Nomad a St. Moritz piace ai collezionisti global
Tappa irrinunciabile per i grandi spender di casa. Buone le vendite trainate da un ambiente rilassato e mondano. Prossima tappa negli Usa a giugno
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I punti chiave
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Nomad, l’esclusiva fiera dedicata all’arte e al design da collezione guidata da Nicolas Bellavance-Lecompte, tiene fede al suo nome e diventa un evento itinerante sempre più globale: alla tradizionale tappa svizzera di St Moritz, si sono aggiunte quelle di Abu Dhabi, la prima edizione si è svolta lo scorso novembre, e quella negli Hamptons, il mare preferito delle grandi famiglie newyorkesi, che esordirà il prossimo giugno (25-28). Cambiano e si moltiplicano le location ma il target rimane sempre lo stesso: persone da grandi patrimoni e con curiosità culturale raggiunti e coccolati mentre sono in vacanza, sulla neve dell’Engadina o tra le spiagge del New England poco cambia.
A St. Moritz (12-15 febbraio), si è appena chiusa la nona edizione nella cornice di Villa Beaulieu, ex sede di una clinica ortopedica. Solo 18 le gallerie presenti, ma tantissimi i progetti speciali e grandissimo supporto ricevuto proprio da St. Moritz Tourism, l’ente turismo della cittadina elvetica. Quanto il confine tra arte e design sia labile lo si vede nelle opere di Francesco Zadora, rappresentate in fiera da Margherita Castiglioni. Zadora raccoglie dei legni sulla spiaggia li modella in forme morbide e fluide, e da quei piccoli manufatti vengono riprodotte sculture, in scala maggiore, ognuna in un materiale diverso. I prezzi vanno dai 22.000 ai 66.000 euro, prezzi giustificabili dal fatto che Zadora, anche se è al suo esordio assoluto come artista ha alle spalle una solida carriera da designer. Sotto quale nome non è dato sapersi ma sicuramente questo piccolo mistero contribuisce al fascino narrativo delle opere; subito venduta una delle sculture a 24.000 euro.
I vicini di casa
Moltissimi gli espositori italiani, che sfruttano la vicinanza geografica e in alcuni casi le seconde case in montagna. Un “dittico” milionario cattura subito lo sguardo nello stand di Secci Gallery Una scultura di Giò Pomodoro («Piccola Folla», 1964, 65.000 euro) posta di fronte ad un taglio bianco di Fontana («Concetto Spaziale Attesa», 1966, 950.000 euro), un colpo d’occhio oltre il milione di euro. Il Fontana bianco, perfettamente en pendant con i paesaggi innevati difficilmente tornerà a Milano. Monica de Cardenas galleria milanese ma di casa in Engadina con una sede a Zuoz, propone una quadreria fatta di accostamenti affascinanti che mettono in relazione vari artisti della galleria tra cui grandi nomi come Chantal Joffe e Alex Katz, ma molta attenzione anche per il Emilio Gola, già protagonista nell’ultima Quadriennale di Roma, un suo dipinto che raffigura una scatola di bottoni era in vendita a 5.000 euro. Nilufar, galleria da sempre capace di influenzare gusti e tendenze in fatto di design, ha proposto uno stand dove si susseguono mobili e oggetti con decorazioni floreali. Fiori e serpenti si intrecciano nelle lampade a parete “Auratus” di Christian Pellizzari, apprezzatissimo a Nomad, 30.000 per le sue creazioni in vetro di Murano soffiato, stampe floreali impreziosiscono anche gli specchi di Marc Etienne, meno auliche ma assolutamente ironiche le lampade “carciofo” di Lola Ponse in vendita a 8.800 euro.
I collezionisti
Grande protagonista di questa edizione di Nomad è la collezionista e mecenate polacca Anna Wozniak-Starak, era presente in fiera con la sua galleria Craftica, nata per promuovere i designer polacchi e, infatti, a loro è totalmente dedicato lo spazio in fiera. Uno stand concepito da Monica Goszcz-Klos per avere un forte impatto: rivestito completamente da fogli argentati è stato protagonista di varie vendite tra le quali un lavoro di Formsophy acquisito a 12.500 franchi. Anna Wozniak-Starak e il marito Jerzi Starak sono due figure centrali nel panorama culturale polacco, grandi collezionisti, nei prossimi anni aprirà il loro museo a Varsavia firmato Renzo Piano. Altra mecenate in grande spolvero a Nomad è Petra de Castro, collezionista svizzera, da qualche anno di base a Milano. De Castro ha dato il suo contributo a Nomad con varie acquisizioni tra cui un pezzo storico di Giò Ponti e un mobile bar anni ’50 di Melchiorre Bega e Pietro Melandri, entrambi acquisiti da Mondavilli Scagliola, nella galleria milanese si facevano notare diversi pezzi iconici di Ponti come un lampadario in vetro proposto a 25.000 euro. Anche De Castro non si limita a collezionare ma è molto attiva nel supportare artisti: appuntamento a Venezia durante la Biennale sull’Isola di San Clemente dove contribuisce a una mostra dell’artista russo Vladimir Kartashov in collaborazione con la galleria Gowen Contemporary Armani, main sponsor di Nomad a livello globale e nei suoi spazi in fiera, concepiti come accoglienti ambienti domestici (i mobili ovviamente firmati Armani Casa) ha messo in scena una bipersonale tra Jane Crisp e Yuta Segawa dal titolo “Through of Looking Glass” curata da Abby Bangser, entrambe le designer sono andate sold out in poche ore, super desiderati i mini-vasi raffinatissimi di Segawa venduti in gruppi di 10 a 270 sterline. E proprio la casa che fu di Giorgio Armani, nei dintorni di St. Moritz è stata la cornice, emotivamente impattante, di diversi talk e presentazioni come il lancio della nuova rivista d’arte di Simon de Pury TL Mag.
Il nomadismo, presuppone contaminazioni e scambi culturali e, quindi, i rimandi all’edizione di Abu Dhabi sono continui come la grande scultura arancione dell’artista emiratino Omar Al Gurg che svetta all’ingresso di Villa Beaulieu, o la presenza in fiera di The House of Artisans, una piattaforma che promuove i creativi di Abu Dhabi e che qui presenta una futuristica seduta dello studio Samara & The Poet.
Nei corridoi si è fatta anche notare la presenza di importanti rappresentanti delle famiglie reali dell’Arabia Saudita e di Dubai perfettamente mescolati ad altri super vip dell’imprenditoria e del collezionismo come Maja Hoffman, Norman Foster, Pierre Yovanovitch, tutti intenti a comperare un tappeto, ad ascoltare la storia di un candelabro malgascio con una famigliarità e una rilassatezza sconosciuta ad altri luoghi e, soprattutto, ad altre fiere. Ed è proprio questo l’insegnamento di Nomad alle altre fiere: quello che conta non è il numero dei visitatori ma la qualità degli stessi, si può creare un evento globale anche con pochi espositori, anche nel deserto, anche tra le nevi.








