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Nestlé, oltre 15mila presenze a ReNest: dal cibo nasce un manifesto per consumi più consapevoli

di Fabrizio Arnhold

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Oltre 15mila partecipazioni, più di 40 panel, 120 visite guidate e oltre 50 interventi sul palco. Sono i numeri con cui si chiude ReNest. Dalle radici al futuro. Un viaggio dentro al cibo, il progetto promosso dal Gruppo Nestlé in Italia, con il patrocinio del Comune di Milano e di Assolombarda, che dal 12 al 24 maggio ha trasformato Piazza Elsa Morante, a CityLife, in uno spazio esperienziale dedicato al futuro dell’alimentazione.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’iniziativa ha portato al centro della città temi spesso complessi come sostenibilità, spreco alimentare, agricoltura rigenerativa, filiere e circolarità, provando a tradurli in un linguaggio accessibile attraverso installazioni interattive, laboratori, showcooking, incontri e momenti di confronto con cittadini, esperti, imprese e istituzioni. Il cuore del percorso è stato il Nido, richiamo al simbolo storico di Nestlé, pensato come luogo di ascolto e partecipazione per costruire una maggiore consapevolezza sul valore del cibo.

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Dall’evento al manifesto

La chiusura dell’iniziativa non è però un punto di arrivo. Da ReNest nasce infatti il manifesto “ReNest Yourself”, un invito a portare fuori dall’esperienza milanese — nella casa, nella scuola, nel lavoro e nella città — una nuova attenzione verso il cibo, le risorse e i comportamenti quotidiani.

L’obiettivo è spostare lo sguardo dal prodotto al sistema. Ogni alimento, ricorda il manifesto, è il risultato di filiere, territori, ingredienti, competenze, persone e scelte industriali e individuali. Da qui l’esigenza di rendere più accessibili le informazioni su nutrizione, sostenibilità, rigenerazione e circolarità, evitando che restino temi solo per addetti ai lavori.

Capire il futuro del cibo significa anche sapersi orientare tra dati, messaggi e fonti, superando semplificazioni e falsi miti. Il manifesto richiama così la necessità di coltivare uno sguardo più consapevole e critico sulle connessioni tra produzione, consumo, spreco, benessere e ambiente.

Il valore dei gesti quotidiani

Il messaggio di ReNest insiste soprattutto sulla dimensione concreta del cambiamento. La sostenibilità non passa soltanto dalle grandi decisioni industriali o normative, ma anche da abitudini ripetute ogni giorno: leggere meglio le etichette, ridurre gli sprechi, valorizzare le risorse, scegliere con maggiore consapevolezza e riconoscere il valore di ciò che può avere una seconda vita.

In questa prospettiva, ReNest prova a costruire un ponte tra imprese, cittadini, scuole, istituzioni, comunità scientifica e territori. Il cibo diventa così un linguaggio comune, capace di unire generazioni e culture diverse e di favorire alleanze orientate alla continuità, superando il singolo evento.

Una seconda vita per i materiali

Il primo passo concreto riguarda proprio i materiali dell’installazione, che saranno riutilizzati in diversi luoghi tra sedi aziendali, spazi educativi e realtà del territorio. Alcuni elementi del Nido, tra cui la passerella, le panche, il recinto e il pavimento in legno, insieme ai totem dedicati a sostenibilità, riciclo e lettura delle etichette, saranno destinati alla Croce Rossa Italiana.

Tra aprile e giugno sono state programmate donazioni a tre food hub di Milano gestiti da Fondazione Ibva e Banco Alimentare, con una prima donazione pari a 1.300 chili di prodotti. Altri elementi simbolici dell’installazione, come l’arco realizzato con capsule esauste di caffè e i totem dedicati al caffè e all’economia circolare, saranno trasferiti nella sede Nestlé di Assago, mentre alcuni materiali arricchiranno la fabbrica e il Museo Perugina di San Sisto.

“Con ReNest abbiamo voluto creare uno spazio aperto, accessibile e partecipativo, capace di rendere concreti temi che spesso vengono percepiti come complessi o distanti come la sostenibilità, le filiere e l’economia circolare”, spiega Valeria Norreri, Head of Corporate Brand & Content Strategy Nestlé Italia. “I numeri di queste due settimane ci raccontano una forte partecipazione, ma il risultato più importante è quello culturale. ReNest ci ha fatto capire che le persone hanno voglia di saperne di più, di confrontarsi e sentirsi parte di un cambiamento possibile”.

Per Nestlé, dunque, l’eredità del progetto è soprattutto culturale: trasformare la consapevolezza maturata durante l’esperienza in scelte più informate e in gesti quotidiani di cura verso sé stessi, gli altri e l’ambiente.

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