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Mps batte le attese, utile a 1,1 miliardi (+25%). Lovaglio: «Supereremo i target»

La banca: «Offerta Intesa? Non remunera abbastanza, no alla frammentazione della rete»

La sede di Mps, in Piazza Salimbeni, a Siena.  ANSA/MATTIA SEDDA EPA

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Mps chiude il primo semestre dell’anno con un utile netto superiore a 1,1 miliardi di euro, in crescita del 25,3% rispetto allo stesso periodo del 2025, numeri che riflettono l’ingresso nel perimetro di Mediobanca.

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Nel solo secondo trimestre il risultato ha raggiunto 610 milioni, con un aumento del 27,3% e oltre le attese degli analisti, ferme a circa 540 milioni. La performance, spiega la banca, è stata sostenuta dall’ulteriore miglioramento della «redditività del core business. I ricavi complessivi si attestano a 1,96 miliardi, con una crescita trimestrale del 3%. Il margine di interesse sale a 1,036 miliardi, l’1,9% in più rispetto a fine 2025. In crescita anche le commissioni nette che raggiungono 618 milioni, segnando un progresso del 2,8%. A trainare la componente commissionale sono soprattutto wealth management e advisory, che fanno segnare una crescita trimestrale del 7,6%. L’indicatore di solidità patrimoniale Cet1 ratio fully loaded sale al 16,3% «con ampio buffer di capitale rispetto ai requisiti regolamentari», pari a «circa 680 punti base», che «consente un’elevata flessibilità strategica».

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Mediobanca vale la metà dei ricavi

I numeri della semestrale mettono in evidenza il peso di Mediobanca, che oramai pesa già quasi la metà del nuovo gruppo. Nel trimestre piazzetta Cuccia contribuisce per 925 milioni ai ricavi consolidati di 1,96 miliardi, quindi circa il 47% del totale. Peso simile (456 milioni su 947 totali) sul risultato operativo netto di gruppo.

Lovaglio: «Con Piazzetta Cuccia supereremo i target»

Intanto, sfumati i dialoghi con BancoBpm relativi a una fusione “alla pari”, la banca resta concentrata proprio sul percorso di fusione di Mediobanca. «Procedono secondo i piani le attività per l’integrazione di Mediobanca, con il completamento previsto nel quarto trimestre», conferma Mps nella trimestrale. «Le nostre reti lavorano molto bene insieme e quindi sulla base di quanto abbiamo visto possiamo prevedere un miglioramento da 100 mln di euro rispetto al target originale» sulle sinergie, aggiunge Lovaglio durante la call. Ciò dà la «ragionevole certezza di poter superare i target fissati per il 2026. La visibilità offerta dagli attuali risultati ci consente così di alzare la guidance per il 2026 per l’utile ante imposte a 3,6 miliardi», dice il manager.

Non esclusa, a questo punto, l’eventuale distribuzione di un dividendo straordinario: «Servono trenta giorni per convocare l’assemblea dei soci, per cui siamo nei tempi: abbiamo tutto il tempo, se vogliamo fare una distribuzione straordinaria di dividendi, se dovessimo prendere questa decisione. Sarà comunque convocata un’assemblea dei soci per la fusione con Mediobanca e sulla base del nostro calendario prevediamo sia nella prima metà di settembre». Confermata la possibilità che Banca Mps decida di dare ai soci un acconto sul dividendo.

Sguardo su «tutte le opzioni strategiche»

E nel contempo, rimane in piedi il processo di analisi delle diverse opzioni strategiche, «secondo un approccio rigoroso e finalizzato alla massimizzazione del valore nel lungo periodo per tutti gli stakeholder. In aggiunta ai financial advisor già designati, Banca Mps si avvarrà anche di Keefe, Bruyette & Woods, A Stifel Company», spiega la banca nella nota.

