Il Graffio del lunedì

Nel torneo dei cascatori Bastoni nella bufera. Sotto accusa le regole assurde del Var e il sistema arbitrale

di Dario Ceccarelli

 (Photo by Marco Alpozzi/LaPresse)

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Un altro mondo. Fa un certo effetto passare dal festoso clima olimpico azzurro, con il sensazionale bis d’oro di Federica Brignone, alle velenose beghe del nostro campionato, sempre sull’orlo di una crisi di nervi, sempre pronto a dividersi e a beccarsi in modo astioso settimana dopo settimana.

Non c’è più una partita che si salvi, ogni volta c’è una scena brutta e sgradevole per un rigore dato o non dato o qualsiasi altro episodio che naturalmente diventa poi decisivo portandosi dietro una tossica scia di insulti, presunti complotti, accuse e contraccuse da fa impallidire perfino quell’angioletto di Trump

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Con Inter-Juventus (3-2) di sabato sera abbiamo raggiunto l’apice, anche se al peggio forse non c’è più limite. Una bellissima partita, risolta al 90’ da un rasoterra di Zielinski, è stata praticamente oscurata da un episodio (il rosso a Kalulu per un fallo colpevolmente simulato da Bastoni al 42’) di cui dovremo parlare all’infinito anche se poi, lo sappiamo, la settimana prossima, accadrà sicuramente qualche altro episodio bollente o più o meno indecente su cui flagellarci. Adesso che sul fattaccio di San Siro sono entrati in gioco anche i calibri pesanti (prima Chiellini Comolli, poi addirittura il presidente John Eklann con una indignata telefonata al presidente della Federazione Gravina), bisogna però fare chiarezza su una cosa: va bene riformare il comatoso sistema degli arbitri e il regolamento del Var, il cui protocollo attuale non prevede la possibilità di intervenire sulle ammonizioni (Kalulu è stato espulso per doppia ammonizione), però dietro alle storture di un regolamento astruso molto indietro rispetto alle attuali tecnologie, c’è anche la componente umana.

La simulazione di Bastoni non solo è grave perché vuole ingannare l’arbitro, ma lo è doppiamente perché Bastoni, quando vede La Penna (cognome evocativo, ne fa più la penna… ) estrarre il cartellino rosso per Kalulu, esulta come se avesse appena vinto la Champions.

Qualcuno dirà: le simulazioni non sono una novità, ci sono sempre state. A parte che non è un buon motivo per continuare (migliorare mai?) ma un giocatore della Nazionale non può farlo. C’è una cultura sportiva, un’etica, non diciamo spirito olimpico perché sarebbe troppo, che vanno rispettate. Ma che esempio dà Bastoni, e quelli come lui (cascare al minino tocco è un vizio collettivo), ai ragazzi che vogliono diventare dei calciatori?

Il messaggio è chiaro: fai il furbo, che andrai lontano. Un difetto molto italiano, ben incarnato nei film di Alberto Sordi, che sarebbe ora di lasciarcelo alle spalle. I grandi campioni, che devono essere campioni non solo quando passano in cassa, hanno anche delle grandi responsabilità. Fanno da esempio. E il comportamento di Bastoni, senza crocefiggerlo, non è proprio un esempio edificante. E anche Chivu, che lo giustifica dicendo che Kalulu, già ammonito, non avrebbe dovuto alzare il braccio, non ne esce bene. Una difesa di ufficio, quella dell’allenatore interista, che non gli fa onore sporcando anche la sua immagine, finora molto rispettata. Quanto alla partita, dicevamo che è stata bellissima e combattuta fino all’ultimo respiro. E dice che la Juve, infuriata o no, è ancora viva e vegeta; e che l’Inter, con questo ulteriore allungo realizzato battendo finalmente una rivale, fa un importante passo avanti verso lo scudetto. Le restano alcune fragilità: soprattutto in difesa (dormita collettiva) come in occasione del gol di Cambiaso. Per il resto però è cresciuta in modo esponenziale ben guidata da Chivu che ha fatto dimenticare l’orribile finale di stagione dell’anno scorso. Il Milan la insegue, ma può far paura solo se la sua artiglieria pesante (Leao e Pulisc) tornerà a colpire.

