Neuroselling: come le neuroscienze ridefiniscono la comprensione delle decisioni d’acquisto
Il libro di Russo e Gabrielli sfida la visione lineare delle decisioni di vendita, mostrando come le scelte emergano da processi rapidi, frammentati e spesso inconsapevoli
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Nelle ultime due mie incursioni in questa rubrica ho parlato di un paio di libri sulla vendita e negoziazione letti recentemente, uniti tra loro da un filo che chiamerei “non confondere”. Il primo, di Blount sulle Obiezioni, fondato sul non confondere obiezione e rifiuto; il secondo di Chris Voss sulla negoziazione, imperniato sul non confondere negoziazione e pressione. Oggi mi dedico a non confondere decisione con la spiegazione della decisione ispirandomi a Neuroselling, dei due autori italiani Vincenzo Russo e Giorgio Gabrielli (per Hoepli)
Chiedilo al Sole
Il termine neuroselling tende (almeno a me, ma so di non essere l’unico) a produrre due reazioni opposte. Da un lato l’idea di una vendita “potenziata” dalle neuroscienze, quasi una versione più sofisticata della persuasione tradizionale. Dall’altro il dubbio di una rilettura, affascinantissima ma in fondo un po’ ornamentale, che poco aggiunge nella pratica a concetti già noti della comunicazione di vendita.
Per me che approccio le questioni psicologiche da una formazione ed esperienza di tipo economico / sociologico, il libro Neuroselling si colloca in uno spazio più sobrio di entrambe le interpretazioni. Il punto non è dotare il venditore di nuove leve di influenza, ma mettere in prospettiva una delle assunzioni più radicate nella vendita: che le persone decidano attraverso un percorso lineare, pienamente consapevole, e che la comunicazione commerciale possa accompagnarlo in modo ordinato dall’inizio alla fine. Chiaro è che, soprattutto in alcuni suoi aspetti metodologici e di processo, è particolarmente utile e sistematico quel punto di vista. Al tempo stesso però, secondo il semplice ma rilevante nucleo del libro, le decisioni non si sviluppano secondo il racconto razionale che spesso facciamo di esse. La spiegazione arriva anche dopo, come ricostruzione coerente di un processo che si è formato attraverso passaggi più rapidi, frammentati e non sempre pienamente consapevoli.
Da qui deriva l’intero impianto del neuroselling. Non come insieme di tecniche, ma come tentativo di riallineare il linguaggio della vendita con il funzionamento reale dei processi decisionali.
In questa prospettiva, uno degli aspetti che ha più colpito me del libro, anche solo per il fatto che parla di cose che un po’ conosco, è il dialogo a volte implicito, a volte esplicito, con alcuni riferimenti classici della psicologia cognitiva e della persuasione.







