Commercio illecito

Nel mercato del falso l’elettronica scalza l’abbigliamento

Il Piemonte è la seconda regione, dopo il Lazio, per numero di sequestri con 11,9 milioni di pezzi

di Carlotta Rocci

3' di lettura

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Un prodotto, se spacciato come italiano, vale il 20% in più. Basta una coccarda tricolore sulla confezione per far volare il prezzo. Nonostante il rischio di incorrere in un reato penale punibile con il carcere, il mercato del falso non conosce crisi. Secondo gli ultimi dati del rapporto Iperico del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che analizza i numeri dei sequestri eseguiti dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel 2023 in Italia sono stati messi i sigilli a 68,6 milioni di pezzi, con un aumento del 408% rispetto al 2022, con un valore complessivo di 187,9 milioni di euro. Il Piemonte è stata la seconda regione, dopo il Lazio, per numero di sequestri, con 11,9 milioni di pezzi.

Non è un caso se il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Torino, che si occupa anche di contraffazione e frode in commercio, è uno dei più grandi del Piemonte. «Quasi mai le nostre indagini restano circoscritte al territorio torinese – spiega il comandante del nucleo, il colonnello Alessandro Langella –. Il grande patrimonio informativo che abbiamo acquisito ci permette di seguire il prodotto contraffatto fino all’origine, disarticolando l’intera filiera: dalla logistica alla distribuzione, fino ai canali di finanziamento delle singole produzioni».

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È un lavoro di intelligence che porta gli investigatori nelle fabbriche dove i prodotti vengono confezionati e poi rivenduti sul territorio nazionale. A dicembre, per esempio, seguendo una partita di sementi da orto spacciate per italiane, ma prodotte in Cina, gli inquirenti sono arrivati prima nel Cesenate, poi a Piacenza, dove hanno sequestrato quasi due milioni di buste di semi e 29 macchinari industriali per il confezionamento, per un valore complessivo di 38 milioni di euro.

Oggi non sono le borse firmate a trainare il mercato nero del falso. Il 66% dei sequestri riguarda materiale elettronico, seguito da abbigliamento e accessori, che rappresentano ancora il 43,2% dei prodotti sequestrati, e poi i giocattoli, con un mercato di oltre 22 milioni di euro. Ma ci sono molte altre merci che hanno preso piede nel mondo del falso (non solo made in Italy). Non esiste praticamente alcun prodotto che non possa essere “taroccato” se i produttori del falso intercettano la crescente domanda del mercato. È il caso delle console vintage, con i videogiochi anni ’80 e ’90 tornati di moda grazie al fenomeno del retrogaming. La GdF, coordinata dalla procura torinese, ha scoperto e ritirato dal mercato 12 mila console su cui erano stati caricati 47 milioni di videogiochi pirata, per un valore di oltre 47 milioni di euro. Anche nel settore automotive, soprattutto in Piemonte, non mancano lucrosi tentativi di contraffazione, come quello di un’azienda di Volvera, specializzata nella produzione di copricerchi falsamente etichettati con i marchi dei maggiori brand europei. Le indagini hanno portato al blocco di 13 linee di produzione.

È un mercato che sempre più spesso utilizza i marketplace online per vendere i propri prodotti e ampliare la platea dei potenziali clienti. Ma sono ancora molto battute anche le vie tradizionali: porti e aeroporti sono nodi cruciali nella lotta alla contraffazione. Nel primo semestre del 2024, al porto di Genova, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha sequestrato 190 mila pezzi. Un’attività che ha grosse ripercussioni anche sul Piemonte, perché molte delle merci che arrivano nel porto ligure vengono poi sdoganate a Rivalta Scrivia, nell’Alessandrino, considerato dagli addetti ai lavori il retroporto dell’attività di Genova.

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