Inchieste

Musica, quali sono gli album italiani più costosi del 2025 (e come sono andati)

Francesco Gabbani, Angelina Mango e Tiziano Ferro sul podio dei budget. Ventiquattro dei 50 maggiori progetti non entrano nella Top 100 annuale

di Francesco Prisco

Francesco Gabbani, Tiziano Ferro e Sfera Ebbasta:i loro album figurano tra i dischi più costosi del 2025

4' di lettura

English Version

4' di lettura

English Version

Il podio è dominato da Francesco Gabbani con Dalla tua parte (in licenza a Bmg), per il quale la società di management A1 ha dichiarato 510mila euro di budget investiti sul «Dalla tua parte Tour». Dietro di lui Angelina Mango con Caramé (La Tarma), costato 330mila euro, e Tiziano Ferro con Sono un grande (Sugar), opera da oltre 303mila euro. Nessuno dei tre dischi appare nelle prime cento posizioni delle classifiche Top of the Music di Fimi Niq, ma sono in ottima compagnia: analizzando i 50 progetti a maggiore budget tra quelli che hanno chiesto il credito d’imposta, sono ben 24 i dischi che non compaiono né nella chart degli album né in quella dei singoli.

È il primo dato che si coglie leggendo la lista dei beneficiari del Tax Credit Musica 2025 pubblicata dal ministero della Cultura, il tradizionale elenco delle opere discografiche che hanno avuto accesso alla misura grazie alla quale chi produce musica può scontare a livello fiscale il 30% degli investimenti sostenuti per un massimo di 75mila euro a opera e di 2 milioni ad azienda nel triennio. Diventano così pubblici i budget di produzione delle opere in questione, a meno che la casa discografica richiedente - è il caso di Universal Music e Warner Music - non abbia scelto di limitarsi a indicare in domanda la cifra massima incentivabile (250mila euro).

Loading...

IL COSTO COMPLESSIVO

Gli album italiani per cui è stata chiesta l’agevolazione fiscale del Tax credit selezionati per costo complessivo

Loading...

L’annata che ci lasciamo alle spalle riserva diversi spunti, leggibili alle luce delle dinamiche del mercato discografico. Tanto per cominciare, per quanto è dato vedere, si assiste a una contrazione dei budget: nel 2024 l’album più costoso (Free Love dei Negramaro) valeva 969mila euro, tre anni fa si arrivava addirittura a 1,08 milioni (con L’amore di Madame). Adesso siamo su per giù a metà di quell’importo.

Il secondo spunto riguarda la «resa» in classifica delle produzioni più costose. La Top of The Music Fimi Niq 2025, sia per i singoli che per gli album, è dominata da Olly, il cui Tutta vita era uscito nel 2024 (costo 264mila euro) ed era stato finanziato dal Tax Credit un anno fa. Le 50 produzioni del 2025 ad alto budget soltanto in 18 casi appaiono sia nella classifica album che in quella singoli con almeno una canzone (Sfera Ebbasta e Shiva, Alessandra Amoroso, Fabri Fibra, Achille Lauro, Damiano David, Lucio Corsi, Elodie, Bresh, Jovanotti, Marracash, Guè, Rkomi, Ernia, Annalisa, Rose Villain, Irama, Luchè e Brunori Sas), poi si registrano quattro top spender in chart solo per l’album (Tony Boy, Salmo, Sadturs & Kiid e Caparezza) e quattro solo per il singolo (Shablo, Gaia, Giorgia e Sarah Toscano). Ventiquattro dischi, invece, non figurano in nessuna delle due classifiche.

È lo specchio di un mercato, quello dello streaming musicale, che in Italia vede ascolti e ricavi crescere da otto anni consecutivi, ma al tempo stesso intercetta un trend mondiale: cala in termini numerici la fruizione delle cosiddette «novità» a vantaggio dei cataloghi. Con la conseguenza che, se sei un artista con titoli importanti nel curriculum, hai ottime probabilità di ottenere un budget alto per la tua nuova uscita. Che, una volta in piattaforma, potrebbe non onorare le aspettative.

LE ISTANZE DI TAX CREDIT PRESENTATE

Importi in euro

Loading...

Se restringiamo il campo ai 16 dischi top budget per i quali è stata dichiarata convenzionalmente la massima cifra incentivabile (250mila euro), riscontriamo cinque i casi di dischi che non figurano in Top 100 né per l’album né per i singoli: Guè e Rasty Kilo, Charly Charles, Medy, Il Tre e Nicky Savage.

Ma torniamo alla Top 10 dei budget dichiarati: dopo il podio, si registra il quarto posto di Tony Boy con Uforia (301mila euro) che ha chiuso l’anno in 33esmia posizione album. In quinta posizione troviamo a sorpresa The Painful Truth degli inglesi Skunk Anansie (300mila euro), un disco internazionale prodotto dall’etichetta napoletana specializzata in metal e affini Frontiers Records. Subito sotto c’è Santana Money Gang di Sfera Ebbasta e Shiva, uscito per Universal Music (289mila euro): seconda posizione tra gli album, due singoli al quinto e 67esimo posto. Niente charts per Fomo de Il Pagante (284mila euro), mentre Io non sarei di Alessandra Amoroso (278mila euro) è 50esimo tra gli album e ha un singolo in 32esima posizione. Elsewhere di Gemitaiz (272mila euro) non raccoglie piazzamenti, mentre Ranch di Salmo, il 14esimo album più ascoltato dell’anno (270mila euro), chiude la Top Ten della spesa.

TAX CREDIT MUSICA

2015 - 2026

Loading...

Sfogliando le tabelle del Tax Credit, poi, emergono tre casi in cui per la stessa opera è stato chiesto l’incentivo fiscale da due soggetti diversi, secondo un’interpretazione un po’ ampia della misura: da Cupido Srl e Milano Ovest per il disco di Sfera Ebbasta e Shiva; da Sony Music ed Eventures per Salmo; da Universal Music e Underdog per Rrari Dal Tacco. In altri tre casi è stato chiesto per due progetti diversi dello stesso artista: da Universal Music per i due album di Jovanotti e quelli di Guè; da Unikal per le due uscite di Papa V. Riassumendo, dal 2015 a oggi il Tax Credit Musica ha incentivato 1.265 opere, generando credito fiscale per 22 milioni, nel 44% dei casi andato alla major e nel 56% agli indipendenti.

La misura, secondo il ceo di Fimi Enzo Mazza, «continua sicuramente ad avere effetti positivi incentivando gli investimenti delle case discografiche soprattutto sui nuovi talenti. Restano un paio di criticità. Il plafond di 5 milioni annui è veramente limitato. Poi l’interpretazione si discosta dal fine originario della norma, ovvero sostenere il produttore che investe nel master, non i suoi fornitori di servizi o prodotti in licenza. Sono necessari dei correttivi».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti