La strana coppia

Nissan e Chery pronte a produrre vetture cinesi nello stabilimento britannico di Sunderland

Il gruppo cinese, tramite la struttura internazionale, quella che controlla i marchi Omoda e Jaecoo, e la casa giapponese hanno siglato un accordo memorandum d’intesa per esplorare la possibilità di sfruttare lo storico stabilimento inglese

Una vettura Chery in fase di assemblaggio a Wuhu, in Cina Mario Cianflone

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Nissan e Chery International UK hanno firmato un memorandum d’intesa (MoU) non vincolante per lo studio di un accordo di produzione in conto terzi che consentirebbe a Nissan di produrre autovetture di Chery International UK presso il proprio stabilimento di Sunderland.

In base ai termini di tale memorandum d’intesa, lo stabilimento di Sunderland rimarrebbe interamente di proprietà di Nissan e il personale dello stabilimento assunto da Nissan. Il MoU prevede la possibilità che Nissan avvii la produzione di autovetture di Chery International UK sulla linea di produzione numero uno dello stabilimento nell’anno fiscale 2027.

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A maggio Nissan ha annunciato che avrebbe consolidato le proprie operazioni di produzione sulla linea di produzione numero due per valutare opportunità volte a garantire un migliore utilizzo dello stabilimento.

Massimiliano Messina, Chairperson Nissan AMIEO, ha dichiarato: “Si tratta di un importante passo avanti per le nostre attività. Non vediamo l’ora di lavorare con Chery International UK nei prossimi mesi per definire soluzioni ottimali per entrambe le aziende”.

Il protocollo d’intesa non è vincolante, le discussioni tra le due aziende sono in corso e non ci sono ulteriori dettagli da rendere pubblici in questa fase.

Da ricordare che la storica fabbrica di Nissan a Sunderland, nel Regno Unito, diventata nel 1984 la prima fabbrica cacciavite giapponese in europa. Da allora i giapponesi dilagarono e poi fu la volta dei coreani con il gruppo Hyundai Kia con fabbriche a Žilina, in Slovacchia, terra di conquista dell’auto tedesca dal crollo del muro di Berlino, e a Novosice nella Repubblica Ceca. Ora è la volta dei cinesi: corsi e ricorsi della storia, visto che crescendo i volumi non baste più riempire meganavi e spedire auto in Europa, come si vede anche nei porti italiani, servirà un salto strutturale: costruire in Europa, perché trasportare auto costa e non è pratico oltre certi volumi. e in questi giorni stiamo assistendo a questo.

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