Edilizia

Nei cantieri veneti entrano i primi mediatori culturali per la sicurezza

Formedil ha completato il primo corso per nove esperti - otto donne - provenienti da Ucraina, Marocco, Bangladesh, Romania, Nigeria, India e Togo

di Barbara Ganz

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Un primo corso sperimentale ha coinvolto nove mediatori - otto donne e un uomo - provenienti da Ucraina, Marocco, Bangladesh, Romania, Nigeria, India e Togo. Sono i mediatori per la sicurezza sul lavoro che entreranno nei cantieri veneti, dove la sicurezza cambia lingua e approccio. Un investimento che guarda lontano: in una regione dove il fabbisogno di manodopera resta elevato e il contributo dei lavoratori stranieri è sempre più decisivo, rendere la formazione inclusiva ed efficace significa ridurre gli infortuni, migliorare la qualità del lavoro e sostenere la competitività del settore.

La sicurezza

Nei cantieri della regione oltre la metà della manodopera è straniera nelle imprese edili artigiane. Nasce così una nuova figura professionale: il mediatore culturale per la sicurezza. A introdurla è Formedil Veneto, che ha avviato i primi corsi per facilitatori linguistici chiamati ad affiancare i docenti e rendere davvero comprensibili norme e rischi a lavoratori provenienti da tutto il mondo. Una svolta operativa – prevista dal nuovo contratto regionale dell’edilizia artigiana e PMI – che punta a ridurre gli infortuni e a colmare un gap formativo sempre più evidente nei cantieri.

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La scelta risponde a un’esigenza concreta del mercato del lavoro: in Veneto, infatti, i lavoratori stranieri rappresentano oltre il 55% degli occupati nelle imprese edili artigiane e Pmi, con punte ancora più alte in alcuni territori.

L’edilizia

In Veneto, il settore dell’edilizia vede una forte e crescente presenza di lavoratori stranieri, che costituiscono oltre il 12% degli occupati regionali, con punte che indicano una maggioranza di manodopera non italiana in alcune aree e oltre il 31% delle imprese edili guidate da imprenditori stranieri. Secondo i dati Unioncamere nell’ultimo anno le assunzioni previste di immigrati a livello nazionale hanno sfiorato quota 1 milione e 360mila, pari al 23 per cento del totale: in pratica, un nuovo assunto su quattro non è italiano.

Un cambiamento strutturale che impone un salto di qualità anche nella formazione.

«Le parti sociali hanno dimostrato grande lungimiranza – sottolinea il presidente Enrico Maset – introducendo una figura capace di rendere davvero efficace la formazione sulla sicurezza. Non basta tradurre: serve trasferire consapevolezza del rischio, adattando linguaggio, esempi e approccio culturale».

Il primo corso

Promosso in collaborazione con Confartigianato Marca Trevigiana, il corso sperimentale ha coinvolto nove mediatori già attivi come interpreti per Prefetture, enti di formazione e cooperative sociali.

Il ruolo del mediatore culturale in edilizia richiede competenze avanzate: non solo linguistiche, ma anche tecniche e relazionali. Dalla conoscenza delle normative sulla sicurezza alla capacità di tradurre concetti complessi in esempi concreti, fino all’empatia necessaria per costruire fiducia nei lavoratori.

Un primo nucleo di professionalità che si inserisce in un contesto critico: i lavoratori stranieri risultano infatti più esposti al rischio di infortuni, spesso a causa di barriere linguistiche e difficoltà nella comprensione delle norme di sicurezza. I dati Inail sugli infortuni hanno certificato per il 2025 un aumento di 1.681 infortuni sul lavoro rispetto all’anno precedente (+ 2,4%) e di 2.935 rispetto al 2020 (+ 4,25%), si tratta del dato più elevato nel quinquennio, il settore delle costruzioni insieme a quello agricolo sono tra quelli con il maggior numero di infortuni registrati. «Vogliamo alzare l’asticella della qualità della formazione e distinguerci nettamente da logiche puramente formali – aggiunge il vicepresidente Pietro De Angelis – con mediatori formati, la sicurezza diventa realmente accessibile e comprensibile per tutti».

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