Sicurezza

Muro antidrone, cos’è il sistema di difesa Ue contro gli sconfinamenti russi

Il progetto va sviluppato lungo il confine orientale dell’Unione europea, con capacità di rilevamento e intercettazione. Secondo il commissario europeo Kubilius è possibile costruirlo in un anno

Drone in vista, ecco cosa può fare uno Stato per difendersi

4' di lettura

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L’Unione Europea (e la Nato) accelerano sull’idea di un muro anti-drone che, proprio mentre si moltiplicano gli avvistamenti di velivoli senza pilota, sempre in Danimarca e Svezia, nei pressi di basi militari, diventa una priorità. Il 9 settembre, un’ondata coordinata di droni ha attraversato la Polonia penetrando in profondità fino a Varsavia, obbligando alla chiusura temporanea di diversi aeroporti. Pochi giorni dopo, velivoli non identificati sono stati intercettati sui cieli della Romania, quindi è stata la volta di Copenaghen e Oslo. Le segnalazioni di droni che volano negli spazi aerei dei paesi Nato si susseguono con regolarità.

Il commissario europeo alla Difesa Andrius Kubilius, dalla Finlandia, ha presieduto una riunione in videoconferenza con 9 Paesi dell’Ue, più l’Ucraina, per passare alla fase attuativa del piano, proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen durante il suo discorso programmatico a Strasburgo. Il “muro di droni” - il dossier sarà anche sul tavolo del Consiglio europeo informale che si terrà mercoledì 1 ottobre a Copenaghen (seguito il giorno dopo dall’incontro dei massimi responsabili politici dei paesi dell’intero continente, la European Political Community) - andrà “eretto” lungo il confine orientale dell’Unione europea, con capacità di tracciamento e intercettazione.

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Kubilius (Difesa Ue): sorveglianza del Fianco Est con muro anti-droni

Kubilius: è possibile costruire il muro in un anno

Si tratta di un obiettivo molto complicato perché potrebbe richiedere una quantità di droni particolarmente ingente. Il costo,secondo le indicazioni fornite da Kubilius, potrebbe essere di «diversi miliardi di euro, non centinaia di miliardi». Le risorse potrebbero arrivare dal programma europeo Safe, che mette sul piatto prestiti ai 27 per 150 miliardi di euro, e dal Fondo europeo per la difesa, che sostiene attività collaborative e transfrontaliere di ricerca e sviluppo in questo settore.

«È una priorità, perché sui droni siamo scoperti e serve subito una rete di sensori di rilevamento, tracciamento e intercettazione», ha incalzato l’ex premier lituano. Kubilius ha poi detto che sarebbe possibile costruire il “muro” in un anno, così da rafforzare la sorveglianza sul “fianco est”, messa alla prova dalle recenti incursioni russe (negate da Mosca) nello spazio aereo europeo. Il commissario ha ricordato che «la Russia sta mettendo alla prova la Ue e la Nato, la nostra risposta deve essere ferma, unita e immediata, ora siamo d’accordo di passare dall’idea iniziale ad azioni concrete». Considerata l’esperienza che ha maturato nel settore, l’Ucraina sarà chiamata a collaborare con l’Unione europea nello sviluppo del progetto.

Il pressing dei Baltici

L’idea di una muraglia anti droni è nata nei Baltici, guardando all’esperienza ucraina per neutralizzare le minacce di domani (ma anche di oggi, come dimostrano le cronache). Von der Leyen, nel corso della sua visita al fianco orientale d’inizio settembre, ne ha appreso i dettagli e ha deciso di farne una battaglia europea.

Il progetto complessivo

Kubilius ha spiegato che il muro anti-drone è parte di un progetto più ampio, l’Eastern Flank Watch (Guardia del Fianco Est), «progetto di punta sulla difesa volto a proteggere l’intera Unione Europea» che avrà una componente «terrestre» (ad esempio le trincee anti-carro), di «sicurezza marittima per il Mar Baltico e il Mar Nero» e «misure sullo spazio».

I paesi interessati

All’incontro hanno partecipato i ministri della Difesa di Bulgaria, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania, Ungheria e Slovacchia. Inoltre si sono uniti l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas, la presidenza danese del Consiglio e un rappresentante della Nato.

I tempi

Il ministro della Difesa ucraino Denys Shmyhal ha condiviso l’esperienza sul campo di Kiev. Il tema verrà trattato anche al vertice informale dei leader Ue di Copenaghen ma, intanto, gli sherpa dei ministeri inizieranno il lavoro pratico, perché è imperativo progredire spediti. La Nato, in tutto questo, non sta certo a guardare e dal Quartier Generale fanno sapere che i primi sistemi di nuova generazione saranno dislocati già nelle prossime «settimane e mesi». Avere però un sistema integrato di allerta e risposta lungo l’intero fianco orientale, dalla Finlandia (che ha 1300 chilometri di confine con la Russia) al Mar Nero, è un’impresa monumentale, oltre che dispendiosa.

Le ipotesi

Secondo fonti consultate dall’Ansa, sono in corso analisi per capire quale sistema adottare, con un mix di «strumenti cinetici» (termine tecnico per missili, mitragliatrici, droni intercettori) e non (ad esempio mezzi cyber, elettromagnetici o i prototipi di cannoni laser). Anche perché il modello messo a punto dall’Ucraina, oggi tanto citato, necessiterebbe di «milioni d’intercettori». «Gli specialisti di Kiev dicono che alla sola Lituania, che ha 900 chilometri di frontiera con Russia e Bielorussia, ne servirebbero 3 milioni», afferma una delle fonti. L’ecosistema costruito dall’Ucraina sotto la spinta della necessità è capace di assicurare volumi enormi. Ma replicarlo sul scala europea non sarà semplice né economico.

L’importanza dei sensori

Gli aeromobili senza equipaggio (Unmanned Aircraft System, UAS) non cooperativi, noti comunemente come “droni”, possono minacciare infrastrutture critiche, come impianti energetici, aeroporti e porti, nonché raccogliere informazioni sensibili. Lo sviluppo di sensori per individuare i droni in maniera più precisa è una delle tendenze tecnologiche su cui la Ue lavora. Le capacità dei sensori possono essere ulteriormente sviluppate, non soltanto per individuare un drone, ma anche per valutare, mediante l’analisi del modello di volo, la definizione del carico utile e l’individuazione delle attrezzature, le minacce che esso comporta. I sensori e i sistemi di individuazione devono potersi adattare alle mutevoli forme e capacità dei droni (velocità, agilità, capacità di usare falsi bersagli, eccetera). In ambito europeo, sono in prima fila nell’attività di contrasto alle minacce poste dai droni la rete europea dei servizi tecnologici per attività di contrasto (ENLETS); la rete dell’Ue che coordina le unità di polizia e guardie di frontiera negli aeroporti (AIRPOL); la rete dell’Unione europea che riunisce le unità speciali d’intervento (ATLAS); e la rete “alto rischio di sicurezza” della Ue. Una missione complessa dal punto di vista tecnico, ma strategica sul piano della difesa.

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