Quanto valgono le promesse mancate di Apple sull’Ai?
di Alessandro Longo
di Roberto Galullo e Angelo Mincuzzi
2' di lettura
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Figurarsi se poteva mancare la criptovaluta CoronaCoin (il simbolo è “$nCoV”). E' una moneta digitale – lanciata poche ore fa su una piattaforma registrata nelle Isole britanniche dell'Oceano Indiano – che consente ai trader di scommettere sulla diffusione dell'epidemia di coronavirus, sulla base di quante persone si ammalano o muoiono.
La rapida diffusione del virus ha provocato una frenetica svendita nei mercati globali, con i tre principali indici azionari statunitensi che hanno appena vissuto la settimana peggiore dalla crisi finanziaria del 2008. «Al momento del lancio – ha scritto il 26 febbraio sul sito Coinspice.io l'inventore di CoronaCoin, Alan Johnson – il mondo è in preda al panico per la rapida e senza precedenti ascesa del coronavirus».
La diffusione
Il numero di CoronaCoin in circolazione corrisponde alla popolazione mondiale, cioè leggermente superiore a 7,6 miliardi. «Con l'aumentare del numero di infetti/morti a causa del virus – si legge nel libro bianco – il numero di token viene aggiornato ogni 48 ore e, per ogni infezione o morte, viene cancellato un token».
Infezioni e morte sulla blockchain
«Inserendo le informazioni relative al numero di infezioni e decessi sulla blockchain – si legge nel libro bianco – i dati faranno capolino nei Paesi autoritari senza censure. Questo consentirà alle persone di tutto il mondo di comprendere il vero impatto del virus e prepararsi di conseguenza a potenziali conseguenze».
Muro contro muro
I commenti sui social sono stati spesso impietosi e «amorale» è il giudizio più tenero. Johnson non se ne cura e afferma che «CoronaCoin è un'aggiunta radicale e preziosa al ricco arazzo di criptovalute che oggi è sul mercato. È la prima e unica criptovaluta supportata dalla prova di morte, basata su statistiche ottenute dall'Organizzazione mondiale della sanità».