Nel labirinto impossibile della Brexit
di Jacek Rostowski
8' di lettura
8' di lettura
Chiunque conosca le famose incisioni di M.C. Escher può immaginare cosa significhi perdersi nell’immensità ossessiva di un labirinto che si ripropone all’infinito. Oggi, la popolazione britannica sta vivendo qualcosa di simile, solo senza la precisione e la meraviglia escheriane.
Si potrebbe chiamare il Labirinto impossibile della Brexit. Il primo ministro Theresa May ne ha varcato audacemente la porta d’ingresso il 29 marzo 2017 attivando l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona. Da allora, non fa che vagare nei meandri di un dedalo politico e logistico.
In cerca di una direzione
Addentrandosi per la prima volta nell’oscurità del Labirinto impossibile della Brexit, si va avanti finché non s’incontra una fitta siepe che costringe a un bivio. A quel punto, si può scegliere tra una brusca svolta a sinistra, oppure una curva più morbida verso destra. Il primo percorso conduce alla zona del labirinto denominata “quadro della relazione finale”, la seconda, invece, verso un “trattato di uscita”, che riguarda esclusivamente le condizioni del divorzio della Gran Bretagna dall’Ue.
Coloro che prendono la via di sinistra si trovano ad affrontare un’ulteriore scelta tra una svolta ancora più a sinistra, “l’opzione Norvegia” – aderire allo spazio economico europeo – e una a destra verso un accordo di libero scambio come quello che l’Unione europea ha recentemente siglato con il Canada. Ma c’è anche una terza via che conduce a un “accordo su misura” contenente elementi di entrambe le suddette opzioni.
Come May ha appena scoperto perseguendo il suo “piano Chequers”, quest’allettante terza via porta dritta in un vicolo cieco. Dall’inizio di luglio, la premier britannica ha fatto pressioni per una proposta di compromesso che manterrebbe l’industria e l’agricoltura del Regno Unito nel mercato unico europeo e nell’unione doganale, limitando al tempo stesso la libertà di movimento dei cittadini e dei servizi tra le due parti. Il problema è che l’Ue ha rifiutato categoricamente tale proposta poiché andrebbe a minare il complesso sistema di compromessi su cui il blocco europeo, e in modo particolare il mercato unico, si è basato negli ultimi sessant’anni.








