Non c’è ancora fattura elettronica per le revisioni
di Maurizio Caprino
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Nelle revisioni dei veicoli la fattura elettronica è in ritardo. Il consorzio Poste Motori, il quale cura l’incasso delle somme versate dagli utenti che sottopongono i propri veicoli ai controlli obbligatori, non è ancora in grado di emettere fatture elettroniche. Lo ha denunciato ieri mattina la Cgia di Mestre, pur dicendosi certa che il problema sarebbe stato risolto a breve. E in effetti ieri sera Poste Italiane ha assicurato che si partirà entro una settimana e che gli operatori potranno recuperare tutta l’Iva arretrata.
Fattura elettronica, l'ABC per capire la rivoluzione
Per ogni revisione effettuata da un centro privato autorizzato, i cittadini pagano 66,80 euro, tariffa fissata dal ministero dei Trasporti e comprensiva di tre voci: 45 euro destinati all’officina stessa, 9,90 di Iva e 10,20 euro come diritti per la Motorizzazione. L’importo viene trasmesso al ministero dei Trasporti proprio tramite il consorzio Poste Motori, formato da Poste Italiane, Postel, Kpmg Advisory e Sei Plus.
La trasmissione avviene con un bollettino postale dal costo di 1,80 euro per ogni revisione. Fino al 31 dicembre, Poste Italiane, dopo il versamento, compilava la fattura in nome e per conto del consorzio e la rilasciava all’autofficina. Questa poteva così scaricarsi il costo del bollettino al netto dell’Iva, ricavandone quindi un beneficio pari a 1,4 euro).
Ma il 1° gennaio scorso è entrato in vigore l’obbligo di fattura elettronica e il consorzio non si è ancora adeguato. Poste Italiane sta continuando a rilasciare una copia cartacea della fattura, che ormai non ha più alcun valore. Occorrerebbe il documento in formato elettronico, per poter fare qualsiasi operazione di deduzione o detrazione fiscale. Sennonché, ai titolari di officina che hanno chiesto a Poste Italiane come fare per ottenere la fattura elettronica, era stato risposto che bisognava rivolgersi al consorzio Poste Motori.


