Impresa etica

Nelle carceri del Veneto tre detenuti su dieci lavorano

La collaborazione fra amministrazione penitenziaria, Unioncamere e Regione crea opportunità di crescita e reinserimento sociale

di Barbara Ganz e Valentina Saini

3' di lettura

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Non solo le imprese più grandi e strutturate: anche realtà di dimensioni minori, perfino familiari, possono trovare nella collaborazione con le carceri del territorio una opportunità di crescita, non solo in senso economico.

L’assessore regionale veneto allo Sviluppo economico, Roberto Marcato, la definisce «una sfida di civiltà. Il progetto di far incontrare il mondo dell’industria e dell’artigianato con le attività produttive portate avanti all’interno degli istituti di pena veneti è l’occasione per aumentare le opportunità lavorative dei detenuti nei nove istituti penitenziari del Veneto, complessivamente 2.600, e allo stesso tempo sostenere l’economia del territorio con i benefici garantiti dalla Legge. I risultati sono andati al di là delle nostre aspettative: il lavoro dà nuovi orizzonti di vita alle persone fornendo dignità, nel pieno rispetto delle regole e della pena. Ma riducendo molto i fenomeni di recidiva del reato».

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I numeri dicono che, al 30 giugno 2024, i detenuti in Veneto erano 2.675, di cui 1.361 stranieri e 138 donne. I detenuti lavoratori negli istituti penitenziari alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria erano 491, mentre i lavoratori alle dipendenze di imprese o cooperative erano 270. Il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria per il Triveneto, che ha sede a Padova, esercita la propria competenza su tutti gli Istituti Penitenziari del Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. In Veneto sono presenti nove istituti penitenziari: sette Case Circondariali (condanne inferiori ai 5 anni) e due Case di Reclusione (per scontare sentenze passate in giudicato con condanne superiori ai 5 anni). Provveditorato e Regione del Veneto, in collaborazione con Unioncamere del Veneto, hanno iniziato nel 2015 a mettere a sistema le occasioni di lavoro in carcere: «Nella nostra regione ci sono più di 100mila offerte di lavoro inevase - spiega il presidente di Unioncamere del Veneto Antonio Santocono - Promuovere un’economia inclusiva e sostenibile significa considerare il lavoro penitenziario come risorsa anche per le imprese». A dieci anni dalla prima fotografia della situazione, ora la collaborazione fra istituzioni e mondo dell’economia segna un ulteriore sviluppo e vede Unioncamere Veneto in rappresentanza del Sistema Camerale regionale, al fianco dell’Amministrazione penitenziaria, in seno alla Commissione regionale per il lavoro penitenziario, con il comune intento di promuovere misure efficaci per il reinserimento lavorativo delle persone detenute.

Imprese e cooperative sociali possono stipulare con le Direzioni degli istituti convenzioni per la gestione in comodato d’uso di spazi da adibire alla produzione: «Il lavoro costituisce un’importante occasione di riscatto. Riuscire ad ampliare al massimo le possibilità occupazionali all’interno degli Istituti ha una valenza sociale inestimabile poiché significa poter incidere in modo sensibile sulla riduzione della recidiva» spiega Rosella Santoro, provveditore regionale, che sottolinea come non sia solo una questione di convenienza: «La scelta delle aziende che sinora hanno portato una parte o tutta la propria produzione all’interno di un istituto non è legata solo a un eventuale vantaggio economico ma è una scelta etica di responsabilità sociale. Lavorare all’interno di un carcere richiede disponibilità a trovare un equilibrio con i fattori connaturati al sistema carcerario che, solo apparentemente, sembrerebbero penalizzare chi investe nel lavoro penitenziario; ma un’analisi più attenta porta ad apprezzare i numerosi punti di forza che il lavoro penitenziario presenta come spazi lavorativi concessi in comodato d’uso gratuito, agevolazioni e incentivi fiscali, misure per il sostegno e l’avvio di nuove attività imprenditoriali, costo competitivo delle produzioni insieme all’acquisizione di una condotta aziendale filantropica».

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