Nazionalismo, Stato minimo e (alcune) tasse: i programmi economici della destra nell’Est Europa
Le ricette economiche delle forze “sovraniste” di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Romania fanno trasparire un quadro eterogeneo, dagli appelli al libero mercato alle ostilità alle grandi corporation. Il tratto in comune, più o meno, è il nazionalismo
di Petr Jedlička (Denik Referendum, Repubblica Ceca), Folk György (EUrologus/HVG, Ungheria), Sebastian Pricop (HotNews.ro), Michael Kokot (Agora, Polonia). Coordinamento del Sole 24 Ore
6' di lettura
6' di lettura
Appello allo Stato minimo e proposte di tassazione sui profitti del gas, scetticismo verso le ingerenze dei colossi finanziari e rivendicazioni nazionaliste, indifferenza di fondo per la spesa pubblica nella Ue e spinta su un’Europa sempre più decentralizzata. Il ricettario economico delle forze di destra radicale nell’Est fa Europa fa emergere un quadro anche più eterogeneo di quello fra i partiti del Sud continentale, pubblicato nella nostra prima puntata di una serie di inchieste sugli orientamenti dei partiti della cosiddetta far-right in vista delle Europee. Ecco le linee guida che emergono, o meno, dalle sigle di Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Polonia.
Libertà e democrazia diretta, gli «identitari» in rotta con la Ue
Negli ultimi dieci anni, solo un partito di estrema destra è entrato nel Parlamento della Repubblica Ceca: Libertà e Democrazia Diretta (SPD). Pur raccogliendo costantemente consensi tra il 6% e il 14%, il partito non ha mai fatto parte di una coalizione di governo. Nel Parlamento europeo, l’SPD è affiliato al gruppo Identità e Democrazia, insieme a partiti come la Lega italiana, l’AfD tedesco e il Raggruppamento nazionale francese.
Nonostante l’etichetta di estrema destra, l’SPD funziona più come un’entità nazional-populista, con un numero minimo di membri e un controllo centralizzato sotto la guida del suo presidente, Tomio Okamura, un uomo d’affari ceco di origine giapponese e coreana. Okamura cerca visibilità e voti di protesta attirando importanti disertori di varia estrazione politica che condividono una posizione critica nei confronti del liberalismo, del progressismo, dell’Ue e delle alleanze transatlantiche.
Il programma economico della SPD è fondamentalmente di destra e promette basse tasse e un bilancio in pareggio. Tuttavia, nella pratica, il voto e le proposte della SPD sono fortemente influenzati dalle preferenze dei suoi elettori. Sebbene il partito sostenga costantemente i tagli alle tasse, vota anche per misure come l’aumento delle pensioni o la limitazione delle importazioni.
In via informale, l’SPD è strettamente legato alle maggiori imprese agroalimentari ceche e all’industria dei combustibili fossili, e spesso vota in base ai loro interessi, il che significa a volte sostenere un maggiore protezionismo e altre volte la deregolamentazione.


