Automobilismo

Motori, debutta sul circuito di Imola il GP di auto a guida autonoma

Il prossimo 5 settembre sul circuito 5 vetture senza pilota guidate da algoritmi. Competizione organizzata dall’Abu Dhabi autonomous racing league A2RL

Cinque squadre universitarie. Due sono italiane e porteranno in pista il Politecnico di Milano e l’Università di Modena e Reggio Emilia,

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Sul circuito dove hanno scritto la storia Senna, Schumacher e i grandi nomi della Formula 1, il prossimo 5 settembre il pilota non ci sarà. A Imola farà infatti il suo debutto internazionale l’Abu Dhabi autonomous racing league, A2RL, la competizione tra monoposto completamente autonome che porta per la prima volta fuori dagli Emirati la sfida tra intelligenze artificiali lanciate a oltre 250 chilometri orari.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Una gara in cui, allo spegnersi del semaforo, gli ingegneri non potranno più intervenire: da quel momento saranno gli algoritmi a decidere quando frenare, quanto spingere, quale traiettoria scegliere sulle Acque Minerali e se tentare un sorpasso oppure rinunciare. È qui che si giocherà la partita.

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Le vetture sono uguali, costruite sulla piattaforma Dallara Super Formula SF23 e trasformate nella EAV-26: circa 500 cavalli, capacità teorica di 300 chilometri orari e sette telecamere. A cambiare è il cervello, quello umano degli ingegneri che costruiscono l’algoritmo. Ogni team sviluppa il software che deve leggere in tempo reale centinaia di segnali, interpretare l’ambiente, prevedere il comportamento delle altre auto e comandare sterzo, freni, cambio e strategia. Ogni giro può generare 500 gigabyte di dati. La differenza tra vincere e perdere sarà dunque in una riga di codice, in una decisione presa un centesimo prima degli altri.

A contendersi la gara di automobili completamente autonome saranno cinque squadre universitarie. Due sono italiane, e porteranno in pista il Politecnico di Milano e l’Università di Modena e Reggio Emilia, le altre saranno la tedesca Tum, la Kinetiz degli Emirati Arabi e la svizzera Constructor.

Il circuito romagnolo non è però il solo tassello d’italianità della sfida, che in realtà parla al cento per cento motor valley: tutte le monoposto nascono su scocca Dallara, l’azienda di Varano de’ Melegari simbolo di ricerca e competizione. Per Imola è un salto simbolico. Un autodromo che ha costruito la propria identità sul motorsport tradizionale diventa ora laboratorio della mobilità del futuro.

«Siamo molto orgogliosi come città e come territorio di ospitare questo evento così importante. Non è solo gara ma laboratorio della mobilità» sottolinea il sindaco Marco Panieri, ricordando come il circuito abbia già investito sulla polifunzionalità, dai simulatori per la guida autonoma alle sperimentazioni sui materiali compositi. «Imola è un circuito che ha fatto la storia» aggiunge, e proprio per questo può diventare il luogo in cui provare a scriverne un’altra.

La scelta non è casuale. L’autodromo Enzo e Dino Ferrari, con i suoi dislivelli, le traiettorie strette, le vie di fuga ridotte e i punti di sorpasso difficili, è l’opposto di un banco prova accomodante. Qui il software dovrà gestire aderenza, posizionamento e rischi sotto pressione continua. Nella stagione 2025 le auto autonome hanno già corso ruota a ruota oltre i 250 chilometri orari e il divario con un pilota professionista si è ridotto in appena un anno da circa 10 secondi a 1,58.

«Portare A2RL a Imola rappresenta una tappa fondamentale della nostra ambizione di costruire il primo campionato internazionale al mondo per monoposto completamente autonome» spiega Stephane Timpano, ceo di Aspire, la divisione dell’Advanced technology research council di Abu Dhabi che si occupa delle grandi sfide tecnologiche. «Il futuro della mobilità deve essere testato in modo aperto, rigoroso e ai limiti della prestazione» sottolinea Faisal Al Bannai, segretario generale dell’istituto emiratino. Imola diventa così il primo capitolo internazionale di una piattaforma che usa il motorsport come acceleratore di ricerca.

Prima della pista c’è stata la simulazione: nella scorsa stagione i team hanno accumulato oltre 5 mila ore di test virtuali, provando sorpassi, incidenti e scenari al limite. Adesso viene la gara vera. E lì, senza joystick né controllo remoto, non resterà che aspettare il verdetto dell’algoritmo. È il passaggio dalla simulazione alla realtà, dove ogni errore smette di essere virtuale.

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