L’emergenza

Nel Sud-Est della Sicilia cresce la penetrazione economica delle cosche

di Nino Amadore

L’arresto del capomafia Bernardo Provenzano l’11 aprile 2006. (Ansa)

3' di lettura

3' di lettura

Una provincia definita “babba” (possiamo tradurre in stupida) crocevia degli affari internazionali delle mafie. Un’altra provincia, industrializzata, in cui la mafia è ben inserita nel tessuto economico e sociale. Da una parte Ragusa, dall’altra Siracusa: in fondo un bel pezzo del Sud Est della Sicilia, un’area ricca che sembra assuefatta alla presenza delle mafie basti vedere il basso, anzi bassissimo, numero di denunce di estorsioni. E’ il quadro che si ricava dall’indagine conoscitiva condotta dalla commissione regionale Antimafia guidata da Antonello Cracolici: «La provincia di Ragusa è crocevia di interessi della criminalità internazionale - spiega -, al contrario di quanti l’hanno definita spesso una provincia ’babba’, quasi immune dagli interessi mafiosi. Direi piuttosto che si tratta di una ’babba internazionale. Il dato che emerge ed è comune ad altre province è quello di una dimensione silente della mafia che non intimorisce più con i colpi di pistola ma che continua ad accumulare armi per garantire un equilibrio del terrore tra cosche. Prima o poi queste armi saranno disponibili: contro chi o contro cosa è importante cercare di capirlo con un certo anticipo».

Secondo la ricostruzione della commissione regionale Antimafia, che ha svolto nelle scorse settimane alcune audizioni, nella fascia trasformata della provincia di Ragusa (la fascia costiera in cui è predominante la serricoltura) c’è una presenza storica consolidata delle famiglie della stidda e di cosa nostra che nel tempo sono diventati la stessa cosa, con interessi che, dal traffico di stupefacenti al riciclaggio, si incrociano non solo con quelli delle famiglie catanesi e nissene, ma anche con la criminalità del Nordafrica e con l’isola di Malta. Inoltre, le attività delle forze dell’ordine hanno dimostrato un approvvigionamento di droga che proviene anche da rapporti diretti con la ’ndrangheta calabrese. «Ma il dato più preoccupante – dice ancora Cracolici - è l’assoluta assenza di denunce, con un’acquiescenza talmente elevata da rendere i soggetti estorti disponibili a subire denunce di favoreggiamento, e questo malgrado le evidenze investigative». C’è, in questa provincia, un tema sicurezza che va affrontato rapidamente: la prefettura di Ragusa ha avviato un’iniziativa coordinata per realizzare una ’cittadella della sicurezza’ a Vittoria che possa interagire anche con i territori di Catania, Caltanissetta e con una parte larga della Sicilia orientale per dare fisicità alla presenza dello Stato. ma un ruolo lo hanno i comuni: «Da tempo - dice Cracolici -sosteniamo la necessità per i comuni di dotarsi di attrezzature di videosorveglianza in grado di migliorare il lavoro di investigazione: qui serve la presenza dello Stato».

Loading...

L’arresto di Matteo Messina Denaro avvenuto il 16 gennaio 2023, dopo trent’anni di latitanza. (Ansa)

In provincia di Siracusa, in linea del resto con altre province, i maggiori problemi rilevati dall’ascolto della commissione Antimafia riguardano il controllo del territorio attraverso lo spaccio di stupefacenti, soprattutto crack, ma anche gli appetiti della mafia sul settore turistico, in espansione: soprattutto nei settori della ristorazione e dei trasporti nel 2024 su 11 interdittive antimafia 9 riguardano la ristorazione e 2 il settore edile. «Nel Siracusano riscontriamo una mafia ben inserita nel tessuto economico e sociale, che non impaurisce la reazione pubblica, facendo alzare, così, la soglia di connivenza col fenomeno criminale che non viene vissuto come una minaccia: come se fosse naturale e connaturato, come il sole e l’aria che respiriamo. Una bassissima conflittualità che si traduce in affari d’oro per chi decide di reinvestire i propri capitali illeciti nella cosiddetta economia legale - spiega ancora il presidente della commissione regionale Antimafia - Siamo convinti che il minor radicamento delle forze politiche nei territori - ha aggiunto Cracolici - sta paradossalmente determinando un maggior condizionamento delle uniche famiglie criminali organizzate, quindi il rischio del condizionamento del voto esiste, anche se non ci sono evidenze tali da suscitare l’attenzione delle forze investigative». Basso, poi, il livello delle denunce contro il racket delle estorsioni, come è srtato rilevato amaramente anche dalle cinque associazioni antiracket presenti nell’area. «Dobbiamo comprendere se questo dipende, come temo, dal livello di assuefazione e convivenza, pericoloso per gli stessi imprenditori. Denunciare oggi conviene – dice Cracolici - ci sono norme che garantiscono la tutela dell’anonimato e in tanti casi abbiamo scoperto che la stessa denuncia da parte degli imprenditori funge da deterrente nei confronti di chi poi si presenta a chiedere il pizzo».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti