Niger, giunta dichiara di aver sventato un golpe a Niamey
Gli attacchi arrivano a poco più di due mesi dall’attentato jihadista dei JNIM
dal nostro corrispondente Alberto Magnani
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NAIROBI - La capitale nigerina di Niamey è tornata sotto attacco il 29 agosto, con spari ed esplosioni registrate fra la notte e la mattinata vicino all’aeroporto Diori Hamani International e al palazzo presidenziale. La giunta militare, salita al potere dopo il colpo di Stato del 2023 e capitanata dal generale Abdourahamane Tchiani, ha imputato l’offensiva a militari ribelli e assicura il ripristino del controllo nelle «zone sensibili» finite sotto il fuoco.
Chiedilo al Sole
«Il rapido intervento delle forze di difesa e di sicurezza - ha dichiarato il ministro Salifou Mody - ha permesso di contenere questo movimento insurrezionale e di riprendere gradualmente il controllo delle zone interessate. Si invita la popolazione a mantenere la calma e a svolgere liberamente le proprie attività quotidiane». Il suo omologo italiano Guido Crosetto ha riferito su X che i militari e le infrastrutture italiane non sonon state «coinvolte» negli episodi.
L’assalto si è consumato a poco più di due mesi dall’attentato rivendicato dai jihadisti di Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin, culminato in decine di vittime fra soldati, assalitori e civili. A fine gennaio era stata la volta di un altro blitz, sempre contro l’aeroporto Diori Hamani e la base militare Air Base 101. A quanto risulta al Sole 24 Ore, la situazione è ancora in movimento.
Un nuovo colpo alla stabilità del Paese
Il Niger è un Paese ricco di uranio nel cuore del Sahel, la fascia semidesertica a sud del Sahara che si è trasformata da anni nell’epicentro globale del terrorismo. L’assalto appena respinto ha rievocato gli spettri di un «golpe nel golpe» simile a quelli già subiti dagli alleati di militari di Mali nel 2020-2021 e Burkina Faso nel 2022, aumentando il nervosismo su tenuta e prospettiva di una delle ultime giunte a emergere dalla girandola putschista che oggi salda la «cintura dei golpe» fra la costa atlantica e quella del Mar Rosso.
La giunta di Tchiani aveva defenestrato il vecchio leader filo-francese Mohamed Bazoum con la giustificazione e l’obiettivo di smantellare l’insorgenza islamista che logora da anni il Paese. I riscontri dell’offensiva anti-terroristica sono deboli, in un clima di instabilità appesantito anche dagli ultimi blitz dei gruppi armati e dall’avanzata più netta subita da un altro alleato di peso come il Mali a fine aprile. L’esecutivo di Tchiani è legato ai contractors russi degli Africa Corps, la ex compagnia Wagner, fra i bersagli dell’ultimo assalto all’aeroporto di giugno e legati alle giunte saheliane da rapporti di collaborazione più o meno istituzionalizzati.