«Generali? Nice to have»

La partecipazione in Generali resta una delle carte più sensibili nel dossier Mps-Mediobanca. «È nice to have perché rappresenta una fonte di valore e di opzioni strategiche molto importante per il gruppo Mps-Mediobanca. Sembra anche che venga considerata una cosa molto importante da avere anche da parte di altri operatori di mercato: ogni decisione futura verrà valutata nell’interesse degli azionisti di Mps, tenendo in considerazione il valore della quota, il capitale, le implicazioni normative, la strategia di gruppo e le condizioni di mercato», dice il manager interpellato sulla quota nel Leone detenuta tramite Mediobanca.

«No alla frammentazione della rete»

Nel corso della conference call con gli analisti, il ceo di Mps Luigi Lovaglio parla ampiamente della (fallita) trattativa con BancoBpm, dell’Opas di Intesa Sanpaolo e delle opzioni strategiche sul tavolo.

La premessa è che Siena continuerà a «valutare opzioni strategiche» che possano generare un «valore significativo» per azionisti e stakeholder con l’obiettivo di «conservare l’integrità del nostro istituto». Sul tema dell’offerta di Intesa Sanpaolo, che prevede la spartizione della rete Mps con Unipol, Lovaglio si sofferma ampiamente. «Frammentare una rete non crea valore per il Paese. Ecco perché siamo determinati a trovare soluzioni che generino altro valore per tutti gli stakeholder. L’integrità della rete è un fattore fondamentale», dice il banchiere. Che tocca anche il tema della concorrenza, che «resta una fonte fondamentale di innovazione» e «sopravvive grazie alla pluralità di attori». Altrimenti, «la corona potrà anche diventare più grande, ma il regno diventerà più piccolo».

«Opas Intesa? Non remunera abbastanza»

Al centro delle riflessioni del banchiere potentino c’è poi il giudizio sui termini finanziari dell’Opas di Intesa Sanpaolo, che secondo il manager «non sembra remunerare appieno gli azionisti Mps per premio di controllo, sinergie e valore del franchise» con «rischi regolamentari e di execution». Quindi «le osservazioni preliminari pubblicate il 16 luglio rimangono valide».

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«BancoBpm? C’era potenziale ma prendiamo atto della loro decisione»

Quanto al tema BancoBpm, Lovaglio afferma la decisione di interrompere il dialogo è stata comunicata dal Cda di Banco Bpm, quindi «non commentiamo, ma posso dire che non siamo rimasti puri spettatori davanti all’offerta e l’abbiamo analizzata con convinzione perché c’era potenziale per una banca italiana leader di mercato che creava valore per entrambe le banche». Tuttavia «le consultazioni non sono arrivate al punto della valutazione della creazione di valore. Rispettiamo la decisione di Banco Bpm e andiamo avanti», dice il manager. Di certo «oggi non stiamo parlando di nessuna operazione con Banco Bpm, se dovessero emergere opzioni strategiche la valuteremo con la stessa disciplina che abbiamo sempre seguito». Come ho detto alcune rotte si chiudono e altre si aprono. Essendo un navigatore esperto so che i venti possono cambiare, a volte ti spingono e a volte ti riportano al porto di partenza. La nostra responsabilità è essere pronti a sfruttare i venti migliori», aggiunge.

Rotta su Mediobanca


Il ceo difende la strategia costruita attorno a Mediobanca, per cui non è stata ancora convocata l’assemblea. «La nostra strategia ha una logica industriale e una chiara esecuzione», dice, ricordando che il piano prevede «una rilevante creazione di valore» e «una distribuzione cumulativa agli azionisti da 16 miliardi di euro».

E in conclusione, il manager sceglie una formula evocativa per spiegare che lo stop arrivato da Piazza Meda non chiude la strada delle opzioni strategiche. «Come nell’Odissea alcune rotte si chiudono e altre si aprono». E poi una frase sibillina, quasi a lasciare aperta la porta a possibili operazioni strategiche: «Sto pensando se dirvi che ci vedremo a novembre, ma forse ci vedremo prima».

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