Multifunzionali e biodiversi: i nuovi modelli di verde urbano
Oltre l’estetica. Da Milano a Singapore, la strategia è adattarsi allo scenario climatico con edifici ecologici, foreste portatili, depavimentazioni estensive
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Portare la natura dove non c’era, con un progetto articolato e innovativo che rilegge i canoni del verde in città. Succede nel flagship store del marchio di arredi outdoor e indoor Paola Lenti, in un’ex area industriale in zona Maciachini, a Milano. Qui al prossimo Salone del Mobile, dal 16 al 21 aprile, verranno presentati sei modelli di verde urbano, scalabili e replicabili. Il progetto è firmato da Pnat, studio di progettazione multidisciplinare formato da architetti, scienziati e ricercatori vegetali, coordinati dal professor Stefano Mancuso (si veda l’intervista a destra).
«È stata l’occasione per ideare e realizzare un progetto davvero fuori standard, che presenta sei habitat con un altissimo livello di biodiversità, perfettamente integrabili in città», spiega Cristiana Favretto, co-founder dello studio. «Generalmente, l’approccio al verde urbano è solo estetico. Questi ambienti invece portano benefici anche al quartiere e a tutte le forme di vita che popolano la città, come gli insetti impollinatori».
Fra le soluzioni proposte spiccano:il bosco edibile, con alberi anche da frutto, piante officinali e funghi, che contribuiranno all’offerta gastronomica dello spazio (che ha al suo interno anche un ristorante e un hotel); il tetto impollinatore, realizzato dall’azienda Daku con un sistema integrato di irrigazione a basso dispendio idrico, che ospiterà oltre 30 specie diverse e servirà da pit stop e rifugio per questi importantissimi insetti. Presenti anche due aree con piante tropicali. «Ha senso puntare su specie più resistenti al cambiamento climatico: la parola autoctona assumerà significati diversi nei prossimi anni», continua Favretto. Infine, un giardino umido, con una vasca d’acqua che ospiterà piante,insetti e piccoli animali e non necessita di filtraggio. «Sarà interessante calcolare – con i sensori che abbiamo sviluppato – tutti i benefici prodotti dalle specie e fare una proiezione a 30 anni. Serve trovare modi sempre nuovi di integrare la natura nel costruito, perché in città non è rimasto altro spazio», conclude.
Gli edifici
Al momento circa il 57% della popolazione mondiale vive in città. Si passerà dagli oltre 4,5 miliardi di persone di oggi ai sei del 2050: la battaglia per la sostenibilità globale si gioca nelle città e va stimolato l’effetto moltiplicatore.
«Dal 2017 i clienti si dimostrano sempre più ricettivi al nostro approccio del verde come miglioramento dell’esperienza di chi vivrà gli spazi e di valorizzazione del portafoglio immobiliare», spiega Stefano Carone – fondatore e managing partner dello studio di architettura Il Prisma. «Il verde è diventato un materiale progettuale al pari degli altri, a cui si dedica oggi fino al 5-6% del budget totale di una riqualificazione negli esterni e fino al 10% per gli interni».Il Prisma propone spesso i rain garden, vasche di accumulo per gestire le acque meteoriche, popolate da piante che assorbono e rallentano i fenomeni di deflusso. È sempre possibile trovare soluzioni per integrare il verde negli spazi, e personalizzarlo secondo l’identità dei committenti. «Nella sede di Lvmh Beauty, a Milano, abbiamo trasformato la terrazza in un giardino lussureggiante tutto l’anno, con un’area dedicata alle erbe aromatiche e una zona prato, dove meditare e fare esercizio. Nella riqualificazione quasi conclusa di via Oglio 12 (Scalo di Porta Romana), un parcheggio è diventato un giardino attrezzato e la facciata sarà una parete verde, a vantaggio di un quartiere molto urbanizzato», conclude Carone.
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