L’addio di Cingolani: «Nato difficile da smantellare, ma l’Europa si rafforzi»
di Celestina Dominelli
di Eliana Di Caro
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Un lungo sentiero tra due filari di ulivi, nella quiete assoluta, porta a un cancello in ferro battuto che separa da un calmo mare blu. Si immaginano il silenzio e la circospezione di quel 4 maggio 1814, quando Napoleone, arrivato la notte prima a Portoferraio, scelse quella baia per lo sbarco. Piccola, tranquilla, rassicurante. Era una sera in cui spirava verosimilmente il vento da Nord, che accarezza l’acqua piana, senza un’increspatura. La condizione perfetta per andare a Capobianco, Sansone, Procchio, la Biodola, litorali e colori che si rivelano in tutto il loro splendore.
Con l’approdo della fregata Indomable (non poteva esserci nome più indovinato) il 4 maggio di due secoli fa, dove oggi c’è l’azienda vinicola “La chiusa”, cominciava l’esilio dell’imperatore all’Elba, quasi dieci mesi di regno (fuggirà il 26 febbraio 1815) che hanno il loro peso nell’identità di un luogo amatissimo dagli italiani e stranieri di tutte le età. Sconfitto e umiliato nella battaglia di Lipsia, gli viene concessa la sovranità dell’isola, dal capoluogo Portoferraio con il suo carattere difensivo voluto da Cosimo de’ Medici alla Rio maggiore delle miniere di ferro, da Porto Azzurro, altro importante snodo, a Capoliveri e gli altri villaggi. Un territorio cui Napoleone si affeziona presto, la Corsica dell’infanzia è vicina, la vagheggia dalla residenza dei due Mulini, in cima a Portoferraio: una posizione strategica, vicino a Forte Falcone, dalla quale scruta l’orizzonte osservando il canale di Piombino d’un lato, l’interno del golfo dall’altro. Nessuna minaccia nemica potrà mai sfuggirgli.
Decide subito che deve essere tout comme à Paris, e così ricrea l’etichetta di corte, i giardini che si affacciano sul mare, le sale di rappresentanza, una biblioteca adeguata (da Plutarco a Virgilio, da Rousseau a Voltaire, i trattati di scienza, geografia, astronomia, i codici del diritto francese, le cronologie, le annate del «Moniteur» e molto altro in arrivo da Fontainebleau). Né può mancare un teatro per la cittadinanza: perfetta, per allestirlo, la piccola chiesa sconsacrata di San Francesco, in via del Carmine. Riscendendo di lì verso il paese, da una vicina ringhiera a strapiombo arriva il suono delle onde e si rimane disarmati dinanzi a un angolo di spiaggia che non a caso si chiama “Le viste”, stretta tra le rocce.
L’imperatore non si accontenta certo della villa dei due Mulini, individua presto la sua maison rustique, la casa di campagna a San Martino, non distante da Portoferraio. I pini, il fitto lentisco, gli oleandri e le bouganville che impreziosiscono le case sparse si susseguono lungo la strada che conduce alla residenza: l’edificio originario è preceduto da un imponente viale e una monumentale costruzione neoclassica voluta nel secondo Ottocento dal principe russo Demidoff per celebrare l’imperatore. Il quale, però, aveva immaginato e realizzato per sé una tenuta agricola all’insegna della sobrietà e del lavoro: vi fa portare degli animali, vicino ci sono le abitazioni dei contadini, i vigneti già piantati garantiscono una buona produzione, saranno 487 barili quell’anno.
L’ambizione di Napoleone è di rendere l’Elba moderna e avanzata, di promuoverne lo sviluppo economico. Non è un caso che, all’indomani dell’arrivo, il suo primo spostamento a cavallo sia in direzione delle miniere di ferro di Rio Maggiore (chiuse nel 1983, si possono visitare), luogo cruciale per il benessere dell’isola. E anche il fatto che si preoccupi di avere una dimora in ogni borgo – per esempio a Porto Azzurro, all’interno del carcere, o a Marciana, al romitorio della Madonna del Monte – governato ciascuno da un maire, un sindaco, che gli rende conto della vita quotidiana, la dice lunga sulla volontà di controllo e allo stesso tempo di conoscenza delle singole realtà.