Borghi d’Italia

Nell’entroterra Ligure di Ponente intreccio pittoresco di case in pietra, vicoli e panorami

Tra le valli dell’Imperiese alcuni borghi sorprendenti e poco conosciuti, avvolti dal verde argentato degli uliveti in un un paesaggio che racconta la cultura e la tradizione dell’olio

di Erika Scafuro

Apricale

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Quando i colori del foliage accendono i boschi e invitano a lasciare il mare alle spalle, per risalire verso le pendici dei monti, è il momento ideale per scoprire un’altra Liguria. Tra le valli dell’Imperiese, nell’entroterra di Ponente, vi sono infatti borghi sorprendenti e poco conosciuti, avvolti dal verde argentato degli uliveti: un paesaggio che racconta come la cultura e la tradizione dell’olio siano da sempre uno dei pilastri di questo territorio. Un itinerario lento, alla scoperta di piccoli paesi medievali immersi nella natura e nel silenzio, custodi discreti di tesori architettonici, storici e culturali.

Borgo di Bussana

Bussana Vecchia rinato con l’arte

Per anni Bussana Vecchia, antico borgo dell’entroterra sanremese fondato nel XI secolo, è rimasto abbandonato a seguito della violenta scossa di terremoto che nel febbraio 1887 colpì questa zona. Oggi, però, tra i vicoli e le case restaurate, si scopre un luogo sorprendente in cui ha trovato ispirazione un movimento di artisti provenienti da tutto il mondo. La rinascita di Bussana Vecchia inizia alla fine degli anni Cinquanta, quando lo scultore e ceramista torinese Mario Giani, in arte Clizia, decide di stabilirvisi. Con la sua presenza inizia a fondare una comunità internazionale di artisti, dotata persino di una propria costituzione, persone che ridanno vita ad un luogo dimenticato e trasformano, nel corso degli anni, ciò che resta degli antichi edifici danneggiati, recuperandoli e restaurandoli nel rispetto della struttura medievale originaria, in atelier, laboratori, spazi creativi e gallerie d’arte che colorano il borgo, al punto che Bussana Vecchia diventa il “paese degli artisti” che attira visitatori e curiosi.

Loading...

Dolceacqua

Tra valli e castelli, Dolceacqua e Apricale

È nel cuore dell’entroterra imperiese, in val Nervia e lungo il corso dell’omonimo torrente, che sorge Dolceacqua. L’arrivo nel borgo suscita subito stupore grazie allo scorcio poetico dato dall’antico ponte romanico del XV secolo, con un imponente arco di trentatré metri, e dal Castello dei Doria che domina dall’alto il paese. Una vista che incantò persino Claude Monet durante un viaggio nell’entroterra ligure: il pittore francese ne rimase talmente colpito da inserirla nel dipinto Le Château de Dolceacqua del 1884. Attraversando i caruggi del centro storico, chiamato dagli abitanti Téra (terra) per distinguerlo dalla zona più recente detta Borgo, si sale al Castello dei Doria. Oggi le sale del maniero raccontano, attraverso il supporto della tecnologia multimediale, la storia delle famiglie proprietarie, dapprima i Conti di Ventimiglia e successivamente i Doria, così come la storia del territorio, la cultura e le tradizioni del borgo. Dolceacqua è famosa anche la produzione del vino rosso DOC Rossese, celebrato persino da una fontana posta nel centro del paese.

Già dal nome, che deriva dal latino apricus che ha il significato di “soleggiato”, Apricale porta con sé la luce che lo illumina grazie alla sua posizione panoramica. Arroccato su una collina a circa trecento metri di altitudine, il borgo – fra i più Belli d’Italia (è anche Bandiera Arancione del Touring Club Italiano) – è intreccio pittoresco di case in pietra e vicoli che conducono alla sommità dove si trova il Castello della Lucertola, costruito nel X secolo per volontà dei Conti di Ventimiglia. Oggi all’interno dell’edificio, che custodisce il Museo della Storia di Apricale, si può ripercorrere la storia del paese e gli avvenimenti che videro protagoniste antiche famiglie nobiliari: reperti, documenti e oggetti conducono in un affascinante percorso nel tempo. Tra i luoghi da vedere ad Apricale, anche l’oratorio di San Bartolomeo, che conserva un polittico su legno del 1544 che raffigura la Madonna della Neve, e la chiesa di Santa Maria degli Angeli, impreziosita da affreschi del XV secolo.

Tappa Triora e Dolcedo

L’itinerario prosegue in valle Argentina, dove, ad ottocento metri di altitudine, sorge il particolare borgo di Triora. Noto come “il paese delle streghe” perché qui, nel 1587, si tenne un lungo e documentato processo per stregoneria che coinvolse diverse donne poi condannate a morte. Un periodo storico che interessò tutto il paese e di cui si può trovare ancora traccia visitando la Cabotina, un casolare dove si riteneva si riunissero le streghe, e il Museo di Triora, attualmente aperto al pubblico da venerdì a domenica. Al suo interno si trovano diverse sezioni: dalla stregoneria all’etnografica, passando per la storia locale e percorsi didattici. Triora è anche famosa per un simbolo della tradizione culinaria del luogo: il pane tipico, scuro e dalla forma rotonda, preparato secondo un’antica ricetta che prevede l’uso della crusca. Tornando infine verso il mare, si incontra la valle del Prino con l’omonimo torrente su cui si affaccia il borgo medievale di Dolcedo. Caratterizzato da case dalle facciate colorate, il piccolo paese di origine medievale accoglie il visitatore con il Ponte dei Cavalieri di Malta, anche detto Ponte Grande, edificato nel 1292. Passeggiando tra i carruggi si raggiunge il centro storico, denominato Piazza perché un tempo si svolgeva il mercato, e la chiesa barocca di San Tommaso. L’entroterra ligure di Ponente, fra antichi borghi e tradizioni, conserva intatto il suo volto più autentico.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti