Secondo Tim Hegarty, responsabile M&A della società, il modello di consumo legato allo streaming video si configura sempre più come una forma di intrattenimento a basso costo per ora fruita, caratteristica che ne rafforza la resilienza anche in scenari macroeconomici deboli, contribuendo a rendere le piattaforme digitali assimilabili, di fatto, a servizi di natura quasi essenziale per i consumatori. In questo contesto, l’evoluzione strutturale dei consumi on demand sta inoltre accelerando un processo di selezione più rigoroso dei contenuti, con una progressiva concentrazione dei flussi di valore sui titoli premium e super-premium, mentre i cataloghi meno performanti tendono a perdere rilevanza economica, alimentando una polarizzazione sempre più marcata nella distribuzione delle royalty e nei ritorni degli asset musicali e audiovisivi.
Nel luglio dello scorso anno, poi, Warner Music Group e Bain Capital hanno annunciato il lancio di una joint venture strategica finalizzata all’acquisizione di cataloghi musicali iconici per un valore potenziale complessivo fino a 1,2 miliardi di dollari, includendo asset sia nel segmento della musica registrata sia in quello dell’editoria musicale. L’operazione nasce sulla base di un impegno paritetico di capitale tra le due società e si propone di rafforzare il posizionamento congiunto nel mercato globale dei diritti musicali, un settore in forte espansione trainato dalla crescente centralità delle piattaforme di streaming e dalla rivalutazione degli asset legati alle royalty.
Finanziarizzazione della musica
Il quadro complessivo evidenzia nell’ultimo paio d’anni una indubbia e progressiva finanziarizzazione del settore musicale e dell’intrattenimento, con cataloghi e diritti sempre più assimilati ad asset infrastrutturali a lungo termine. La presenza simultanea di major (Sony), fondi (Blackstone, Francisco Partners), hedge fund (Pershing Square), capitali sovrani (GIC), operatori tecnologici (Tencent Music) e gaming company (Krafton) evidenzia una convergenza crescente tra musica, gaming, streaming video e contenuti audiovisivi.
John Chapman, manager del family office azionista di Chord Music Partners, ha recentemente sottolineato in un’intervista a Music Business Worldwide la crescente liquidità proveniente dal comparto assicurativo stia spingendo valutazioni, operazioni e strutture di finanziamento verso nuovi massimi storici. Secondo Chapman, il settore non è più sostenuto soltanto da investitori tradizionali di private equity, ma da una platea sempre più ampia di istituzioni finanziarie orientate al lungo termine. Un cambiamento che, a suo giudizio, sta ridisegnando le fondamenta stesse dell’industria dei diritti musicali. «Pochi comprendono quanta liquidità proveniente dalle assicurazioni stia arrivando verso questo settore», ha affermato Chapman, secondo il quale il punto centrale è l’evoluzione del mercato delle cartolarizzazioni (ABS) legate alle royalty musicali, che stanno diventando uno strumento sempre più sofisticato per attrarre capitale istituzionale. Chord Music Partners ha già sperimentato questo modello nel 2022 ha collocato un’operazione da 730 milioni di dollari, mentre nel 2025 è tornata sul mercato con un’emissione da 500 milioni, ottenendo uno spread record di 160 punti base e un rating “A” da Kroll e S&P Global Ratings.
Per Chapman, il vero cambiamento non è solo quantitativo ma qualitativo: gli investitori assicurativi stanno iniziando a comprendere i cataloghi musicali come asset “difensivi”. In questo contesto, i cataloghi musicali di artisti come Beyoncé, Rihanna, Lady Gaga, Mariah Carey, Shakira, Leonard Cohen, Fleetwood Mac e Bon Jovi assumono sempre più il ruolo di asset finanziari globali, caratterizzati da flussi di cassa ricorrenti e da una domanda strutturale sostenuta dalle piattaforme digitali.