Finanza sostenibile

Mortier (Dpam): «Per le aziende la sostenibilità resta una questione strategica»

La chief sustainable investment officer del gruppo di risparmio gestito Dpam evidenzia gli effetti del cambio di normativa Ue sulla finanza green

di Vitaliano D'Angerio

(Adobe Stock)

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«Le aziende continueranno a gestire i temi legati alla sostenibilità anche se non saranno obbligate a elaborare il rendiconto previsto dalla normativa Ue. È una questione strategica». Ophelie Mortier è chief sustainable investment officer del gruppo di risparmio gestito Dpam, tra i più specializzati sugli investimenti sostenibili.

Trump ha mandato in soffitta la sostenibilità ma questa situazione non è stata causata anche da un’eccessiva regolamentazione da parte dell’Unione Europea?

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È vero, c’è stata una eccessiva regolamentazione. Nel 2018, l’agenda della finanza sostenibile Ue era mossa da buone intenzioni. Tuttavia, il modo in cui è stata implementata ha creato problemi. Le tempistiche errate in particolare: il disallineamento tra diversi regimi normativi non ha reso la vita facile agli addetti ai lavori.

La direttiva Omnibus rimuove l’obbligo di rendicontazione di dati dettagliati per la maggioranza delle aziende. Le stime da sole saranno sufficienti?

Dpam non è del tutto allineata con il mercato per quanto riguarda la semplificazione della direttiva Omnibus. Siamo contrari all’eliminazione degli indicatori specifici per settore. Ogni settore ha bisogno di informazioni ad hoc; i dati quantitativi ci aiutano perché danno un valore più scientifico. Se le informazioni non sono verificate, c’è un problema di accuratezza. E poi voglio aggiungere un elemento importante.

Prego.

Da un punto di vista regolamentare, la responsabilità finale su qualità e accuratezza dei dati forniti dai provider ricade interamente sull’asset manager, una circostanza non comune.

Una domanda sulle armi. Come valuta la decisione della Commissione Ue di permettere ai fondi sostenibili di investire in armi nucleari? Cosa farà Dpam?

È una questione politicamente difficile. Per Dpam, le armi nucleari e non convenzionali sono completamente escluse da tutte le strategie di investimento, in conformità con i rilevanti quadri normativi internazionali, compresa la Convenzione di Ottawa. Investiamo nella Difesa attraverso i fondi “mainstream”, tradizionali, ma non con quelli che hanno l’etichetta sostenibile. Esiste poi una confusione normativa. Da un lato ci chiedono di finanziare la Difesa, dall’altro la Sfdr (la normativa sulla trasparenza della finanza sostenibile, ndr) impone salvaguardie sociali minime e indicatori sugli impatti negativi in materia di diritti umani. Come si fa a conciliare tutto ciò?

Molti fondi hanno rinunciato all’etichetta Esg, dicendo che la sostenibilità era solo una moda.

Forse l’Esg era una moda per alcuni, ma noi a Dpam abbiamo sempre fatto ciò che dicevamo. Non abbiamo dovuto cambiare il nome dei nostri fondi perché siamo sempre stati trasparenti sui nostri obiettivi, sulle esclusioni e sull’engagement.

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