Nel cuore del Kupa-Piti, fra le miniere di opale e i grattacieli di Melbourne
Una pietra iridescente che sembra trattenere la luce accecante dell’Outback. Una mostra alla National Gallery of Victoria, uno dei migliori musei d’Australia. Al centro, quattrocento capolavori di zaffiri, smeraldi, diamanti e la gemma dalle cromie cangianti, simbolo del Paese.
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È una pietra cangiante e misteriosa, con lampi di colore che attraversano l’intero spettro della luce. Oltre il 95 per cento dell’opale prodotto nel mondo proviene dall’Australia, e di questo, l’80 per cento arriva da una regione del deserto dell’Australia Meridionale, nel cuore dell’immenso Outback. Coober Pedy è al centro di questa regione ed è un piccolo paese arido e polveroso, creato dal nulla all’inizio del Novecento per offrire ai minatori un’illusione di comunità. Le case vennero costruite sotto la terra o scavate nei lati delle colline perché le temperature esterne potevano raggiungere livelli insopportabili. Gli aborigeni chiamavano questo luogo Kupa-Piti, che significa “uomini bianchi nella fossa”. Uomini che vivevano nel sottosuolo.
Chiedilo al Sole
La modernità ha portato elettricità e aria condizionata, quindi ora molte di quelle case sotterranee sono diventate alberghi stravaganti e musei. La luce accecante di questa terra, però, è rimasta la stessa; è quella che ha reso quasi cieco l’esploratore scozzese John McDouall Stuart, di ritorno dalla sua spedizione del 1861 alla scoperta del centro dell’Australia, passando da quella che oggi è Coober Pedy. Ed è la stessa luce che, riflessa sull’opale, crea i giochi di colore più inaspettati.
Una volta si pensava che questa pietra fosse maledetta, e si usava poco; in realtà, erano gli stessi gioiellieri a non volerla perché fragile e difficile da tagliare, ma oggi è apprezzata per la sua incredibile capacità di cambiare colore semplicemente muovendo lo sguardo.
Ne sono esempi perfetti i due bracciali in mostra a Melbourne: una fascia sottile disegnata nel 1928 con diamanti e cinque opali neri – il più prezioso, che in realtà si chiama così perché ha una base scura che permette ai cristalli di riflettere la luce – e un bracciale molto più vistoso, composto da una fascia di diamanti, zaffiri blu e viola e smeraldi, larga quasi cinque centimetri, con un incredibile opale di 189 carati al suo centro. Le pietre colorate sono incastonate tutt’intorno e ne seguono i colori riflessi dalla luce. Un capolavoro d’arte suggestivo e contemporaneo, disegnato nel 2015 ed esposto accanto a pezzi di epoche molto diverse, a dimostrare che moderno e antico in realtà funzionano molto bene insieme.












