Clima

«Mr President, on climate you are wrong!» Il fisico Buizza contesta Trump: «Il cambiamento climatico è reale, gli effetti globali»

Fra i più accreditati esperti di clima al mondo, lo scienziato italiano interviene sul climate change e sull’urgenza della decarbonizzazione. Italia in ritardo, avverte, e non investe sulla transizione green

di Donata Marrazzo

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«Mr President, on climate you are wrong!». Roberto Buizza, fra i più accreditati esperti di clima al mondo, professore di Fisica alla Scuola universitaria superiore Sant’Anna di Pisa, si rivolge direttamente a Donald Trump dopo le sue affermazioni espresse nel corso dell’ultima assemblea Onu. «Il cambiamento climatico è una truffa? E no, il presidente degli Stati Uniti si sbaglia. Lo dimostrano i report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change che da 54 anni, con il contributo dei massimi esperti a livello globale del sistema terra, chimici, fisici, metereologi, climatologi, oceanografi, riporta i risultati della scienza e aggiorna lo stato delle conoscenze».

Nuvole, ghiacci e oceani ci rivelano lo stato del clima

«Quello che sta succedendo è qualcosa di assolutamente unico», spiega Buizza, che per quasi 30 anni è stato ricercatore del Centro meteorologico europeo, organizzazione intergovernativa fondata nel 1975 e sostenuta da 22 Stati membri. Nell’avanzatissimo polo tecnologico di Reading, a pochi chilometri da Londra, lo scienziato ha sviluppato nuovi sistemi di previsione probabilistica, applicati a fenomeni meteo e alle previsioni stagionali, che risultano ancora oggi i migliori al mondo. «Stimiamo le incertezze, studiando l’atmosfera e le azioni delle nuvole, degli oceani, dei ghiacci. Il nostro pianeta è un sistema complesso, la cui temperatura, negli ultimi 150 anni, ha subito un riscaldamento di un grado e mezzo. Non era mai accaduto prima. La causa è l’uomo, la causa siamo noi».

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Climate change, la causa è l’uomo

I combustibili fossili, il carbone, il gas metano, ma anche lo sfruttamento delle terre con gli allevamenti intensivi e l’uso dei fertilizzanti, hanno prodotto un’altissima concentrazione di gas serra, innalzando il riscaldamento globale: «Tutto sta avvenendo molto velocemente. Il climate change interviene sullo stato del clima, come è evidente dall’analisi delle temperature. Ma comporta anche variazioni locali molto intense, ai Poli come nel Mediterraneo, un mare la cui temperatura è cresciuta due volte quella della media globale. E tutto questo determina anche un aumento dell’intensità e della frequenza di eventi estremi».

Gli effetti globali

È dimostrato dalla scienza ma anche la storia: le economie del dopoguerra sono cresciute rapidamente con il petrolio come fonte energetica dominante. Così, elettricità, trasporti, riscaldamento e industria non ne hanno più potuto fare a meno. «Ormai gli effetti sono globali – continua lo scienziato -. Non solo considerando le temperature, ma anche le variazioni delle precipitazioni e la loro posizione geografica, con regioni come il Corno d’Africa, ad esempio, dove le piogge sono sempre meno. E così nel Sud Italia, in Spagna e in Grecia, dove ci sono chiari segnali di riduzione delle precipitazioni. A essere colpite sono proprio quelle popolazioni che hanno meno risorse e quindi meno possibilità di adattarsi. In genere sono proprio quelle che hanno contribuito pochissimo alle emissioni di gas serra».

Eventi estremi e giustizia sociale

«Ma il cambiamento climatico lo subiscono anche paesi più freddi – aggiunge Buizza - come il Canada o la Russia, che assistono allo scioglimento del permafrost, il suolo gelato della terra». Una questione che diventa anche un problema di giustizia sociale. «Per questo – commenta lo scienziato - sono rimasto scioccato dal discorso del presidente degli Stati Uniti, così egoista e disinteressato al contributo che il suo paese potrebbe dare all’evoluzione della specie umana».

