Nel 2025 spesa sanitaria al 6,2% del Pil, Italia ultima fra Paesi G7
Per il Gimbe gli ultimi dati disponibili alimentano tensioni politiche e mettono in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine
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Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica pro-capite piazza il nostro Paese al 15mo posto tra i 27 Paesi europei dell’area Ocse e in ultima posizione tra quelli del G7. “Il sottofinanziamento pubblico della sanità non è più una questione per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio Sanitario Nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale”, sottolinea Nino Cartabellotta, presidente Gimbe, commentando dopo la pausa estiva l’ultima analisi sulla spesa sanitaria nei Paesi Ocse, realizzata dalla Fondazione in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.
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In Italia la spesa sanitaria pubblica nel 2025 si è attestata al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024 ben al di sotto 7,1% della media Ocse. Un quadro che “alimenta tensioni politiche e mette in difficoltà tutte le Regioni, strette tra l’obbligo di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e quello di mantenere i conti in ordine. Ma il prezzo più alto lo pagano i cittadini: liste d’attesa fuori controllo, pronto soccorso al collasso, carenza di medici di famiglia, disuguaglianze territoriali e sociali sempre più marcate e crescente ricorso alla spesa privata. Il risultato? Impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone, quasi una su dieci”, prosegue Cartabellotta.
Schemi di finanziamento diversi
L’analisi del Gimbe si basa sul dataset OECD Health Statistics, aggiornato al 17 luglio scorso. I confronti riguardano la spesa sanitaria pubblica, espressa sia in percentuale del Pil sia in dollari pro-capite a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto (PPP). Nell’interpretazione dei dati va considerato che la spesa sanitaria pubblica di ciascun Paese comprende diversi schemi di finanziamento, di cui generalmente uno prevalente: fiscalità generale (es. Italia, Regno Unito), assicurazione sociale obbligatoria (es. Germania, Francia), assicurazione privata obbligatoria (es. Usa, Svizzera).
Nella Ue 14 Stati spendono più dell’Italia
Se da noi la spesa sanitaria pubblica 2025 è pari al 6,2% del Pil, sono 14 i Paesi europei dell’area Ocse che destinano a questa voce una quota di Pil superiore a quella dell’Italia: il differenziale varia dai +4,8 punti percentuali della Germania (11% del Pil) ai +0,2 della Repubblica Slovacca (6,4% del Pil). La spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 3.952 dollari: ben 909 in meno rispetto alla media Ocse (4.861) e ben 1.013 dollarui in meno rispetto alla media dei Paesi europei (4.965). Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, 14 investono più dell’Italia: dai $ 47 in più della Spagna ($ 3.999) ai $ 4.774 in più della Germania ($ 8.726).
Nel 2011 l’inizio del disallineamento Italia-Media Ue
Insomma, “l’Italia viaggia ormai stabilmente nelle retrovie: davanti a noi ci sono anche Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia e Spagna, mentre alle nostre spalle restano solo alcuni Paesi dell’Europa dell’Est e meridionale”, puntualizza Cartabellotta. Fino al 2011 la spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia era sostanzialmente allineata alla media dei Paesi europei. Da allora il divario si è ampliato, crescendo ancora negli anni della pandemia, quando gli altri Paesi hanno investito molto più dell’Italia, poi nel 2023-2024, quando l’incremento italiano è stato inferiore a quello medio europeo; e nel 2025, quando la spesa sanitaria pubblica italiana è rimasta sostanzialmente stabile. Nel 2025 il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse raggiunge i 1.013 dollari per abitante a prezzi correnti e a parità di potere d’acquisto, corrispondenti a € 612,4 a testa.







