Start

Impara l’arte
Tre articoli in anteprima dalla domenica del Sole24ore presentati da Stefano Salis
Ascoltalo oradi Chiara Bussi
2' di lettura
2' di lettura
Dalla protezione delle foreste alla gestione delle acque fino alle città con edifici green, parchi, alberi, tetti e pareti verdi. Le soluzioni alla crisi climatica si trovano (anche) nella natura, ma per cogliere tutto il loro potenziale è cruciale un gioco di squadra tra pubblico e privato.
Per spingere l’acceleratore e accrescere la consapevolezza ha preso il via lo scorso maggio l’hub italiano per le Nbs (Nature based solutions) nell’ambito del progetto NetworkNature finanziato dalla Commissione Ue. Sono 18 i partner fondatori, tra enti di ricerca e università, insieme a quattro città metropolitane (Milano, Torino, Bologna e Palermo) coordinati dal Cnr-Iret, l’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Centro nazionale delle ricerche.
«L’Italia - afferma Carlo Calfapietra, direttore di Cnr-Iret e coordinatore dell’hub - è il primo grande Paese a istituire un organismo di questo tipo che agisce da catalizzatore. La funzione principale è raccogliere e disseminare informazioni legate alle opportunità delle Nbs collezionando bandi, linee guida, metriche, normative. L’hub costituirà inoltre una cassa di risonanza per le iniziative locali e servirà da punto di raccordo per tutti gli attori coinvolti». L’approccio, aggiunge, «è partecipativo con un modello a quadrupla elica: mondo della ricerca, autorità locali, cittadini e presto anche le Pmi e le organizzazioni non governative grazie al regolamento che stiamo mettendo a punto». L’obiettivo «è far comprendere a tutta la comunità che la rinaturalizzazione degli ecosistemi porta benefici in termini di riduzione dei gas serra, attutisce l’impatto del cambiamento climatico, rafforza la biodiversità e crea valore economico per il territorio». E snocciola qualche dato. Le Nbs possono mitigare l’isola di calore delle città europee dai 2 ai 9°C fornendo anche un notevole contributo sui consumi energetici e quindi risparmiando sulle emissioni di CO2. Riescono inoltre a immagazzinare fino a 40 kg di carbonio per metro cubo. Due benefici cruciali per raggiungere il traguardo delle emissioni nette zero entro il 2050. Non solo. «Secondo stime recenti - precisa Calfapietra - ogni euro investito in queste soluzioni porterebbe un ritorno di 20 volte tanto». Il terreno è fertile: l’Italia è il Paese Ue con il maggior tasso di biodiversità con 130mila ecosistemi, 60mila specie animali e 10mila piante vascolari. L’hub opererà in sinergia con il Centro Nazionale per la Biodiversità coordinato dal Cnr. Nato nel settembre 2022 e finanziato dal Pnrr con 320 milioni di euro, tra i vari prodotti rilascerà anche un catalogo digitale delle Nbs. «A livello nazionale - conclude - lavoreremo per includere le soluzioni basate sulla natura all’interno di politiche mirate. Su questi aspetti l’Italia ha ancora molto da fare». Il sentiero è segnato ma bisogna fare in fretta. Secondo il World Economic Forum per raggiungere la neutralità climatica a livello globale occorre triplicare gli investimenti in Nbs entro il 2030 e quadruplicarli entro il 2050.