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Nei Paesi dell’Ue il 68% delle famiglie vive in casa di proprietà

Forti divari tra Paesi: quote altissime nell’Est, più basse nelle economie più ricche. In Italia primato di abitazioni vuote (27,3%), mentre in Grecia la proprietà scende ai minimi storici

di Davide Madeddu (Sole 24 Ore) e Lena Kyriakidi (Efsyn, Grecia)

(AdobeStock)

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In qualche caso è un sogno che si avvera, in qualche altro un problema perché trovare una casa da affittare o acquistare non è sempre facile. Un fatto con cui deve fare i conti circa un terzo delle famiglie che vivono nei Paesi dell’Ue. Nel 2024, secondo quanto sottolineato da Eurostat, più di due terzi, la percentuale è, in media, del 68% possedeva la propria casa. Un dato leggermente in calo rispetto al 69% del 2023. Il restante 32% viveva in alloggi in affitto, rispetto al 31% dell’anno precedente.

Nell’intero quadro il dato più alto si è registrato in Romania dove a possedere la casa era il 94% della popolazione, seguita dalla Slovacchia con il 93% e dall’Ungheria 92%. «Possedere una casa era più comune in tutti i paesi dell’UE, ad eccezione della Germania, dove - sottolinea l’Eurostat - l’affitto predominava con il 53% della popolazione che era un inquilino. La Germania è stata seguita dall’Austria con il 46% e dalla Danimarca con il 39%».

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L’Italia assume una posizione sopra la media: a possedere la casa, come emerge dai dati Ocse, il 75% delle famiglie italiane vive in una casa di proprietà, contro il 59% della Francia e il 41% della Germania.

Nel quadro europeo ci sono poi differenze su come si vive e su quali alloggi si possiedono o affittano. A leggere i dati relativi al settore dell’abitazione emerge che nel 2024, il 51% della popolazione viveva in una casa mentre il 48% in appartamenti e 1% in alloggi diversi tra case galleggianti, camper. C’è poi un altro aspetto che riguarda la dimensione delle case. In media 1,7 camere a persona. Tra i paesi dell’UE, il numero maggiore è stato registrato a Malta con 2,2 camere a persona, seguito da Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi con 2,1 camere. All’altra estremità della scala Slovacchia e Romania entrambe con 1,1 camere. Nonostante l’elevata presenza di case di proprietà in Europa si registra anche un altro aspetto: nel 17% dei casi le abitazioni sono sovraffollate. Non solo, il 33% era in una casa sottooccupata, ossia troppo grande per le esigenze della famiglia presente. Situazioni che vedono, nella maggior parte dei casi, anziani rimasti nelle case dopo che i figli sono andati via.

Il caso Italia

Per quanto riguarda l’Italia c’è un altro aspetto: è il Paese europeo con il più alto numero di abitazioni vuote. L’Italia, infatti, ha il 27,3% di abitazioni non occupate, un valore triplo rispetto alla Francia (7,8%) e sei volte superiore alla Germania (4,4%), che tradotto in numeri assoluti si tratta di 9,5 milioni di abitazioni su 35 milioni censite. Il numero maggiore di alloggi non occupati è al Sud dove si registra una percentuale del 40% a Reggio Calabria, e del 39% a Messina.

Secondo le proiezioni Istat al 2050, è prevista una diminuzione della popolazione del 6,7% e inoltre una crescita di famiglie unipersonali. Un fatto che spingerà un cambiamento della politica della casa con il ricorso ad abitazioni più piccole.

Per affrontare la questione della povertà abitativa ci sono poi diverse iniziative in campo.

Housing sociale

Come quella promossa dalla Fondazione con il sud che, con una dote di 5 milioni di euro punta a sostenere «progetti sperimentali che contrastino la povertà abitativa nelle regioni del Sud Italia, proposti dalle organizzazioni di Terzo Settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia Sardegna e Sicilia». L’iniziativa ha l’obiettivo di promuovere, attraverso pratiche sostenibili di housing sociale e welfare comunitario, l’autonomia e la stabilità abitativa di persone e nuclei familiari in condizioni di vulnerabilità economica e sociale.

«La casa è il presupposto fondamentale per costruire percorsi di dignità, autonomia e inclusione sociale - dice Stefano Consiglio, Presidente della Fondazione con il Sud -. Con questo bando la Fondazione vuole rimarcare l’importanza di intervenire in questo ambito, non solo per rispondere ai bisogni immediati di chi vive in condizioni difficili, ma anche per promuovere un cambiamento strutturale che renda il diritto alla casa più accessibile e quanto più possibile stabile per tutti».

La Grecia

Un caso emblematico è quello della Grecia, dove la proprietà immobiliare è ai minimi storici: nel 2024 si attesta al 69,7% a livello nazionale e al 64% nell’area di Atene, in linea con la media Ue (68,4%) ma ben al di sotto del 78% registrato nel 2009, prima della crisi finanziaria. Nonostante pignoramenti e cessioni di crediti deteriorati, nel 2019 il tasso era ancora al 75,5%; in cinque anni si è quindi ridotto di circa 5 punti percentuali. A incidere sono stati la piena liberalizzazione delle procedure di esproprio, la riforma fallimentare del 2020 che ha eliminato la protezione della prima casa e la stretta creditizia delle banche. Nel frattempo, l’aumento dei prezzi di affitti e compravendite ha aggravato il peso dei costi abitativi: secondo l’Istituto di ricerca della GSEE, nel 2024 il tasso di sovraccarico dei costi per gli affittuari ha raggiunto il 37,4% (terzo valore più alto nell’Ue), mentre per chi vive in una casa di proprietà senza mutuo residuo si è attestato al 25,7%, il dato più elevato tra gli Stati membri.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse”

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