Design

Nomad St. Moritz, la fiera-boutique del collectible design

Dal 12 al 15 febbraio la cittadina ospita la nona edizione svizzera della kermesse, tra gallerie al debutto, un pop-up restaurant e progetti speciali

di Caterina Maconi

Villa Beaulieu ospiterà la nona edizione svizzera di Nomad (Ph. Credits Ivan Erofeev, Courtesy of NOMAD)

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Una location-pivot nell’ambito di una fiera sempre più globale e itinerante: Nomad torna a St. Moritz per la nona volta, pochi mesi dopo l’appuntamento di Abu Dhabi e dopo tutti gli altri appuntamenti che dal 2017 hanno portato la kermesse con focus collectible design in giro per il mondo. L’Engadina rimane un punto fermo in questa programmazione, e ora si presta ad accogliere i suoi visitatori dal 12 al 15 febbraio all’interno di Villa Beaulieu, ex Klinik Gut, in centro città, con alcune novità. «Ci aspettiamo ospiti sempre più internazionali, anche grazie all’effetto dell’edizione di Abu Dhabi, il maggior successo di pubblico mai ottenuto, con oltre 8mila presenze da tutto il mondo tra collezionisti, architetti, designer, curatori e appassionati», racconta Nicolas Bellavance-Lecompte, cofondatore di Nomad. «La fiera è in una nuova fase di sviluppo, inserita dalla scorsa estate in una traiettoria di crescita globale, che la vedrà in estate approdare per la prima volta negli Stati Uniti, agli Hamptons. Intanto, St. Moritz rimane il nostro “flagship”», spiega.

I quattro piani di Villa Beaulieu avranno sempre come focus principale il collectible design, tra gallerie e artisti selezionatissimi da tutto il mondo, ma ci saranno anche gallerie d’arte e quattro jewelry designer, per un totale di 30 espositori, oltre a un ristorante pop-up a piano terra, condotto dal pluripremiato chef Douglas McMaster, già patron di Silo London.

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«Bilanciamo nuovi progetti con gallerie che sono ormai una presenza fissa, ma che sanno rinnovarsi: l’equilibrio e la selezione sono fondamentali per tenere alta la curiosità dei visitatori. Ogni partecipazione va ben ponderata e promossa nella stanza giusta», prosegue Lecompte. Così, tra debutti e conferme, arriveranno quest’anno Margherita Castiglioni da Milano e Sorgin Gallery da San Sebastián, che metterà a confronto arredi di maestri del modernismo brasiliano come Joaquim Tenreiro e José Zanine Caldas con creazioni giocose di autori contemporanei tra cui Adeline Halot ed Eduardo Chillida. La galleria Le Lab da Il Cairo e Maisonjaune Studio da Parigi, che porta lo scultore Christian Lapie e i suoi tronchi di legno poetico. E ancora, Pierre Marie Giraud da Bruxelles, una voce influente sulla ceramica contemporanea, che presenterà anche il tavolo Duo iuga, realizzato con gli archistar Herzog & de Meuron. L’arte vedrà tra gli espositori le gallerie Robilant+Voena con opere sperimentali di Lucio Fontana e Pablo Picasso, e Secci, con pezzi bidimensionali di Raymond Hains, Giò Pomodoro e Paul Jenkins. L’alta gioielleria è rappresentata invece dalle creazioni di Fernando Jorge, Taffin, Nikos Koulis ed Eliane Fattel.

Tra i nomi che ritornano, la galleria milanese Nilufar, che esporrà sia a Villa Beaulieu sia all’interno del progetto – sempre legato a Nomad – Yellow Apartment, un’architettura eclettica degli anni Settanta progettata da Ico e Luisa Parisi, dove sarà presente con due pezzi della collezione PostForma di Martino Gamper, nati dalla rivisitazione di arredi vintage disegnati proprio da Ico Parisi. «Ho dato fiducia a questa fiera fin dalla sua prima edizione nel 2018, riconoscendone una visione autentica e una sensibilità curatoriale capace di valorizzare il design in tutte le sue forme», spiega la fondatrice di Nilufar, Nina Yashar. «Anche in questa edizione abbiamo portato in scena il dialogo tra design contemporaneo e icone vintage. La selezione dei pezzi è pensata come una narrazione stratificata, in cui ogni lavoro contribuisce a creare connessioni trasversali nel tempo e nello spazio. Tra le novità, oltre a Gamper, le creazioni del designer francese Etienne Marc, la serie di lampade a parete Artichoke di Lola Montes e una selezione di pezzi vintage di Gabriella Crespi e José Zanine Caldas».

Ci sarà poi, come di consueto, un partner dal mondo fashion. Per questa edizione è Armani, che parteciperà con un progetto speciale curato da Abby Bangser, fondatrice di Object & Thing: mette in scena l’interazione tra gli artisti londinesi Jane Crisp e Yuta Segawa con il mondo Armani/Casa. «C’è un rapporto profondo in questa collaborazione: Armani non è solo un partner nominale, ma attivo, e impersonifica la nostra visione», precisa Lecompte. «Inoltre, apriremo per la prima volta per visite a numero chiuso e per alcuni talk la casa di Giorgio Armani a St. Moritz, e il brand terrà poi un ballo esclusivo sabato 14 febbraio, a cui saranno invitati gli ospiti di Nomad Circle». Quest’ultimo è il programma Vip della fiera, che viene attivato per ogni location: un ristretto numero di persone su invito ha la possibilità di fare esperienze collaterali durante i giorni della kermesse, così da scoprire il territorio, in questo caso l’Engadina, con accessi esclusivi a case, collezioni private, musei, visite guidate da architetti e conversazioni con alcune delle voci più autorevoli nel mondo del design e dell’arte, per creare nuove connessioni tra collezionisti e professionisti. «Il mercato del collectible evolve, cresce: aumenta l’interesse generale. Nomad è una fiera boutique itinerante, un format apprezzato perché è flessibile e riesce a muoversi a seconda dei contesti, inseguendo mercati emergenti che danno fiducia al settore. Spesso il pubblico è numericamente minore rispetto alle grandi fiere, ma mirato e interessato, così accade che il tasso di conversione delle gallerie è molto alto: chi visita Nomad, spesso acquista», conclude Lecompte.

Dopo St. Moritz, occhi puntati sugli Hamptons dunque: dal 25 al 28 giugno al Watermill Center, il rifugio del gigante della drammaturgia Bob Wilson, scomparso lo scorso luglio, la cui opera sarà coinvolta in modo diretto dal lavoro delle gallerie presenti.

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