Lavoro povero nel turismo: oltre il 70% dei dipendenti guadagna meno di 14.800 euro annui
Secondo uno studio della Filcams Cgil quasi la metà dei lavoratori occupati nel terziario (il 47,51% per la precisione) sono working poor. Incide sulle retribuzioni l’ampia diffusione del part time involontario
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I punti chiave
- Tra le donne, quasi il 53% nel terziario è working pooor
- Nel commercio l’ampio divario territoriale penalizza Sud e Isole (48,5% sotto la soglia di povertà)
- I salari nel Turismo risentono della maggiore diffusione del part time
- Gender pay gap di 15 punti nei servizi a svantaggio delle donne
- Russo (Filcams): Il part-time involontario è ormai una condizione strutturale
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Quasi la metà dei lavoratori occupati nei settori del terziario (il 47,51% per la precisione) - ovvero commercio, servizi e turismo- sono lavoratori poveri: percepiscono una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, soglia di povertà salariale (pari al 60% della retribuzione mediana), che sale a 14.800 euro per chi ha lavorato almeno dodici settimane nell’anno. Nel Mezzogiorno oltre 3 lavoratori del terziario su 5 sono considerati working poor.
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Lo rileva il Focus sul lavoro povero della Filcams Cgil che mette sotto la lente il settore che da anni è il motore del mercato del lavoro, visto che la gran parte delle assunzioni riguardano proprio questo comparto, trainato da servizi a basso valore aggiunto nel turismo, negli alloggi e nella ristorazione, All’interno del macrosettore emerge un’ampia articolazione: la situazione peggiore si registra nel turismo dove il 71,22% resta sotto la soglia di povertà, percentuale che al Sud e nelle Isole interessa quattro lavoratori su cinque. working poor un lavoratore su due impiegato nei servizi, pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva.
Tra le donne, quasi il 53% nel terziario è working pooor
La ricerca è stata condotta su un campione di circa 6,3 milioni di persone (il 96% del totale), per le quali si dispone delle informazioni necessarie alla ricostruzione della distribuzione dei redditi da lavoro dipendente. Più nello specifico, l’indagine si fa riferimento a una nozione di lavoratore povero, la cui retribuzione annua sia pari o inferiore al 60% della retribuzione annua mediana nazionale, corrispondente a 13.950 euro annui per chi ha almeno una settimana lavorata, e a 14.800 euro annui per chi ha almeno 12 settimane lavorate).
Considerando chi ha almeno una settimana lavorata per tutti i settori del terziario oggetto dell’indagine, la percentuale di dipendenti sotto la soglia di povertà è del 47,51%, con forti differenze legate al sesso (maschi 40,92% - femmine 52,93%) e all’area geografica (Nord-Ovest 38,48%, Nord-Est 43,63%, Centro 47,53%, Sud e Isole 61,47%). Restringendo il campione a chi lavora almeno 12 settimane, nel 2024 le statistiche assumono valori relativamente più contenuti. L’incidenza del lavoro povero, nel complesso, è in questo caso pari al 41,71%, con forti disparità per sesso (maschi 33,70% - femmine 48,32%) e per area geografica (Nord-Ovest 33,02%, Nord-Est 37,09%, Centro 42,23%, Sud e Isole 56,35%).
Nel commercio l’ampio divario territoriale penalizza Sud e Isole (48,5% sotto la soglia di povertà)
Nel settore del Commercio, tra chi ha lavorato almeno una settimana, l’incidenza complessiva del lavoro povero è pari al 31,16%. Si confermano un marcato divario di genere (25,33% uomini; 36,60% donne) e territoriale, con valori pari al 22,39% nel Nord-Ovest, al 25,48% nel Nord-Est, al 31,29% nel Centro e fino a toccare il 48,52% nel Sud e nelle Isole.








