Tra gli avvocati è molto diffusa la condivisione degli spazi, scelta in media dal 67,9% degli intervistati; la percentuale sale al 77,6% tra i più giovani.
Il sentiment della categoria
Migliora la percezione che gli avvocati hanno della loro professione. Nel 2026, gli avvocati esprimono la migliore percezione della propria condizione dal punto di vista lavorativo mai registrato dalla prima rilevazione Censis svolta nel 2015. In particolare, dieci anni fa il 22,5% degli intervistati considerava la propria situazione professionale «molto critica» e il 38,8% «abbastanza critica»; oggi è il 18,4% a percepire una situazione «molto critica», con poco lavoro e una situazione professionale incerta, e il 26,9% «abbastanza critica».
Le aspettative per il futuro prossimo sono buone, il 53,7% percepisce la propria posizione come stabile, il 21,8% prevede un miglioramento della propria condizione professionale mentre il 24,5% si aspetta un peggioramento. C’è però un 30,3% che ha preso in considerazione l’idea di abbandonare la professione, percentuale in leggero calo rispetto al 33,3% del 2024; nel 58,6% dei casi le motivazioni sono costi elevati e remunerazione non adeguata. Secondo gli intervistati sarebbe auspicabile che la Cassa di previdenza aumentasse le iniziative di welfare per sostenere chi è in difficoltà (38,5%); il 36,2% degli intervistati chiede, invece, di limitare l’accesso alla professione dato l’alto numero di legali , di parere opposto il 26% che ritiene necessario favorire il ricambio generazionale posizione sostenuta in particolare da chi ha meno di 40 anni (47,9%).
L’attività professionale
Tra gli avvocati, l’attività giudiziale procura il 58,5% del fatturato complessivo, il restante 41,5% arriva dall’attività stragiudiziale. Il diritto civile è la tipologia di attività più diffusa (62%), seguita a distanza dal diritto penale (13,9%), diritto amministrativo (3,4%) e diritto tributario (3,3%).
La promozione dell’attività
Il passaparola resta il metodo più diffuso per attrarre la clientela (85,3% nel 2025, 87% nel 2015); a seguire le relazioni sociali e amicali (69,3%) che, seppur in calo rispetto al 2015 (73,9%), continuano a rappresentare un canale diffuso.