Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Michela Finizio
4' di lettura
4' di lettura
«Superare il declino demografico a cui l’Europa sembra condannata»: l’invito che il presidente Sergio Mattarella ha proposto nel suo discorso di giuramento giovedì scorso in Parlamento parte dalla consapevolezza che i dati sulle nuove nascite non sono mai stati così allarmanti.
A certificare il tracollo sono le statistiche Istat degli ultimi vent’anni e le elaborazioni su base provinciale effettuate dal Sole 24 Ore del Lunedì sulla natalità nell’anno post pandemia appena concluso. Ne emerge una mappa che misura in profondità l’impatto di questo fenomeno nei territori. Si parte da Barletta Andria Trani dove oggi i nuovi nati iscritti all’anagrafe ogni mille abitanti sono il 40% in meno rispetto a vent’anni fa. E si arriva a Parma dove il calo demografico, pur essendo meno duro, segna comunque una differenza del 13% rispetto al 2002.
A livello nazionale il tasso di natalità 2020 è crollato del 28% rispetto all’inizio del millennio, che significa circa 125.550 nuovi nati in meno nell’arco dell’anno. In realtà le nascite hanno continuato a salire fino al 2008, quando si è registrata la virata al ribasso, quasi come riflesso della grande depressione scoppiata per la crisi dei subprime negli Stati Uniti. Un trend che la pandemia non sembra affatto aver interrotto, anzi: proiettando su base annua i dati provvisori dei bilanci demografici mensili (aggiornati fino a novembre), nel 2021 sarebbero sparite altre 10.500 culle per un totale di circa 136mila. Basta un esempio per capire gli effetti del Covid-19: il solo mese di gennaio 2021, a cui vengono attribuiti i cosiddetti “figli del lockdown del 2020”, ha fatto registrare quasi 5.000 nati in meno (-13,6%) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
«Peraltro - commenta Gian Carlo Blangiardo, presidente Istat - a tassi di natalità che vanno poco oltre il 5 per mille si contrappongono tassi di mortalità già ben al di sopra del 10 per mille. Il saldo naturale negativo, ormai nell’ordine delle 300mila unità annue, porta quasi inevitabilmente a proseguire lungo la via del calo del numero di residenti, imboccata da ben otto anni».
In questo contesto «i dati territoriali - aggiunge Blangiardo - sottolineano come il fenomeno della denatalità sia generalizzato. La variazione negativa è ovunque a due cifre e anche nelle realtà che risultano meno colpite il fenomeno ha una dimensione di assoluto rilievo».