Musk chiude UsAid: azzerati gli aiuti americani per i Paesi in via di sviluppo

Per il superministro all’Efficienza del governo l’agenzia federale «è irrecuperabile». Via libera di Trump che sottolinea: «Si fa quello che decido io»

di Luca Veronese

Le proteste contro la chiusura di UsAid a Washington: «Salvate UsAid, salvate delle vite»

3' di lettura

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Elon Musk esulta: «Il presidente Donald Trump ha dato il via libera per chiudere UsAid». In diretta sul suo social X, l’uomo più ricco del mondo, ha spiegato che l’agenzia americana per gli aiuti allo sviluppo internazionale «non è recuperabile», che è un costo inutile per l’amministrazione, e che nella nuova America non ci sono risorse per sostenere e dare solidarietà alle popolazioni in difficoltà dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, ma anche dell’Europa dell’Est.

UsAid - con l’approvazione del presidente - viene quindi commissariata e sarà guidata provvisoriamente dal segretario di Stato Marco Rubio che seguirà le operazioni di chiusura. Azzerato dunque il budget di quasi 70 miliardi di dollari all’anno, che equivale a circa il 40% di tutti gli aiuti umanitari globali monitorati dall’Onu.

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Addio ai programmi avviati in tutto il mondo: per i profughi, la salute delle donne, gli ospedali da campo, i soccorsi e la ricostruzione nelle zone di conflitto, l’eliminazione delle mine antiuomo, l’accesso all’acqua pulita, i farmaci contro il colera o per milioni di persone affette da Hiv. Fine di ogni aiuto americano per la sicurezza energetica delle popolazioni, i migranti, la lotta alla corruzione, la promozione della democrazia, la libertà di stampa nei regimi autoritari.

In pochi minuti, il boss di Tesla e SpaceX, ribadendo la deriva nazionalsovranista della destra americana, ha liquidato così un’iniziativa voluta da John F. Kennedy per contrastare l’influenza dell’Unione Sovietica nei Paesi in via di sviluppo e che oggi oltre ad essere indispensabile per molte popolazioni è anche uno dei pochi strumenti di softpower rimasti agli Stati Uniti per tentare di arginare l’avanzata della Cina nei Paesi in via di sviluppo.

«Le azioni di Trump stanno indebolendo la leadership e l’influenza globale degli Stati Uniti», ha detto il senatore del New Jersey, il democratico Andy Kim. «Il nostro sostegno allo sviluppo all’estero aiuta a combattere le malattie, a fermare la fame e la carestia, ma è anche - ha aggiunto - uno strumento per contrastare la portata espansionistica dei leader autoritari in Cina, Russia e Iran».

«Sebbene abbia in parte ridimensionato i finanziamenti, soprattutto in infrastrutture, all’estero, la Cina è già il principale investitore e partner commerciale dell’Africa, e il congelamento degli aiuti degli Stati Uniti rappresenta un’opportunità per consolidare la sua influenza economica e politica», spiegano gli analisti di Bloomberg Economics.

Musk si muove con i suoi uomini all’interno dell’amministrazione, ma la decisione presa dalla poltrona del suo Doge, il dipartimento per l’Efficienza di governo è stata, ovviamente, concordata con il presidente.

Parlando alla Casa Bianca, Trump ha assicurato che Musk non prende nessuna decisione senza il suo assenso. «Non può e non potrà» fare quello che vuole «senza il nostro assenso», ha detto. Le purghe contro i funzionari pubblici, anche contro quelli di UsAid, sono iniziate da giorni e quasi tutti i 10mila dipendenti dell’agenzia hanno ricevuto una mail nella quale è stato chiesto loro di non presentarsi in ufficio e di lavorare da remoto in attesa di «ulteriori indicazioni».

La mossa di Trump, e del suo fedele scudiero Musk, è del resto perfettamente in linea con il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’accordo di Parigi sul clima. Musk aveva promesso di tagliare la spesa pubblica di 2mila miliardi di dollari su un totale di circa 6mila miliardi. Ora ha abbassato gli obiettivi ma ha comunque affermato che «potrebbe ridurre di mille miliardi di dollari le uscite già l’anno prossimo».

Non ha spiegato come intende procedere, ma ha fatto sapere che sta passando al setaccio il data base del Tesoro, quindi i pagamenti, le uscite i programmi delle agenzie federali, ma anche le informazioni sulle tasse che riguardano tutti i cittadini americani. «È un grave abuso di potere da parte di un burocrate non eletto e dimostra che il denaro può comprare il potere alla Casa Bianca di Trump», ha affermato il democratico Peter Welch, membro della Commissione Finanze del Senato.

Ma Musk ha ancora tutta la fiducia del presidente: «È un grande tagliatore di costi. A volte - ha detto Trump - non saremo d’accordo con lui e non andremo dove vuole andare. Ma penso che stia facendo un ottimo lavoro».

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