Nel terzo anno più caldo di sempre calano i danni ma il rischio resta alto
Nel 2025 secondo Aon le perdite economiche causate da eventi estremi nel mondo sono state pari a 260 miliardi di dollari:si tratta del livello più basso dal 2015. Ma quelle coperte da una polizza assicurativa hanno superato la soglia dei 100 miliardi
di Chiara Bussi
4' di lettura
4' di lettura
Il ciclone Harry che si è abbattuto su Sicilia, Calabria e Sardegna nel gennaio 2026 ha riacceso i riflettori sulle catastrofi naturali. Il clima che cambia presenta il conto periodicamente e porta con sé non solo una scia di vittime, ma anche danni economici ingenti solo in parte coperti da una polizza assicurativa. Il bilancio del 2025 contenuto nel Climate and Catastrophe Insight di Aon - leader nell’intermediazione assicurativa e riassicurativa e nella consulenza per la gestione dei rischi e del capitale umano - mette ancora una volte in luce il forte impatto di questi eventi. Nel terzo anno più caldo di sempre le perdite causate dai disastri naturali sono ammontate a 260 miliardi di dollari, in diminuzione del 29% rispetto al 2024, ai minimi dal 2015 e sotto la media del secolo. Quelle assicurate sono rimaste elevate, pari a 127 miliardi di dollari, segnando il sesto anno consecutivo con indennizzi oltre i 100 miliardi. Gli assicuratori hanno dunque coperto quasi la metà delle perdite economiche lasciando un gap di protezione del 51%, il più basso mai registrato. Questo perché la maggior parte degli eventi, soprattutto i più costosi (circa l’81% del totale) si sono verificati negli Usa dove la percentuale di assicurati in media è più alta rispetto a Europa e Asia, in particolare per gli incendi. Il rovescio della medaglia è che circa metà delle perdite è rimasta senza paracadute, esponendo milioni di persone al rischio finanziario, soprattutto nei Paesi emergenti.
«I dati del report – sottolinea Pietro Toffanello, Ceo di Aon Reinsurance Italia – confermano che la sfida climatica è ormai strutturale e i danni causati a inizio 2026 dal ciclone Harry nel Sud Italia sono un segnale anche per il nostro Paese». La riduzione del gap di protezione a livello globale «è un segnale positivo, ma evidenzia allo stesso tempo quanto sia fondamentale continuare a rafforzare la resilienza fisica e finanziaria, soprattutto nei mercati più esposti e meno assicurati». In questo contesto, aggiunge, «il settore riassicurativo svolge un ruolo chiave nel sostenere capacità, innovazione e soluzioni di trasferimento del rischio sempre più evolute. L’integrazione tra modelli avanzati, dati di qualità e tecnologie di analisi del rischio consente ad assicuratori, imprese e istituzioni di trasformare l’incertezza climatica in decisioni più informate, sostenibili e orientate al lungo periodo».
Il record californiano, in Italia si stimano perdite per 1,5-2 miliardi
Lo scorso anno le tempeste di grandine sono state il rischio assicurato più costoso con perdite per 61 miliardi, superando i cicloni tropicali. A livello di singole catastrofiil triste primato spetta però agli incendi boschivi di Palisades e Eaton in California, che insieme hanno causato perdite per 58 miliardi. Complessivamente nel 2025 il climate change ha provocato la morte di 42mila persone: un numero in calo del 45% rispetto alla media del secolo, ma che racconta una situazione ancora drammatica. Tra loro in 25mila hanno perso la vita a causa del caldo estremo, mentre il terremoto in Myanmar è stato l’evento più letale dell’anno con oltre 5mila vittime. Restringendo il focus sull’Italia «nel 2025 – fa notare Toffanello - abbiamo assistito a un numero contenuto di eventi di grande impatto rispetto alla media storica. Tuttavia, una parte significativa delle perdite economiche è rimasta non assicurata, confermando come il gap di protezione nel Paese sia ancora rilevante». Aon stima perdite economiche dirette dovute a catastrofi intorno a 1,5-2 miliardi di euro dovute a eventi atmosferici, come siccità e alluvioni. A queste vanno sommati i danni indiretti elevati, come la mancata produzione agricola nel caso di siccità. Nel nostro Paese il divario di protezione è in media molto alto e pari a circa l’80% ma esistono forti divari tra Nord e Sud e la percentuale varia notevolmente a seconda della tipologia del rischio e delle dimensioni delle imprese: la forbice va dal 90% per quelle micro-piccole al 30% per le grandi. Inoltre le fasce di popolazione e di tessuto economico più fragili sono quelle meno assicurate e quindi più esposte a questo tipo di calamità.
«In un contesto di cambiamento climatico e crescente volatilità degli eventi estremi – dice Toffanello - occorre rafforzare la preparazione del sistema attraverso un uso più evoluto dei dati e dei modelli di rischio. Le iniziative avviate dal governo, tra cui l’introduzione dell’obbligo della copertura assicurativa contro le catastrofi naturali per le imprese, vanno in questa direzione e rappresentano un passo importante per migliorare la resilienza del tessuto produttivo italiano». In parallelo, la creazione del pool riassicurativo nazionale per i rischi catastrofali, sviluppato con il supporto del mercato e di Ania, afferma, «costituisce un elemento chiave per aumentare capacità e stabilità nel lungo periodo. L’adozione di modelli catastrofali sempre più sofisticati, dati ad alta granularità, tecnologie di exposure management e strumenti avanzati di analisi del rischio climatico è fondamentale per supportare assicuratori e imprese nella valutazione del rischio, nella definizione di coperture sostenibili e nella gestione efficiente del capitale». Aon ha contribuito alla progettazione e alla gestione del pool mettendo a disposizione competenze tecniche, capacità di modellazione e accesso ai mercati riassicurativi globali, a supporto di un sistema più solido e resiliente.



