non garantisce l’innovazione: la sfida è tracciare un futuro in cui le persone rimangano indispensabili
di Massimo Chiriatti
3' di lettura
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Cara\o Ceo, sono tempi faticosissimi: travolti da tanti testi sulle meraviglie dell’intelligenza artificiale generativa, se scritti da umani o da macchine non v’è certezza, tanto sono indifferenziati tra loro.
ChatGPT è uno strumento che, dato un piccolo spunto - prompt - genera una concatenazione di parole su base statistica: credibili ma anche false, legali o illegali, etiche o non etiche. Nello stesso momento è smart e stupido, quanto è benefico e pericoloso, perché non tutto passa attraverso il linguaggio. Pensiamo, per esempio, al nostro senso comune.
Se seguiamo i media, ci spaventano («L’intelligenza artificiale ci seppellirà e ci sostituirà»); se seguiamo certi direttori marketing, ci promettono troppo («Compra la mia Ia e ti risolverà tutti i problemi»); se seguiamo i filosofi del passato, ci spiegano quello che l’intelligenza artificiale non può ancora fare (e non è costruita per farlo!). Nel frattempo, bisogna capire cosa fare, e soprattutto come minimizzare i rischi di un nuovo progetto dentro l’azienda, tenendo ben presente lo scopo dell’intelligenza artificiale: trovare le regole che spieghino le relazioni tra i dati che gli sono stati forniti, lavorando affinché siano statisticamente significativi. Altrimenti meglio restare con la programmazione classica basata su regole.
Per differenziare un progetto che utilizza effettivamente l’intelligenza artificiale dalla propaganda, è necessario verificare l’esistenza dei dati di addestramento, almeno un algoritmo di apprendimento e un modello per rappresentare il fenomeno osservato. Di fatto siamo ancora nell’infanzia dell’Intelligenza artificiale: parliamo tanto di quello che potrà fare, ma già sappiamo che molti progetti potrebbero fallire per ragioni squisitamente umane.
Perché il progetto può fallire con grande facilità? Al fine di non confonderci, separiamo le cause degli eventuali fallimenti: la gestione dei dati, l’elaborazione e l’interpretazione dei risultati. Inoltre, l’assenza di architetture Ict che consentano di operare velocemente garantendo controllo, governance e accesso alle risorse rappresenta la grande sfida per tutte le aziende. Non ultimo, la non disponibilità di talenti. Purtroppo, se non si è consapevoli che mancano le competenze tecniche, spesso si fa affidamento eccessivo sulla tecnologia, supportati dall’hype: «I dati sono il nuovo petrolio», Ia-first,... La foga di diventare data-driven fa correre verso una raccolta indistinta di dati, tanto si è certi di trovarvi qualcosa di incredibilmente prezioso. Sarebbe un errore capitale, perché gli esperti di dominio vanno ascoltati come oracoli, anche se non hanno una formazione tecnica, perché solo loro possono interpretare i risultati e conoscono bene gli obiettivi da raggiungere.