In un libro i segreti del meteo e il clima

Buizza ha approfondito i grandi temi del clima nel libro “Il meteo e il clima” (Carocci editore), partendo dai fenomeni metereologici e da come e perché il clima stia cambiando. «Ho voluto innanzitutto chiarire qual è la differenza tra il meteo, cioè le condizioni atmosferiche giornaliere, e il clima, ovvero le medie su lungo periodo, di cui le concentrazioni di gas serra sono una variabile fondamentale, perché quelle attuali influenzeranno il clima che verrà fra 20, 30 anni. Ho voluto parlare anche dei modelli creati per lo studio dei fenomeni atmosferici, delle previsioni di fenomeni meteo come gli uragani e le alluvioni, e spiegare anche come calcolare il clima che verrà. Negli anni ’80 guardavamo le mappe, ora integriamo osservazioni del globo, equazioni e calcoli, così da rendere i modelli sempre più accurati».

Previsioni meteo con 10 giorni d’anticipo

Oggi, ad esempio, Katrina e Sandy, gli uragani che hanno devastato nel 2005 e nel 2012 vaste aree degli Stati Uniti e altrettanto vaste zone limitrofe (New Orleans, Louisiana, Mississippi e Florida, il primo, la costa orientale degli Stati Uniti, e Giamaica, Cuba, Bahamas, Haiti, Repubblica Dominicana, il secondo) sarebbero prevedibili con 10 giorni di anticipo. «Ma fino a qualche decennio fa - precisa il fisico - le previsioni erano limitate a due o tre giorni prima».

Lobbies e politica ostacolano la transizione

Tecnologie e innovazione a parte, arrivare a zero emissioni tocca interessi enormi, lobbies e politica. «Le compagnie petrolifere sapevano già negli anni ’80 come sarebbe cambiato il clima e nascondevano i risultati dei loro studi. Hanno continuato a promuovere l’utilizzo di combustibili fossili, aumentando l’emissione di gas serra. Ora servirebbero – spiega Buizza - politiche di mitigazione e di adattamento. Come in Germania o in Gran Bretagna. Il discorso di Keir Starmer all’Onu ne è la prova, i suoi obiettivi per il clima sono ambiziosi, energia pulita entro il 2030». Il primo ministro laburista intende, infatti, adottare un sistema di tecnologie per la cattura dell’anidride carbonica prodotta dalle attività industriali o dalla combustione di combustibili fossili (Carbon Capture), prima che venga rilasciata in atmosfera.

Unione Europea lenta, Italia in ritardo (occhio alla Cina)

«L’Unione europea aveva un ottimo programma con il Green Deal, ma molti paesi, tra cui l’Italia, stanno rallentando, sebbene, comunque, le emissioni stiano diminuendo. Anche Francia e Spagna, lentamente, si avviano verso il Fit for 55. L’Italia, invece, se continuerà a non investire non raggiungerà gli obiettivi entro il 2030, nemmeno le zero emissioni nette entro il 2050. Ma le emissioni, in realtà, si possono ridurre - avverte Roberto Buizza - abbiamo le tecnologie e le risorse finanziarie. Decarbonizzare aiuterebbe a stabilizzare il mondo, come dimostra il premio Nobel per la Pace assegnato nel 2007 all’ Intergovernmental Panel on Climate Change. I paesi che oggi stanno pianificando di aumentare le spese militari del 2-3% dovrebbero investire quella percentuale per la decarbonizzazione. La Cina è il paese che sta sorprendendo tutti per la velocità con cui sta riducendo le emissioni di gas serra. Ha capito in anticipo che i processi industriali inquinano troppo. Arriverà all’obiettivo entro il 2050. Oggi è il paese che produce più macchine elettriche, le migliori, e pannelli fotovoltaici che dominano i mercati».

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