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Nato, Trump vuole espellere la Spagna per il mancato appoggio in Iran. Ma il Trattato lo vieta

Washington valuta misure punitive contro Madrid, che ha negato l’uso delle sue basi militari per attacchi contro Teheran. Ma il Trattato Nato non prevede la possibilità di sospendere un alleato

La bandiera degli Stati Uniti e quella della Nato REUTERS

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Trump vuole punire i Paesi “non allineati” sulla guerra in Iran, espellendoli dalla Nato. Un’email interna del Pentagono, fatta circolare ad alti livelli del dipartimento della Difesa Usa, delineerebbe una serie di opzioni per “punire” gli alleati Nato che Washington ritiene non abbiano sostenuto le operazioni militari statunitensi nella guerra contro l’Iran. Lo rivela Reuters, citando un funzionario americano in forma anonima.

Tra le opzioni contemplate figura la sospensione dei paesi ritenuti “difficili” da posizioni importanti o prestigiose nell’Alleanza. La Spagna è indicata come caso specifico: Madrid ha vietato l’uso delle sue basi militari - tra cui la Naval Station Rota e la base aerea di Morón - e del proprio spazio aereo per attacchi contro l’Iran, scelta motivata dal governo socialista di Sanchez con il rispetto del diritto internazionale.

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Secondo il funzionario citato, la sospensione della Spagna dalla Nato avrebbe un impatto operativo limitato sulle attività militari americane, ma un peso simbolico molto rilevante. L’obiettivo delle misure “punitive” sarebbe quello di inviare un segnale forte agli alleati europei e contrastare quello che Washington percepisce come un “senso di diritto acquisito” da parte dell’Europa nei confronti dell’ombrello di sicurezza americano.

Spunta poi un’opzione di portata potenzialmente molto più ampia nei confronti del Regno Unito: riconsiderare il sostegno diplomatico americano alle cosiddette “imperial possessions” europee, con esplicito riferimento alle Isole Falkland, amministrate da Londra ma rivendicate dall’Argentina del presidente Javier Milei, considerato da Trump un alleato. La guerra del 1982 tra Argentina e Gran Bretagna per le isole costò la vita a 650 soldati argentini e 255 britannici.

Trump ha già attaccato il premier britannico Starmer - «nessun Winston Churchill» - per la riluttanza ad aderire alle operazioni militari contro l’Iran, e ha descritto le portaerei britanniche come “giocattoli”. Londra ha inizialmente negato l’uso delle proprie basi per attacchi offensivi, concedendo successivamente missioni difensive.

Ufficialmente, però, gli Stati Uniti continuano a ribadire la loro neutralità sulla contesa di sovranità delle Isole Falkland tra Argentina e Regno Unito. Lo ha spiegato un portavoce del Dipartimento di Stato americano: «La nostra posizione sulle Isole rimane neutrale. Riconosciamo che esistono rivendicazioni di sovranità contrastanti tra Argentina e Regno Unito», ha affermato il portavoce, aggiungendo che gli Stati Uniti riconoscono «l’amministrazione di fatto del Regno Unito» dell’arcipelago senza prendere posizione sulle rivendicazioni di sovranità.

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Podemos: «Il governo ritiri la Spagna dalla Nato per coerenza»

In reazione alla notizia, la segretaria generale della forza di sinistra Podemos, Ione Belarra, ha esortato il premier spagnolo Pedro Sanchez a «uscire immediatamente dalla Nato» con «una decisione sovrana», poiché sarebbe «un’enorme umiliazione» se il presidente statunitense Donald Trump espellesse il Paese dall’Alleanza, dopo le indiscrezioni della Reuters in tal senso.

«Quello che più mi preoccupa è la risposta del presidente» Pedro Sanchez, ha aggiunto Belarra. «Come abbiamo detto questa settimana» al Congresso «credo che il nostro Paese, un Paese che si ritiene una democrazia, abbia il diritto e il dovere di aprire un dibattito» sulla permanenza nell’Alleanza atlantica «e noi spagnoli dobbiamo poter decidere se vogliamo e meno far parte della stessa squadra geopolitica del signor Trump».

Per l’esponente di Podemos, l’appartenenza all’Alleanza rappresenta «un enorme rischio, ci converte in obiettivo militare e anche in complici di tutte le atrocità che stanno commettendo Trump e Netanyahu in tutto il mondo».

Uscire «immediatamente» dalla Nato, secondo Belarra, sarebbe una decisione «coerente» con il «no alla guerra» promosso da Sanchez, che - a detta dell’esponente della sinistra radicele - «non si è tradotto in azioni concrete e sarebbe un’enorme umiliazione che ci caccino» dall’Alleanza «“invece di andarcene noi, che è quello che dobbiamo fare», ha concluso.

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Trattato Nato: non prevista la sospensione di uno degli alleati

Molti osservatori in Spagna e anche al di fuori evidenziano che i Trattati Nato non prevedono l’espulsione di un membro da parte dell’Alleanza, ma solo la possibilità di uscirne da parte di uno Stato membro.

«Il Trattato della Nato non prevede la possibilità di sospendere uno Stato membro. Prevede solo all’articolo 13 la possibilità che uno Stato decida di ritirarsi dall’Alleanza e, pertanto, denunziare il Trattato». È quanto ha evidenziato Juan Santos Vara, cattedratico di diritto internazionale all’Università di Salamanca, all’emittente pubblica Tve, dopo le indiscrezioni della Reuters sull’intenzione degli Stati Uniti di sospendere la Spagna dall’Alleanza atlantica.

Il docente ha evidenziato che gli Stati Uniti «esercitano una certa leadership nella Nato», in quanto anche se il segretario generale dell’Alleanza è generalmente un europeo, «chi esercita il comando militare è sempre uno statunitense». Pertanto, «è possibile che si possa esercitare una certa pressione politica utilizzando i canali disponibili, per esempio emarginando la Spagna da decisioni strategiche in organismi decisionali» dell’Alleanza.

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Ma «un’esclusione non può materializzarsi», ha rilevato Santos Vera. E «non ci sono precedenti storici di ritirata di un Paese dal Trattato».

Fra le possibili conseguenze dei ripetuti «avvisi» lanciati da Donald Trump a Madrid, l’esperto ha segnalato la possibilità che l’amministrazione Usa «possa limitare la cooperazione militare bilaterale» con la Spagna. Ovvero, rivedere gli accordi sull’uso congiunto delle basi. Secondo Santos Vara, «Trump ha provocato una confusione dando l’impressione che gli alleati possano implicarsi in questo conflitto. Non è così», poiché «la Nato è un’Alleanza difensiva».

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