Usa

Nikki Haley alla Convention repubblicana: eleggere Trump «per il bene del Paese»

L’ex rivale appoggia formalmente il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Altri ex critici di Trump, da DeSantis a Cruz e Rubio, a loro volta invocano l’unità del partito

di Marco Valsania

US former ambassador to the United Nations and former South Carolina Governor Nikki Haley speaks during the second day of the 2024 Republican National Convention at the Fiserv Forum in Milwaukee, Wisconsin, July 16, 2024. Days after he survived an assassination attempt Donald Trump won formal nomination as the Republican presidential candidate and picked right-wing loyalist J.D. Vance for running mate, kicking off a triumphalist party convention in the wake of last weekend's failed assassination attempt. (Photo by Pedro UGARTE / AFP)

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E’ stata la giornata dell’unità del partito repubblicano alle spalle di Donald Trump alla Convention di Milwaukee. E di appelli per unire anche il Paese sotto le bandiere del partito in vista delle elezioni di novembre per la Casa Bianca. “Non occorre essere con lui al cento per cento per votarlo”, ha detto Nikki Haley, l’ex rivale alle primarie di Donald Trump, ancora una volta comparso in sala, nel discorso più atteso della serata.

Haley, ex ambasciatrice all’Onu, ha formalmente appoggiato Trump, un gesto che finora aveva evitato, con l’obiettivo di riallineare le sue schiere sostenitori più moderati: “Per il bene del nostro Paese”, ha intonato. Il senatore della Florida Marco Rubio, ignorato per la vicepresidenza, ha più tardi sottolineato che America First, “mettere l’America prima di chiunque altro, non ha nulla di divisivo” e può essere una piattaforma aperta a tutti.

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Inframmezzati agli appelli più soft sono tuttavia arrivati anche duri attacchi, a Joe Biden e ai democratici. Al centro la stessa Haley, che ha preso di mira la politica estera degli avversari, definita fallimentare e debole. Durante le primarie aveva usato prpri la politica estera come arma contro Trump, criticando il suo isolazionismo. Adesso ha difeso Trump e accusato Biden di essere nei fatti responsabile della guerra in Ucraina, affermando che la Russia ha invaso sotto presidenti democratici, prima Barack Obama e poi Biden. Ha denunciato aperture diplomatiche all’Iran e gli sforzi di pace nel conflitto a Gaza, sostenendo che Biden preme su Israele invece che sui terroristi di Hamas.

Non basta: in una giornata dedicata alla sicurezza del Paese, gli speaker si sono susseguiti dando voce a forti critiche sulle politiche di ordine pubblico, sostenendo che i democratici vogliono ridurre i fondi per la polizia e che le città americana sono preda di ondate di crimine. Come sull’immigrazione, asserendo che invasioni di migranti illegali sono state incoraggiate o tollerate da Biden e generano violenza, citando casi dove omicidi sono stati ricondotti a clandestini. Di questo hanno parlato il sindaco di Dallas e soprattutto il senatore del Texas Ted Cruz, che ha evocato una “letterale invasione” in atto al confine meridionale.

Il governatore della Florida Ron DeSantis, altro ex rivale ridicolizzato da Trump, ha a sua volta denunciato “ogni immigrazione che sia contraria ai nostri valori” e condannato i democratici per politiche sociali e valori culturali troppo progressisti, quali la promozione dei cosiddetti programmi di diversità, eguaglianza e inclusione. Tra gli intervenuti, anche l’imprenditore Vivek Ramaswamy. Sul palco sono saliti inoltre numerosi familiari di vittime di crimini.

La serata è stata ancora una volta caratterizzata dall’arrivo in sala di Trump, nella sezione Vip con il vicepresidente prescelto JD Vance. Si è più volte alzato e ha levato il pugno, tra gli applausi e gli slogan che invocano una sua vittoria a novembre. E numerose son state le invocazioni religiose sul “miracolo” che lo ha salvato dall’attentato di sabato scorso e che ne segnerebbe il destino. La governatrice dell’Arkansas, Sarah Huckabee Sanders ha detto che è prova che Dio non ha abbandonato l’America. L’altra rivendicazione della Sanders è stata di aver “cacciato la Cina comunista dalle nostre terre”, riferimento a una legge del su stato che vieta il possesso di proprietà agricole da parte di cinesi. La nuora di Trump e co-presidente del comitato nazionale del partito, Lara Trump, ha citato la Bibbia per celebrare la resilienza dell’ex Presidente e candidato. Lara Trump, il primo esponente della famiglia a parlare alla Convention, ha però a sua volta voluto anche aprire spiragli a fasce di opinione pubblica più moderata, dicendo che è possibile sostenerlo, per i suoi risultati economici e sociali, anche se “non si amano i suoi tweet”.

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