Migranti, per colf e badanti flussi chiusi da 12 anni. Cosa succede ora
Nel settore domestico «ingressi» chiusi da 12 anni. Cresce il pressing per quote dedicate
di Andrea Gagliardi
3' di lettura
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L’ultimo decreto flussi pubblicato in Gazzetta a gennaio 2023 non prevede quote ad hoc per colf e badanti. In realtà nel settore domestico i flussi regolari sono stati chiusi nel 2011, 12 anni fa. Non a caso le associazioni di categoria segnalano da tempo come il mercato del lavoro domestico italiano abbia forte bisogno di manodopera aggiuntiva, soprattutto dall’estero. «Su 961mila domestici regolari censiti dall’Inps nel 2021 (ma il settore conosce forti sacche di irregolarità) 672mila erano stranieri (circa il 70%) e di questi ben 514mila provenienti da paesi non comunitari. Nonostante questo ministero dell'Interno e del Lavoro non hanno in mano dati relativi al fabbisogno del nostro settore come invece accade per le imprese con il sistema Excelsior» ha denunciato nei giorni scorsi il presidenti di Assindatcolf (Associazione dei datori di lavoro domestico) Andrea Zini.
Due sanatorie e poca programmazione
L'unico modo per sopperire alla carenza di manodopera sono state finora due sanatorie. Nel 2012 le emersioni per lavoro domestico sono state 115mila. Nel 2020 le richieste inviate al Viminale sono state circa 180mila (ma le procedure di esame sono ancora in corso). «Non c'è stata però nessuna programmazione» continua Zini. Non solo. «Le ricadute sul comparto sono pesanti: oggi le famiglie hanno grandi difficoltà a trovare personale disposto ad occuparsi di anziani, disabili e non autosufficienti, le cosiddette badanti.
Invecchiamento di anziani e forza lavoro
Un fenomeno destinato a crescere a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e della forza lavoro impiegata nel settore». La stima è che nei prossimi 10 anni la metà dei 961 domestici regolari censiti dall'Inps uscirà dal mercato del lavoro: il 35% per raggiunta età pensionabile e il 15% perché trova un altro lavoro o cambia paese.
Le aperture del nuovo decreto flussi
Qualcosa però potrebbe cambiare a breve. La bozza del decreto legge contenente «Disposizioni urgenti in materia di flussi d'ingresso legale dei lavoratori stranieri e di prevenzione e contrasto all'immigrazione irregolare» approvato dal Cdm tenutosi a Cutro prevede all’articolo 1 un allargamento dei flussi di lavoratori extra Ue in ingresso nel triennio 2023-2025, da definire con Dpcm, anche in base all'«analisi del fabbisogno del mercato del lavoro effettuata dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali previo confronto con le organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro maggiormente rappresentative sul piano nazionale.
Verso una stima aggiornata della domanda di colf e badanti
«Con l'intento di fornire al Governo un valido strumento per riattivare, dopo 12 anni, una programmazione dei flussi che si basi finalmente sulle reali esigenze di manodopera aggiuntiva del mercato italiano, soprattutto in un comparto nevralgico come quello domestico, il prossimo 23 marzo - dichiara Luca Di Sciullo, presidente centro studi e ricerche Idos- il centro studi e ricerche Idos presenterà a Roma, insieme ad Assindatcolf, un proprio studio che stima la quota aggiuntiva di lavoratori stranieri dall'estero di cui il comparto stesso ha bisogno per coprire le proprie carenze strutturali; quota che, inglobata in una sperabile riattivazione della programmazione dei flussi, potrebbe contribuire a contrastare, il largo ricorso all'impiego in nero dei lavoratori stranieri nel comparto»