Pisa-Milan 1-2

Con qualche affanno di troppo, e grazie a un super Modric che nel finale, firma il gol della vittoria, il Diavolo prosegue la sua personale rincorsa all’Inter e a un ipotetico scudetto finora mai esplicitato da Allegri (“Il nostro obiettivo è andare in Champions…). In effetti, se si guarda la classifica, l’unica squadra che forse può mettere in ansia l’Inter è proprio il Milan. Un Milan strano, che non perde da 23 partite, ma che non dà quasi mai la sensazione di forza e autorevolezza. Vince un po’ così, alla Allegri, però va avanti nonostante che alcuni dei suoi calciatori migliori non siano proprio al top, a partire da Pulisic e Leao che Allegri ha poi inserito per dare una mossa a un Diavolo ingolfato. Passando al 4-3-3, il Milan ha ripreso il comando del gioco vincendo grazie anche alla tenacia di Modric, uno che a 40 anni non molla mai un colpo. Un po’ come questo Diavolo allegriano che non vuole farsi distanziar troppo dall’Inter in vista del derby dell’8 marzo. Uno snodo che può essere decisivo sia per i nerazzurri sia per i rossoneri che, vincendo, avrebbero possibilità di riaprire il discorso sullo scudetto. Per puntare a questo obiettivo il Milan non deve fare passi falsi con squadre non imbattibili. Ebbene, il Milan deve vedersela nel recupero prima in casa con il Como, e già questo, con Rabiot squalificato, non sarà un passaggio banale. A seguire il Parma e poi la trasferta con la Cremonese, l’unica squadra che finora ha sconfitto i rossoneri.

l’Inter, invece, oltre alle sfide con il Lecce (fuori) e il Genoa in casa , dovrà giocare altre 4 partite tra Coppa Italia e play off di Champions. Insomma non sarà bello questo Milan ma ha ancora delle buone carte da giocare. C’è anche un altro scaramantico: avere il fiato sul collo dei cugini all’Inter non piace. Evoca brutti ricordi. Nell’era dei tre punti, solo due volte il Milan ha toccato quota 50 dopo 23 turni, nel 1995-’96 e nel 2003-’04. In entrambi i casi i rossoneri vinsero lo scudetto. Essere superstiziosi, diceva un grande attore, non è intelligente, ma non crederci porta male.

Napoli-Roma 2-2

La sfida del posticipo tra Conte e Gasperini finisce con un pareggio, elettrico e molto combattuto, che nulla cambia per quanto riguarda un posto in Champions mentre allontana ancora di più il Napoli dalla corsa al titolo. Ora i partenopei, che hanno ripreso gli ospiti nel finale con una stoccata del brasiliano Alisson, sono terzi a 11 punti dall’Inter, sempre più in fuga. La Roma, due volte in vantaggio con Malen (5 gol in 5 partite) è quarta con 47 punti davanti alla Juve (46).

Una bella partita, quella del Maradona, dove il Napoli, pur dominando nel possesso, ha dovuto sempre inseguire la Roma, già in accelerazione dopo il gol bruciante dell’olandese (7’). Ci vorrà poi Spinazzola, con un tiro potente deviato da Pisilli, ha rimettere dopo una quarantina di minuti la sfida in equilibrio. Anche nella ripresa la Roma è più concreta. Il Napoli se ne accorge quando Wesley ( (70’)) rimanda Malen sul dischetto per l’1-2 che illude Gasperini ma non scoraggia i partenopei. Sarà poi Alisson, servito da Giovane, a firmare il definito pareggio. L’ingresso di Alison, al debutto in A, ha cambiato la partita. Da notare: sia il brasiliano che Giovane sono due new entry che il Napoli ha preso tre settimane fa dal mercato invernale per rimpolpare una squadra decimata dagli infortuni.

