Nato, Javier Colomina: «Gli alleati devono portare le spese per la difesa al 2% prima di giugno»
Il rappresentante speciale della Nato per il fianco Sud riflette sullo stato dell’Alleanza e sulle sfide immediate e future
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Da quando Donald Trump è nuovamente alla guida degli Stati Uniti, l’Europa guarda con crescente inquietudine al futuro dell’Alleanza Atlantica. Le dichiarazioni del presidente americano hanno riacceso interrogativi profondi sull’impegno statunitense nella NATO e sulla capacità del Vecchio Continente di assumere un ruolo più autonomo nella propria sicurezza. In questa intervista, Javier Colomina, rappresentante speciale della Nato per il fianco Sud, ha fatto un punto sullo stato dell’Alleanza, sulle sfide che l’Europa deve affrontare in un mondo sempre più instabile, dalla guerra in Ucraina alle minacce emergenti nel Sahel.
Trump ha sollevato dubbi sull’impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Alleanza. Quanto è solido il legame transatlantico?
Capisco perfettamente che in Europa ci sia una reazione ansiosa e un po’ angosciata. Tutti abbiamo letto, ascoltato e visto cose che non ci piacciono. Ma la realtà è che in tutti gli incontri che abbiamo avuto a porte chiuse con i vari responsabili statunitensi, dal presidente Trump al suo consigliere nazionale per la sicurezza e ai vari segretari, abbiamo avuto conferma del loro impegno per una NATO solida e del rispetto dell’articolo 5.
Hanno però ribadito che i fattori dell’equazione transatlantica – gli Stati Uniti hanno dato molto a fronte di un impegno europeo piuttosto esiguo – devono cambiare. La tendenza va invertita. Ma ciò che gli Stati Uniti mettono in campo rimane assolutamente essenziale. Tanto che oggi non ci sono alternative. E perché dovremmo cercare alternative a qualcosa che ha funzionato per 75 anni? Dobbiamo fare in modo che continui a funzionare nonostante le difficoltà.
Avrebbe senso una NATO senza gli Stati Uniti?


