Spazio

Musk ci ripensa: colonizzeremo prima la Luna, poi Marte

L’uomo più ricco del mondo cambia i suoi obiettivi nello spazio profondo. Ma è una scelta che crea non pochi problemi, ancora tutti da risolvere

di Leopoldo Benacchio

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Marte e la Luna sono distanti, bene che vada, 50 milioni di chilometri, ma possono arrivare a 400 milioni di chilometri nel caso stiano da parti opposte al Sole. Ma a Musk è bastato un minuto per percorrere questa ragguardevole distanza.

Con un post su X, il compianto Twitter, ha dichiarato «Per chi non lo sapesse, SpaceX ha già spostato l’attenzione sulla costruzione di una città auto-sostenibile sulla Luna, poiché possiamo potenzialmente raggiungere questo obiettivo in meno di 10 anni, mentre Marte richiederebbe più di 20 anni… SpaceX si impegnerà anche a costruire una città su Marte e iniziare a farlo in circa 5-7 anni, ma la priorità principale è garantire il futuro della civiltà e la Luna è più veloce».

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Forse si è reso conto di quanto gli analisti dicevano da tempo, ossia che andare su Marte, sola andata oltretutto, è complicato, che la Luna poteva essere usata prima come “palestra” per capire come fare il grande salto al pianeta rosso.

Ossigeno e regolite

Per fare un esempio tecnico ma facile, la grande nave di Space X, StarShip, che al momento sembra funzionare, almeno sulla carta, ha bisogno di circa sei rifornimenti di carburante per ogni viaggio verso Marte. Il che significa che il 69% di tutta la massa che SpaceX manderà in orbita per le missioni su Marte è ossigeno liquido.

Qui viene fuori il fatto che la regolite, abbondantissimo materiale incoerente sul suolo lunare, contiene in media il 40% di ossigeno. Una buona occasione, per chi ha la tecnologia di estrazione dell’ossigeno, per prendersi un po’ di soldi da Musk.

L’altro punto è forse da ricercare nel matrimonio fra SpaceX e xAI, fortemente voluto da Musk. Starlink, infatti, funziona bene anche grazie al suo servizio diretto al cellulare, attualmente funzionante con vari operatori nel mondo. Ma il milione di satelliti di cui Musk ha chiesto il permesso, rischiano di succhiare tutte le risorse a disposizione del magnate sudafricano, e potrebbero metterlo in difficoltà. Al momento è difficile dirlo.

Elon, abbiamo un problema

Altro problema tecnico, ma vitale, è che su Marte c’è atmosfera e quindi Musk, nel suo sforzo di farci diventare una specie multiplanetaria, ha sviluppato una navetta con ampio uso di acciaio inox per alte temperature con scudo termico e alette, per resistere alle alte temperature dell’ingresso atmosferico. Questo diventa un problema quando non hai atmosfera, come sulla Luna, e devi andare giù con la parte posteriore, perché il peso è molto maggiore del dovuto, anche se la Luna fa “pesare” la navetta un sesto di quanto è sulla Terra.

I “cattivi” commentatori oggi ricordano le frasi apodittiche di Musk nel passato, come «Penso che sia difficile diventare multi-planetari sulla Luna perché è molto più piccola di un pianeta. Non ha atmosfera. Non è ricca di risorse come Marte. Ha un ciclo giorno di 28 giorni, mentre il giorno su Marte dura 24,5 ore. In generale, Marte è molto più adatto per svilupparsi in una civiltà autosufficiente». Ancora: «Marte ha un giorno di 24,5 ore, che è quasi perfetto... Inoltre, Marte ha molte più probabilità di avere un livello di gravità (1/3 di quella terrestre) sufficiente per crescere i bambini e per la salute a lungo termine».

Ma ce ne sono a decine sulla Rete. Il futuro di xAI, nello spazio o sulla Luna, è importante perché al momento è una macchina inghiotti soldi e forse si mangia anche i guadagni di Starlink in prospettiva. E poi all’orizzonte, che ogni giorno si avvicina un po’ come il bosco del destino nell’inarrivabile Macbeth di Verdi, tornare alla Luna può essere una reazione alla minaccia di Blue Origin, che è di Jeff Bezos, che prende qualche fetta della torta dei contratti Nasa attraverso il programma Artemis.

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