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Nautica, l’Emilia-Romagna accelera: distretto da 1,6 miliardi che punta su premium e lusso

Tra Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena si consolida un polo integrato della nautica con 287 imprese e 3.600 addetti. Export oltre 800 milioni e filiera allargata fino a 12mila occupati

di Alessandro Cicognani

 (Imagoeconomica)

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C’è un tratto di Adriatico dove la nautica non è solo industria, ma sistema produttivo integrato, capace di competere ai vertici globali. È qui, tra Rimini, Ravenna e Forlì-Cesena, che l’Emilia-Romagna consolida il proprio ruolo di uno dei principali poli della nautica da diporto italiana, con numeri che raccontano una crescita strutturale e una specializzazione sempre più marcata verso l’alto di gamma. I dati presentati a Bologna, in occasione del primo tavolo regionale della nautica, parlano di 287 imprese e oltre 3.600 addetti, per un fatturato complessivo di 1,6 miliardi di euro, di cui circa la metà generata sui mercati esteri.

Numeri che emergono dallo studio “Il settore della nautica in Emilia-Romagna”, realizzato da Art-ER insieme all’Università di Bologna e a Ser.In.Ar. Una dimensione che colloca la regione tra i protagonisti nazionali di un comparto in cui l’Italia si conferma leader mondiale nell’export di unità da diporto a motore, con una quota del 24,1%.

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Il cuore produttivo batte in Romagna, dove si concentra l’80% degli occupati e il 90% del fatturato. Qui operano i grandi player che trainano l’intera filiera: su tutti il gruppo Ferretti, affiancato dalla bolognese Cantiere del Pardo, Absolute, Solaris Power e Quick. Un sistema altamente concentrato, in cui le principali imprese generano circa il 90% dei ricavi complessivi, con Ferretti da sola capace di incidere per oltre il 70%.

Ma accanto ai grandi cantieri si sviluppa una rete diffusa di piccole e medie imprese specializzate, che garantiscono competenze, flessibilità e qualità, contribuendo a rendere competitivo l’intero ecosistema. «Il tavolo regionale può diventare un laboratorio di politiche industriali in cui si definiscono azioni per orchestrare una evoluzione innovativa dell’intera filiera» sottolinea il vicepresidente della Regione, Vincenzo Colla. «Uno yacht è un sistema, non un prodotto: il valore nasce dalla capacità di integrare perfettamente progettazione, tecnologie e personalizzazione».

È proprio questa capacità di integrazione a spiegare la traiettoria di crescita degli ultimi anni. Nell’ultimo decennio fatturato ed export sono più che triplicati, mentre l’occupazione è aumentata del 60%, segnale di una domanda internazionale solida e di un posizionamento competitivo basato su qualità, design e innovazione. Oggi le esportazioni superano gli 800 milioni di euro, con Stati Uniti, Francia e Regno Unito che assorbono oltre la metà delle vendite estere.

L’Emilia-Romagna si colloca con decisione nel segmento premium e lusso, quello che traina il mercato globale, soprattutto nel comparto dei superyacht oltre i 24 metri. È qui che il made in Italy esprime il massimo della propria forza, fondando la competizione su brand, tecnologia e capacità di personalizzazione più che sul prezzo.

Attorno ai cantieri si è sviluppato un indotto ad alto valore aggiunto che coinvolge meccatronica, materiali compositi, arredo e design. È il caso della ravennate Sicis, i cui mosaici decorano alcuni degli yacht più esclusivi al mondo, simbolo di una contaminazione tra manifattura e creatività che rappresenta uno dei tratti distintivi del distretto.

La filiera, se allargata, conta fino a 2.900 imprese e circa 12 mila occupati, confermando la dimensione sistemica del comparto. Una piattaforma produttiva complessa, che oggi si confronta con le grandi transizioni tecnologiche: sostenibilità, nuovi materiali, propulsioni ibride ed elettriche, digitalizzazione e servizi innovativi come il boat sharing. «Non si tratta solo di finanziare l’innovazione, che qui è già presente – aggiunge Colla – ma di costruire un’architettura che la renda continua e sistemica nel tempo». È questa la sfida regionale: trasformare un’eccellenza manifatturiera in una vera politica industriale.

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