Celle a combustibile
La tecnologia più innovativa che il mondo dello shipping sta sperimentando, però, è quella delle fuel cell, le celle a combustibile, le quali sono alimentate a idrogeno che garantisce produzione di energia elettrica rilasciando solo acqua e calore.
«L’uso dell’idrogeno nel marine, però - testimonia Vezzuto - comporta diversi problemi da risolvere. In particolare nello stoccaggio che, nel caso sia liquido, deve mantenere il prodotto a -253°; mentre in presenza di idrogeno compresso occorre tenere una pressione di ben 700 bar. E si parla di volumi di serbatoi molto grandi».
Insomma, aggiunge, «la tecnologia esiste ma bisogna superare la questione dello stoccaggio, senza dimenticare poi la logistica. Ad oggi, infatti, non esistono, né in Italia né nel mondo, terminal in grado di rifornire navi di idrogeno. E le poche applicazioni di fuel cell in ambito marittimo devono essere rifornite con autobotti».
Sull’idrogeno esiste anche il problema della produzione: gli impianti che lo fabbricano hanno bisogno di energia e, per far sì che veramente il ciclo sia green, occorrerebbe che fossero usate, per produrlo, fonti rinnovabili e non fossili. Lo stesso dicasi per le batterie e per altri combustibili come ammoniaca ed etanolo.
Cold ironing
Per consentire alle navi di ormeggiare nei porti senza tenere i motori accesi (che servono a mantenere attivi i servizi quali illuminazione, condizionamento, refrigerazione, cucine e così via) e azzerando quindi le emissioni in banchina esiste anche la tecnica del cold ironing, che consiste nel fornire da terra energia elettrica alle navi, che devono però, al pari dei terminal, essere predisposte per questo servizio (esistono diversi traghetti e navi passeggeri che già lo sono) .