Lazio-Atalanta 0-2

Nell ’Olimpico quasi deserto per lo sciopero del tifo contro il presidente Lotito, i bergamaschi vincono la prima delle tre sfide (le prossime in Coppa Italia) ravvicinate contro la Lazio scavalcando al sesto posto il Como in classifica. La Lazio, senza Zaccagni e Pedro, fa quello che può tenendo aperta la partita e colpendo anche un palo nel finale con Ratkov. . La prima rete dell’Atalanta arriva con un rigore realizzato da Ederson alla fine del primo tempo. Il 2-0 nella ripesa con un preciso destro a giro di Zalewski. L’Atalanta insomma si riavvicina all’Europa.

Como-Fiorentina 1-2

Chi l’avrebbe detto? Chi l’avrebbe detto alla vigilia che la tormentata Fiorentina sarebbe riuscita a superare il lanciassimo Coma davanti al suo pubblico? Nessuno, ma il calcio piace anche perché è imprevedibile. E non sempre, per fortuna, vince il migliore. Così la vanitosa squadra di Fabregas, specchiandosi troppo come Narciso, inciampa nella sua presunzione. Mentre la viola risorge con i gol di Fagioli e Kean, entrambi ex juventini. Il primo è un bel pezzo di bravura completato da un rasoterra che sorprende il portiere lariano Butez. Kean invece segna su rigore concesso per un ingenuo fallo di Perrone su Mandragola. Il Como si sveglia nel finale realizzando il 2-1 grazie a una autorete di Parisi. Sul più bello però Morata si fa espellere per un doppio giallo facendo infuriare Fabregas che non potrà utilizzarlo mercoledì nel recupero con il Milan.

Torino-Bologna 1-2

Eppur si muove. Era da un mese che la squadra di Vincenzo Italiano non trovava la vittoria (2-3 con il Verona). Adesso, superando il Torino in casa, il Bologna muove finalmente la classifica sorpassando l’Udinese e agganciando la Lazio a quota 33. A decidere la sfida con i granata, un guizzo di Castro, abile a girare in rete l’appoggio di Bernardeschi. Una rete che, dopo 4 sconfitte consecutive, fa respirare i rossoblù. Nel primo tempo erano andati in vantaggio grazie a un autorete di Nikola Vlasic, che ha poi firmato, forse per emendarsi, il momentaneo pareggio di un Torino che, dopo due risultati utili consecutivi, sente di nuovo la minaccia della retrocessione.

Parma-Verona 2-1

Alla fine, al 93’, gli emiliani la spuntano: ma quanta fatica! Nonostante gli ospiti siano in inferiorità numerica dal 12esimo minuto (follia di Orban), il Parma si è complicato la vita nonostante fosse andata subito il vantaggio con Bernabè. Quella che avrebbe dovuto essere una partita facile si è ulteriormente ingarbugliata per un ingenuo penalty provocato da Circati (su Bowie) e realizzato da Harroui. Nella ripresa il Parma, ben contrastato dal Verona, sembra inchiodato sul pareggio ma Pellegrino, con un colpo di testa, regala in extremis agli emiliani tre punti importantissimi per la salvezza.

Udinese-Sassuolo 1-2

Altro passo falso dei friulani che, dopo la sconfitta con il Lecce, perdono anche in casa con i neroverdi. Una doccia fredda arrivata a sorpresa perché l’Udinese era passato in vantaggio con Solet dopo solo dieci minuti. Una vittoria già apparecchiata ribaltata invece da una pregevole doppietta di Pinamonti tornato al gol dopo tre mesi. Per il Sassuolo tre punti d’oro che lo lanciano all’undicesimo posto

Cremonese-Genoa 0-0

Che dire? Una sfida per salvezza che non resterà nella memoria collettiva. Nessun gol, un certo predominio dei rossoblù che però non porta nessun frutto, tanti sbadigli e poco entusiasmo. Come si diceva una volta, prevale la paura. Un punto a testa e che Dio gliela la mandi buona.

Stasera Cagliari-Lecce (ore 20.45)

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