«Negli studi legali servono esperti di dati e cloud»
di M.A.
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Il Legal Tech? «È una nicchia molto importante perché impatta direttamente su un’esigenza primaria di ogni democrazia: rendere più veloci, efficaci e meno costosi i servizi legali a vantaggio di addetti ai lavori (magistrati, avvocati e notai), cittadini e pubbliche amministrazioni», spiega l’avvocato Donato Silvano Lorusso, Ambassador per l’Italia European Legal Tech Association nel suo intervento al Summit AI Transition del Sole 24 Ore, intervistato dalla giornalista Rai, Barbara Carfagna.
Una nicchia molto importante ma ancora troppo piccola, almeno in Italia, dove le start up attive nel settore non sono più di 90-92 per un giro di affari di circa 40 milioni di euro. Briciole rispetto ai 15 miliardi di dollari di valore dell’intero Legal Tech globale, destinato a salire a 40 miliardi nel giro di un decennio.
«È vero, i nostri numeri sono piccoli, segno evidente che scontiamo gli scarsi investimenti in tecnologia e digitalizzazione delle nostre imprese», ammette Lorusso. D’altronde siamo fanalino di coda in Ue: Germania, Francia, Spagna e UK investono molto di più anche in questo settore. Per non dire degli Usa. Open AI, ad esempio, ha recentemente rilasciato un applicativo che si occupa di analisi documentale. In altri casi, ci sono soluzioni AI che riescono ad anticipare in modo predittivo l’esito delle sentenze. «Dove l’Intelligenza Artificiale fa ancora fatica, invece, è nella “pareristica” e nella realizzazione di contratti», prosegue Lorusso. «Diciamo che oggi l’AI è come un ragazzo brillante al terzo anno di Giurisprudenza che riesce a fornire al professore o all’avvocato un prodotto semilavorato, nulla di più». Anche se la tecnologia corre a ritmi forsennati e dobbiamo necessariamente restare al passo.
«Nonostante tutto resto ottimista, a patto di cambiare marcia», continua l’avvocato. «All’interno degli studi legali dovranno esserci sempre più esperti del dato o del cloud; la professionalità dei nuovi avvocati deve andare di pari passo all’innovazione tecnologica perché di legali ci sarà sempre bisogno».
Dopo Lorusso, Stéphane Béreux, CTO di Jimini AI ha raccontato la case history della sua start up specializzata in quesiti giuridici, lanciata nel 2023 grazie ad un finanziamento di 3 milioni di euro. «Il mercato giuridico si trova ad affrontare molte sfide», ragiona Béreux. «In Usa ci sono studi sempre più grandi e competitivi che stanno mettendo sotto pressione quelli europei grazie all’uso massiccio della AI generativa che moltiplica la loro produttività». Basti dire che il 50% del tempo speso dagli avvocati si consuma in mansioni routinarie come la redazione di documenti e bozze, ricerca documentale, scrittura e revisione dei contratti. «L’AI di Jimini - conclude Béreux - permette di velocizzare tutte queste fasi del lavoro legale, aggiungendovi l’archiviazione sicura dei dati»


